Niente più beneficenza: Bruxelles impone a Kiev riforme per avere i soldi
Coi 90 miliardi del prestito UE la pacchia per Kiev sembrava ricominciata. E invece la festa non ci sarà, perché non vi saranno più finanziamenti a pioggia dall’esito incerto o ambiguo. Nelle intenzioni di Bruxelles, prima di ricevere altri soldi l’Ucraina dovrà applicare riforme rigorose per adeguarsi agli standard continentali. Saranno scontenti quelli che finora prosperavano nella mangiatoia parastatale.
La prima tranche
Il mega prestito da 90 miliardi di euro giungerà suddiviso in parti. Da Bruxelles promettono la prima tranche la settimana prossima, ma senza rivelare a quanto ammonterà. E intanto discutono su quali riforme imporre a Kiev. Il lettone Valdis Dombrovskis, eurocommissario per l’Economia, ha dichiarato che le trattative con le autorità ucraine sono “in fase avanzata” a proposito delle condizioni che dovranno accettare per beneficiare del “programma di assistenza macrofinanzaria”. A sua volta, il commissario per l’Allargamento Marta Kos ha sottolineato come l’Ucraina dovrà proseguire nel suo percorso di riforme se vorrà godere ancora dell’elargizione dei fondi UE. Ma questo percorso per Kiev ora si fa in salita, perché le riforme obbligatorie diventeranno più stringenti e soprattutto impopolari, facendo sentire ai cittadini tutti i lati negativi dell’essere membri UE. E i vertici ucraini capiranno di essere a tutti gli effetti dipendenti da Bruxelles.
Le riforme richieste
Le prime riforme che condizioneranno l’ottenimento dei tanto agognati 90 miliardi toccheranno il regime fiscale delle piccole e medie imprese. Oggi hanno delle corsie preferenziali con riguardo alle imposte, mentre per essere davvero “europee” dovranno sottostare all’IVA del 20%. Lo scopo a lungo termine delle richieste-imposizioni della UE è fare in modo che un giorno il Paese possa sostenersi da solo e non essere più un pozzo nero che ingoia i soldi dei contribuenti europei. Il problema per Kiev è che a Bruxelles si sono svegliati proprio quando pure il Fondo Monetario Internazionale insiste sui cambiamenti normativi e sulla loro effettiva applicazione. Infatti è in ballo un finanziamento da 8 miliardi di dollari: Kiev lo vorrebbe subito, per poi fare le riforme domani. Il Parlamento ucraino ha infatti già mancato di approvare le nuove norme alla scadenza di marzo. Ora si vedrà cosa farà per la tranche di giugno.
Controllo politico
Zelensky dunque non ha fatto in tempo a celebrare l’approvazione del prestito da 90 miliardi che deve immediatamente far digerire le cattive notizie ai suoi parlamentari. Ormai sa che se vuole restare in sella dovrà accettare qualunque condizione imposta da Bruxelles. Adesso sta cercando di guadagnare tempo, cosa che sta facendo già dal 2024, quando è scaduto il suo mandato presidenziale. Ma Bruxelles sanno benissimo che quei miliardi non andranno tutti a beneficio del Paese, ma finiranno nelle tasche di amici e compari. Per motivi politici non possono accusarlo né biasimarlo pubblicamente, dunque provano a mettergli lacci e laccetti per contenerlo sul piano normativo, andando ormai verso il controllo politico. A Zelensky comunque sta bene svendere la nazione alla UE, se questo è il prezzo per continuare a godere dei privilegi dell’essere al comando.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


