Smartphone, social e salute mentale: così il mondo sta perdendo i suoi adolescenti

Smartphone, social e salute mentale: così il mondo sta perdendo i suoi adolescenti

12 Maggio 2026 0

C’è una generazione che non ha conosciuto cabine telefoniche, pomeriggi irreperibili o amicizie costruite suonando al citofono. È cresciuta con uno schermo acceso in mano, con una notifica come primo buongiorno e un algoritmo come compagno quotidiano. Una generazione connessa ventiquattr’ore su ventiquattro, teoricamente più vicina al mondo che mai, ma che paradossalmente si scopre sempre più sola, più fragile, più ansiosa. E oggi i numeri raccontano qualcosa che non può più essere liquidato come un semplice cambio di abitudini: siamo davanti a una vera emergenza sanitaria, educativa e sociale, che dagli ospedali pediatrici alle scuole, dalle famiglie ai governi, sta ridisegnando il volto dell’adolescenza contemporanea.

A Torino, il campanello d’allarme è diventato ormai un dato clinico. In poco più di dieci anni gli accessi in pronto soccorso per crisi psichiatriche, autolesionismo, tentativi suicidari e disturbi comportamentali tra adolescenti sono passati da poco più di duecento casi l’anno a oltre milleseicento. Un aumento che sfiora il 600% e che gli specialisti non considerano più un’anomalia post-pandemica, ma il segnale di una trasformazione profonda, strutturale.

La crisi psicologica al Salone del Libro di Torino

È da qui che parte la riflessione promossa dall’Ordine dei Medici di Torino, che il 15 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino porterà al centro del dibattito il tema “Crescere con lo smartphone in mano”. Il quadro emerge dai dati del progetto internazionale HBSC – Health Behaviour in School-aged Children – coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e pubblicato nel 2025.

In Italia l’uso problematico dei social riguarda il 13,5% degli adolescenti, poco più di uno su otto. In Piemonte la percentuale è del 12,4%, ma il dato diventa ancora più significativo osservando la componente femminile: tra le ragazze di tredici anni una su cinque, il 20,5%, presenta già comportamenti compatibili con una forma di dipendenza digitale. Non semplice utilizzo frequente, ma incapacità di interrompere la connessione, bisogno compulsivo di controllare notifiche e contenuti, irritabilità quando si è offline, interferenze con sonno, studio e relazioni personali.

Parallelamente peggiora la percezione della propria salute. Se a undici anni una ragazza piemontese su tre definisce il proprio stato fisico e mentale “eccellente”, a diciassette anni questa quota precipita al 12%. Ancora più impressionante il dato relativo ai sintomi psicosomatici: tra le quindicenni e le diciassettenni l’85% riferisce almeno due disturbi — insonnia, mal di testa, irritabilità, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione — più volte alla settimana. E quasi una su tre dichiara di sentirsi sola con frequenza.

Numeri che, osservati da Torino, raccontano un fenomeno locale. Ma guardati nel contesto internazionale, descrivono qualcosa di molto più grande.

L’Europa scopre la fragilità della generazione digitale

Il rapporto europeo HBSC pubblicato dall’OMS nel 2024, costruito su oltre 280 mila adolescenti di 44 Paesi, mostra una crescita costante dell’uso problematico dei social. Sei anni fa la media europea si fermava al 7%; oggi è salita all’11%. Tradotto: in ogni classe europea di venticinque studenti, almeno tre mostrano indicatori compatibili con una dipendenza digitale.

L’Italia si colloca stabilmente sopra la media continentale, più vicina ai livelli registrati nel United Kingdom e in Spain, dove il fenomeno coinvolge circa un adolescente su sei, che ai Paesi del Nord Europa. In Finlandia, Norvegia e Danimarca, infatti, la quota resta sotto l’8%, segno che la diffusione della tecnologia non basta da sola a spiegare il fenomeno. Secondo l’OMS, fanno la differenza programmi scolastici di alfabetizzazione digitale, regole familiari più strutturate e una maggiore cultura del tempo offline.

Anche in Europa il fattore di genere è costante: il 13% delle ragazze presenta indicatori di uso problematico dei social, contro il 9% dei maschi.

Negli Stati Uniti la crisi è già diventata sanitaria

Se in Europa il tema è ancora oggetto di dibattito educativo, negli United States è ormai trattato come una priorità sanitaria nazionale.

Secondo l’ultimo rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention, quattro adolescenti americani su dieci dichiarano di aver sperimentato nell’ultimo anno sentimenti persistenti di tristezza o disperazione. Tra le ragazze il dato supera il 57%. Un adolescente su cinque riferisce di aver seriamente pensato al suicidio, mentre nella popolazione femminile si arriva quasi a una ragazza su tre.

Molti studiosi collocano il punto di svolta attorno al 2012, l’anno in cui smartphone personali, connessioni permanenti e piattaforme visuali come Instagram hanno iniziato a entrare stabilmente nella vita quotidiana degli adolescenti. Lo psicologo sociale Jonathan Haidt parla apertamente di una “riconfigurazione dell’infanzia”:

Abbiamo sostituito l’infanzia basata sul gioco con un’infanzia basata sullo schermo.

Secondo Haidt, il prezzo di questa trasformazione si misura in sonno ridotto, attenzione frammentata, minore resilienza emotiva e dipendenza dall’approvazione sociale.

Torino, il caso Regina Margherita e l’esplosione delle emergenze psichiatriche

All’incontro del Salone interverrà Antonella Anichini, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Regina Margherita, che presenterà uno dei dati più significativi raccolti negli ultimi anni.

Tra il 2010 e il 2012 gli accessi annuali in pronto soccorso per crisi psichiatriche, comportamenti autolesivi o tentativi suicidari si attestavano attorno ai 230 casi. Oggi hanno superato quota 1.600. Un aumento che supera il 600% e che segue una traiettoria osservata anche in Germany, France e Canada, dove i ricoveri psichiatrici in età adolescenziale sono più che quadruplicati nell’ultimo decennio.

Uno studio pubblicato da The Lancet Psychiatry ha inoltre osservato che un’esposizione superiore alle quattro ore quotidiane di smartphone si associa a un rischio di sintomi depressivi superiore del 70% rispetto ai coetanei meno esposti.

Social, corpo e disturbi alimentari: l’altra faccia degli algoritmi

Al Salone sarà presente anche Laura Dalla Ragione, tra i massimi esperti italiani di disturbi della nutrizione. Un tema centrale, se si considera che le più recenti ricerche dell’University of Cambridge mostrano come quasi due adolescenti europee su tre si confrontino quotidianamente con immagini corporee idealizzate sui social.

Quasi una su due dichiara di sentirsi peggio con il proprio corpo dopo l’uso di piattaforme come TikTok o Instagram, mentre il rischio di sviluppare comportamenti alimentari disfunzionali cresce di circa il 40% nelle utenti più esposte.

Il cervello adolescente e la trappola della dopamina

Sul piano neuroscientifico, gli studi della Harvard Medical School mostrano che notifiche, like e scrolling attivano i circuiti dopaminergici con meccanismi sorprendentemente simili a quelli delle dipendenze comportamentali.

La psichiatra Anna Lembke parla di “economia della dopamina” e avverte: il cervello adolescente, ancora in fase di sviluppo, è particolarmente vulnerabile alle ricompense intermittenti e imprevedibili. Il risultato può essere una riduzione progressiva della capacità di tollerare noia, attesa, frustrazione e silenzio.

La vera sfida non è spegnere gli smartphone

Gli specialisti torinesi lo ripetono con chiarezza:

Le nuove tecnologie rappresentano strumenti straordinari ma richiedono adulti capaci di accompagnare i più giovani nella costruzione di senso e identità.

Perché nel 2026 la domanda non è più quanti adolescenti abbiano uno smartphone. La risposta è semplice: praticamente tutti. La vera domanda è chi li sta accompagnando mentre crescono dentro quel mondo.

Marco Fontana
marco.fontana

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