L’Ungheria non fornirà armi all’Ucraina nemmeno con Magyar al governo
Con la sconfitta di Orbán alle elezioni di aprile qualcuno temeva che Budapest si piegasse completamente ai desiderata di Kiev e di Bruxelles. E invece il nuovo primo ministro Péter Magyar ha dichiarato qualche giorno fa che non intende fornire armi all’Ucraina.
Il rifiuto di Magyar
Il nuovo governo ungherese ha già dato l’assenso al mega prestito da 90 miliardi a favore di Kiev e ha espresso disponibilità a supportarne gli sforzi di adesione all’Unione Europea. Ma sulla questione delle forniture belliche Budapest resta inamovibile anche col successore di Orbán. Magyar lo ha detto con la massima chiarezza e ne ha informato il segretario generale della NATO Mark Rutte. Come da lui stesso postato su X, all’incontro di Bruxelles in cui hanno discusso i dettagli del prossimo summit dell’Alleanza ad Ankara e hanno parlato delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz, Magyar gli ha comunicato che l’Ungheria non darà armamenti o attrezzature militari all’Ucraina.
Ungheria, ruolo piccolo nella NATO
Il suo Paese tornerà ad essere “un partner affidabile nell’alleanza militare più forte al mondo”. Tuttavia, il suo governo ha deciso di mantenere le restrizioni sull’assistenza militare a Kiev, pur ritenendola vittima dell’aggressione russa e ammettendone il diritto a difendere l’integrità territoriale. Magyar asserisce inoltre che la cooperazione dell’Ungheria con la NATO resta per il momento limitata alla partecipazione alla missione di peacekeeping in Kosovo. Rutte ha riconosciuto che i soldati ungheresi stanno compiendo bene il loro dovere nell’ambito di tale incarico.
Divieto di prodotti agricoli ucraini
C’è anche un altro punto che delude chi si attendeva una svolta europeista totale del dopo-Orbán. Il governo Magyar ha infatti confermato il blocco alle importazioni di molti prodotti agroalimentari ucraini, tra cui grano, miele, uova e vino. La concorrenza di Kiev è considerata scorretta perché gli ucraini non devono rispettare gli standard qualitativi europei e pericolosa per il mercato interno perché i loro prodotti costano molto meno. I timori dell’Ungheria sono condivisi pure dalla Polonia, dalla Romania e da altri Paesi membri della UE, nei quali gli agricoltori scendono periodicamente in piazza per protestare contro l’afflusso delle merci ucraine.
La questione della minoranza magiara
Orbán aveva rallentato il percorso di adesione di Kiev alla UE anche perché Zelensky non gli dava le garanzie che voleva sul rispetto della minoranza magiara. Vi sono infatti circa 150mila ungheresi etnici che vivono in Ucraina, dei quali la maggior parte nella regione della Transcarpazia. Con l’elezione di Magyar oggi il vicepremier ucraino Taras Kachka si dice speranzoso in un cambio di atteggiamento da parte di Budapest. Nel frattempo il dialogo intergovernativo è ripreso.
L’ambasciatore ungherese ha detto che il suo Paese è pronto a impegnarsi in colloqui produttivi e la nuova vicepremier Anita Orbán ha assicurato che il governo non metterà più blocchi. Lo stesso Magyar ha manifestato un cauto ottimismo in merito, ma insiste per ottenere garanzie per i diritti linguistici e civili della comunità ungherese. Inoltre ha dichiarato che solo con progressi positivi in questo senso darà il suo benestare all’adesione di Kiev all’Unione Europea. Un portavoce governativo ha comunicato che qualora vengano fatti tali progressi il premier sarebbe pronto a incontrare Zelensky già ai primi di giugno proprio in Transcarpazia, nella città di Berehove (Beregszász).

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