Kiev, rapporti sfaldati fra governo e parlamento. Deputati timorosi e intimoriti non votano le riforme chieste dall’Occidente
La Verkhovna Rada sta vivendo una crisi prolungata che rischia seriamente di trasformarsi in paralisi istituzionale. Ci sono infatti da sbloccare pacchetti di aiuti per miliardi di dollari da parte delle organizzazioni occidentali e mondiali, le quali però chiedono che determinate riforme vengano approvate. Ed è qui che la politica ucraina è finita in un vicolo cieco.
Qualche legge passa, altre no
In un recente esempio di conflitto fra presidenza e potere legislativo, nella seduta del 25 marzo il Parlamento ha adottato alcune norme proposte dagli stessi deputati, ma ne ha bocciata una sostenuta da Zelensky e dal Consiglio dei Ministri. Qualche giorno prima in un’intervista Andriy Motovylovets, vicecapo del gruppo parlamentare di Sluha Narodu (SN), il partito di Zelensky, aveva spiegato che era andato perso il loro zoccolo duro, quei deputati su cui il governo poteva sempre contare per far passare le sue misure. Sulla carta non ci sarebbero problemi e in effetti finora era andato quasi tutto bene: la maggioranza necessaria è di 226 voti e il partito conta 228 seggi, ma secondo Motovylovets restano solamente 111 deputati disposti a votare sempre e comunque nel modo richiesto dalla presidenza.
I deputati sono riluttanti
Il problema per Zelensky è che i deputati sono riluttanti a votare le riforme “lacrime e sangue” che chiedono in Occidente, perché hanno capito che poi i cittadini se la prenderebbero anche con loro. La deputata di SN Anastasia Radina spiega che il governo si accaparra i meriti per i provvedimenti graditi agli ucraini, per esempio quelli a favore dello welfare, ma getta sul Parlamento la responsabilità morale di misure come l’aumento delle tasse. Non solo, secondo un esponente (anonimo) dell’ufficio presidenziale le leggi raccomandate dal Fondo Monetario Internazionale, oltre ad essere altamente impopolari, non avrebbero poi nemmeno un effetto positivo particolarmente grande sulle finanze pubbliche.
Secondo un altro deputato di SN, Mykyta Poturayev, il governo difetta di comunicazione perché non annuncia le sue iniziative legislative in maniera chiara ed esaustiva, anzi spesso lo fa a ridosso della scadenza, lasciando così pochissimo tempo per la lettura e la discussione. Ed ecco che molti deputati decidono di votare no.
Carenza di comunicazione e disciplina
Il politologo ucraino Volodymyr Fesenko sostiene che una delle cause principali della crisi sia proprio la scarsità di comunicazione fra il governo guidato da Yulia Svyrydenko e la Verkhovna Rada, oltre alla diminuzione dell’influenza dell’ufficio presidenziale. In altre parole, come asserisce il deputato di Solidarietà Europea Volodymyr Ariev, è diventato più difficile per Zelensky controllare il Parlamento, perché il capo dello staff non è più colui che con le buone e con soprattutto le cattive teneva sotto pressione i deputati e li obbligava alla fedeltà e alla disciplina politica.
Era Andriy Yermak, uscito di scena lo scorso novembre a seguito di numerose inchieste di corruzione. Il suo sostituto Kyrylo Budanov, ex capo dei servizi segreti, pur con un curriculum di tutto rispetto per quanto riguarda i metodi poco ortodossi con cui ottenere risultati, non ha la medesima presa sulla politica ucraina perché finora l’ha tralasciata, dedicandosi invece alla politica estera e ai negoziati di pace.
Corruzione
E non si deve dimenticare un altra ragione per la quale i deputati oggi hanno timore di votare sia a favore che contro qualunque provvedimento: le già citate inchieste sulla corruzione, che negli ultimi mesi hanno decapitato ministeri ed enti vari. Ben 41 parlamentari sono ancora indagati per reati di vario tipo legati alla tangentopoli di Kiev. Sia questi che i loro colleghi di maggioranza si sono sentiti quasi traditi o comunque non abbastanza protetti da quell’ufficio presidenziali che avevano servito con abnegazione oppure sotto la pressione ricattatoria di Yermak. Altri ancora accusano proprio le agenzie anti-corruzione che sono molto popolari presso i cittadini, il NABU e il SAPO, le quali avrebbero “destabilizzato” il loro lavoro legislativo e reso la Verkhovna Rada incapacitata a funzionare regolarmente.
Le riforme richieste dall’Occidente
Sono tante le riforme che vengono chieste oggi a Kiev e molte di esse sono radicali. Si prendano ad esempio le nuove imposte per far uscire dal nero l’economia nazionale o le modifiche al sistema giudiziario. E soprattutto la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale. Queste ed altre norme sono piuttosto impopolari, compresa la tassa sui servizi digitali e sui pacchi dall’estero. Il loro scopo è di ottenere la prossima tranche dei prestiti dell’FMI, prevista per giugno. Ma è difficile che il Parlamento approvi tutto entro quella scadenza.
Proprio qualche giorno fa la commissaria UE per l’Allargamento Marta Kos ha inviato una lettera al presidente del parlamento ucraino nella quale evidenzia il ruolo della Verkhovna Rada nell’aiutare il Paese ad ottenere i fondi necessari al suo sostentamento. La Commissione Europea ha presentato 11 provvedimenti che l’Ucraina dovrà adottare per far avanzare la sua richiesta di adesione alla UE. Le dovrà approvare in modo rapido e senza intoppi proprio per dimostrare la volontà di diventare Paese membro e per attrarre gli agognati finanziamenti, che potrebbero arrivare ad un totale di 4 miliardi di euro.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


