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L’Estonia chiude alla Cina e apre a Taiwan

Il Riigikogu, il Parlamento unicamerale dell’Estonia, ha approvato un disegno di legge per il divieto di utilizzo delle tecnologie della compagnia cinese Huawei sulle reti estoni. La legge, votata a larga maggioranza, recepisce con un ritardo di un anno le direttive UE in tema di comunicazioni elettroniche e contiene diverse misure rilevanti: consente la competizione di mercato sulle bande di frequenza 5G, specifica quali debbano essere le caratteristiche di utilizzo di hardware e software nel rispetto della sicurezza nazionale e infine armonizza le norme sui diritti dei consumatori inerenti i tradizionali servizi telefonici e quelli moderni di messaggistica, quali Whatsapp e Viber. Nelle intenzioni del legislatore estone questa legge aumenterà i diritti dei consumatori, perché obbliga i fornitori del servizio a presentare ai futuri clienti informazioni pre-contrattuali e un riassunto del contratto, al fine di evitare fraintendimenti sui punti essenziali, indicando subito la durata del servizio, le tariffe e le condizioni di rinnovo e recessione.

A inizio dicembre, i premier delle tre Repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania si recheranno a Taipei per l’Open Parliament Forum, un convegno dedicato alle sfide dei Paesi democratici nel mondo post-pandemico, e in occasione dell’evento incontreranno la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen. Al Forum andranno anche alcuni parlamentari estoni, tra cui Jüri Jaanson, che incontrerà anche il primo ministro taiwanese Su Tseng-chang. Jaanson, ex canottiere di livello olimpico e deputato dal 2011 per il Partito Riformatore, ha dichiarato che l’Estonia potrebbe seguire l’esempio della Lituania nel permettere a Taiwan, Stato riconosciuto solamente da quindici Paesi del mondo, di aprire a Tallinn un centro culturale ed economico che somiglia di fatto a un’ambasciata. Ed è proprio per questo motivo che la Cina ha recentemente declassato le relazioni diplomatiche con la Lituania, colpevole di aver lasciato che Taiwan vi aprisse l’ufficio di rappresentanza con il nome dell’isola e non con quello di Taipei, violando così il principio dell’unità nazionale a cui Pechino tiene molto. L’Unione Europea accetta il principio Una sola Cina, ma i Paesi membri hanno rapporti commerciali e politici abbastanza flessibili con Formosa, senza comunque riconoscere ufficialmente alla Repubblica Cinese (ovvero Taiwan) lo status di Paese indipendente e sovrano. Al momento, l’interscambio Estonia-Taiwan ammonta a circa 50 milioni di euro, ma Jaanson ritiene che gli investimenti reciproci possano aumentare. L’esperto di relazioni internazionali Frank Jüris ritiene che i rapporti con Taiwan possano arrivare al punto di far abbandonare all’Estonia il formato di cooperazione “16+1” che coinvolge da un lato la Repubblica Popolare Cinese e dall’altro i Paesi dell’Europa centrale e orientale. Fino a poco tempo fa il formato era denominato “17+1”, ma proprio la Lituania ne è uscita togliendo così una cifra. L’Estonia ha già ridotto al minimo la sua partecipazione all’iniziativa e la sua uscita sarebbe un’azione concreta e non solamente di pura retorica verso l’aggressività cinese rivolta su Formosa. Proprio la fermezza e magari anche l’unità dei Paesi UE possono prevenire un eventuale attacco militare all’isola. L’analista sostiene l’utilità di tale posizione in quanto la deterrenza verso la Cina permette agli USA di mantenersi impegnati in Europa per contenere l’espanionismo russo. Se invece la Cina intensificasse la sua pressione su Taipei o addirittura l’attaccasse, gli Stati Uniti dovrebbero distrarre le loro forze verso l’Asia, lasciando maggiori spazi di manovra a Mosca, da cui Tallinn si sente minacciata.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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