I drusi nella morsa: tra piani americani, Israele e al-Jolani. L’allarme di Bassam Doueih

I drusi nella morsa: tra piani americani, Israele e al-Jolani. L’allarme di Bassam Doueih

6 Agosto 2025 0

A due settimane dall’inizio del cessate il fuoco mediato da USA e Giordania, un convoglio di aiuti umanitari ha raggiunto la provincia di Suwayda. La città a maggioranza drusa nel sud della Siria è stata dal 13 luglio teatro di sanguinosi scontri tra beduini e drusi, che si sono protratti per una settimana e che hanno causato la morte di oltre mille persone.

Le Nazioni Unite avvertono che nella regione la situazione umanitaria resta critica, tanto che nei giorni scorsi si sono svolte diverse proteste in alcuni centri della provincia. Ad al-Qurayya, Shahba, al-Kafr, Arman e al-Jneineh i cittadini hanno intonato slogan come “Sacrifichiamo l’anima e il sangue per Suwayda”, “Suwayda libera, abbasso l’autorità terrorista”, “al Jolani è un terrorista”, “Suwayda è assediata, al Jolani esci fuori”. Hanno quindi chiesto la revoca dei presidi militari imposti dal neo presidente siriano Aḥmad al-Sharaa. I manifestanti affermano che ciò ha portato a una grave carenza di medicinali e di generi alimentari essenziali come il pane e il latte in polvere. La scarsità di carburante ha aggravato una situazione già al limite: manca l’elettricità e gli ospedali faticano a far funzionare i generatori.

Che cosa abbia realmente acceso la miccia degli scontri, che per otto giorni hanno insanguinato le strade di Suwayda, ce lo spiega Bassam Doueih, uno dei più noti scrittori drusi libanesi, che è stato anche portavoce di Walid Jumblatt, principale leader della comunità drusa. Dopo la Siria, il Libano è la nazione col maggior numero di drusi, 350mila, divisi sul sostegno di Israele ai loro parenti e amici nel Paese Levantino. Ufficialmente, i raid israeliani su Suwayda e Damasco sono serviti a proteggerli dalle violenze, in considerazione del fatto che lo Stato ebraico ospita 150mila drusi, il 3% dei quali è arruolato nell’IDF, le Forze armate israeliane.

Infobio - La Biografia dell'intervistato Bassam Doueih
Infobio – La Biografia dell’intervistato Bassam Doueih

– Alla luce dell’ultima escalation a Suwayda, quali sono le vere cause della tensione tra drusi e beduini?

– La mia prima osservazione è che, purtroppo, questa escalation potrebbe non essere l’ultima. La situazione resta complessa e lascia presagire conseguenze dolorose. A meno che non si trovi una soluzione politica, che oggi però non sembra essere all’orizzonte. Non si tratta di un conflitto tra drusi e beduini, sia chiaro. Il conflitto in Siria è molto più profondo e la sua causa storica risiede nello scontro per il controllo della Siria. Sappiamo bene che da molti anni – soprattutto dall’inizio dei grandi eventi del 2011 – l’Occidente a guida americana e in collaborazione col sionismo fascista cerca di controllare tutta la Siria.

Vuole saccheggiarne le ricchezze e usarla come parte del suo progetto in linea con quello del “Grande Israele”, promosso dall’estrema destra israeliana di cui oggi Netanyahu è il leader. Dico chiaramente che questo progetto occidentale-americano, in alleanza con quello israeliano, ha interesse a frammentare la Siria in entità settarie e a mantenere in funzione la macchina di morte nel Paese, per estenderla a tutto il Medio Oriente.

– Oltre al rapimento del commerciante druso, la questione non riguarda anche lo sconfinamento dei terreni agricoli da parte dei beduini?

– Credo sia doveroso precisare che esistono sì antichi problemi tra drusi e beduini nella zona di Jabal al-Arab, nota anche come Jabal al-Druze (Montagna dei Drusi) nel sud della Siria. Ma son sono questioni irrisolvibili, anche se talvolta degenerano in scontri sanguinosi per controversie legate appunto ai terreni agricoli. Sono comunque dissidi che non hanno una dimensione politica o settaria. Invece oggi vengono strumentalizzati proprio a livello politico e, cosa ancora più grave, in chiave settaria.

– Per favore, ci spieghi meglio.

– Nego categoricamente che il conflitto sia realmente tra drusi e beduini. Il vero conflitto risiede nel pensiero religioso sunnita estremista, guidato da Abu Mohammad al-Jolani, o Ahmad al-Sharaa, come preferisce farsi chiamare, che si presenta come presidente della Siria transitoria. La prova di quanto affermo è che, prima dell’esplosione degli eventi nel Jabal al-Arab, questi gruppi estremisti avevano già preso di mira cristiani, alawiti e curdi. Avevano alzato slogan settari estremisti e ostili, emettendo fatwa di morte e di spargimenti di sangue. Dunque, il problema non è tra drusi e beduini in quanto comunità vicine.

– E allora come va intesa la questione?

– È uno scontro fra un potere che si è imposto dopo la caduta del regime fascista di Bashar al-Assad e un altro regime analogo basato sull’estremismo religioso, che tenta di costruire uno Stato sunnita mono-confessionale escludendo gli altri. A questo punto va sottolineato un fatto che molti forse ignorano. Abu Mohammad al-Jolani, prima molto vicino a Abu Bakr al-Baghdadi, spostandosi in Siria ha fondato e guidato Jabhat al-Nusra, poi Hay’at Tahrir al-Sham e altri gruppi simili. È in quel contesto che ha approvato un documento – insieme ad al-Baghdadi – che prevedeva l’eliminazione di tutte le minoranze siriane. Queste riguardavano specificamente drusi, alawiti, cristiani, ismailiti, sciiti, curdi, yazidi. È un piano noto che questi gruppi stanno mettendo in atto con determinazione.

Nel frattempo, i progetti americani e israeliani si intersecano con quelli turchi. Ankara vuole espandere la sua influenza politica e geografica in Siria. Oggi è in atto una competizione evidente tra interessi turchi e israeliani per stabilire le linee rosse delle rispettive sfere di influenza. Per i drusi, che sono una comunità araba e musulmana, la vera “sfortuna” è quella di trovarsi in una zona geografica che Tel Aviv considera fondamentale. Un corridoio che intende controllare, a partire da Naqoura nel Sud del Libano, passando per Jabal al-Sheikh (Monte Hermon), Suwayda in Siria (il cuore del percorso), fino al deserto siriano che si estende verso l’Iraq e l’Eufrate. Gli israeliani lo chiamano “il corridoio di Dimona”. Ne vogliono il dominio per tracciare i confini del “Grande Israele”, sfruttare le posizioni strategiche militari e appropriarsi delle acque del fiume.

Così, la malasorte dei drusi è di abitare proprio in quel punto cruciale. Mentre al-Sharaa sta eseguendo i piani di USA e Israele. La storia ci insegna che questi piani non si realizzano se non con il sangue, che viene versato sotto slogan settari. Questo è ciò che è accaduto da quando è stata scatenata l’istigazione in nome del sunnismo contro drusi, sciiti e alawiti. Pertanto, la questione ha radici storiche profonde, ma allo stesso tempo implicazioni future molto pericolose.

– Quindi, dietro a tutto questo ci sarebbero ragioni strategiche..

– Il progetto israeliano è ciò che guida il bagno di sangue, spingendo gli arabi – siano essi drusi o no – a disperare della situazione e cercare protezione da qualsiasi parte essa venga. E la difesa regionale attualmente disponibile, sostenuta da Stati Uniti e Occidente, è quella fornita da Israele. Una situazione estremamente complessa che non ha alcuna prospettiva di soluzione all’interno dell’attuale quadro del Medio Oriente.

– Un’analisi profondamente inquietante…

– Faccio parte dell’élite libanese e araba di sinistra e, anche se sono druso, possiedo una visione ampia e aperta, che va oltre la mia appartenenza confessionale. Credo che le soluzioni non saranno mai a favore degli arabi, a meno che essi non cambino i loro approcci e non si uniscano per difendere la loro terra, il loro onore e la loro dignità. Ma attualmente, nei Paesi arabi non si intravede alcun segnale che indichi questa direzione.

Marina Pupella
MarinaPupella

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