Eurodeputata ungherese Borvendég: difendiamo l’identità culturale, proteggiamo i bambini dall’indottrinamento. A Bruxelles l’ideologia prevale sul realismo economico, ma le nazioni e le tradizioni contano ancora

Eurodeputata ungherese Borvendég: difendiamo l’identità culturale, proteggiamo i bambini dall’indottrinamento. A Bruxelles l’ideologia prevale sul realismo economico, ma le nazioni e le tradizioni contano ancora

24 Aprile 2026 0

Zsuzsanna Borvendég è un’eurodeputata ungherese del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane. Eletta nel 2024 col partito Mi Hazank Mozgalom (Movimento Patria Nostra), è autrice di libri di storia moderna ed è stata ricercatrice presso l’Istituto di Studi Ungheresi (Magyarságkutató Intézet). Inoltre ha ricevuto la Croce di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica ungherese. Strumenti Politici le ha chiesto un commento sulle recenti elezioni politiche a Budapest, dalla quali è uscito vincitore Péter Magyar, lo sfidante del premier Orbán. Con 6 seggi, il suo partito Mi Hazank si è affermato come terza forza politica nazionale migliorando il risultato del 2022.

Manifesto elettorale di Mi Hazank

– Il Suo partito Mi Hazánk ha consolidato la base di consenso ed è diventata la terza forza politica dopo quelle di Magyar e Orbán. Cosa potrete fare ora per il Paese?

– Anzitutto grazie per il vostro interesse per l’Ungheria e per la posizione di Mi Hazánk. Il risultato che abbiamo ottenuto è la conferma di una chiara e stabile esigenza degli ungheresi verso una forza genuinamente nazionale, sovranista e patriottica. E diventare la terza forza politica del Paese rafforza la nostra legittimazione politica sia in casa che nel Parlamento Europeo. Cosa ancor più importante è che grazie a noi vi sarà nella nuova legislatura una voce salda nella vita pubblica magiara, che rifiuta sia le pressioni globaliste sia le false alternative. Il nostro ruolo nell’arena interna sarà di opporci a qualunque governo che agisca contro la sovranità dell’Ungheria e contro la sua stabilità sociale, la sua sicurezza energetica o gli interessi delle famiglie, degli agricoltori e dei lavoratori ungheresi.

– Qual è l’atmosfera a Bruxelles adesso? La Commissione è contenta della vittoria di Magyar?

– A Bruxelles ovviamente molti nell’establishment UE hanno salutato la vittoria di Magyar con sollievo e persino con entusiasmo. Ursula von der Leyen ha pubblicamente elogiato il risultato come “una vittoria delle libertà fondamentali”, mostrando chiaramente quale sia l’umore nella Commissione. Al tempo stesso, però, ci andrei piano con le interpretazioni semplicistiche: se è vero che Bruxelles preferiva politicamente tale esito, il problema di fondo è che nell’Europa Centrale e Orientale stiamo assistendo all’aumento dei cosiddetti nuovi “partiti-progetto”. Sono quelle formazioni costruite praticamente dal nulla nel giro di qualche mese, ma aventi già delle strutture altamente professionali e un forte supporto mediatico, allo scopo di farle rapidamente salire al governo. Vediamo elementi di tale fenomeno non soltanto in Ungheria, ma anche altrove nella regione.

– La chiusura dell’oleodotto Druzhba sarà permanente oppure c’è la possibilità per l’Ungheria di continuare a rifornirsi di risorse energetiche dalla Russia? Con la guerra in Iran e la crisi sociale e industriale in Europa, Bruxelles potrebbe cambiare il suo atteggiamento verso il gas e il petrolio di Mosca?

– Ritengo che nessuno oggi possa in piena responsabilità dire che la chiusura del Druzhba sia permanente. E infatti, come ha riferito Reuters il 17 aprile, lo stesso Magyar ha dichiarato che l’oleodotto potrà già riaprire la prossima settimana, e Zelensky ha reso noto che l’impianto dovrebbe tornare ad essere operativo per la fine di aprile. Perciò la questione non è tanto di tipo tecnico, ma politico, cioè se l’Europa abbia o meno la volontà politica di mantenere un accesso razionale a un’energia a buon prezzo. Persino con la crisi in Medio Oriente e le ovvie conseguenze di carattere industriale e sociale dovute a un’energia costosa, non mi aspetto che Bruxelles modifichi il suo corso tanto velocemente, perché l’ideologia troppo spesso prevale sul realismo economico. Tuttavia, la pressione della realtà sta aumentando e prima o poi diventerà impossibile da ignorare.

– Con Magyar al potere cambierà l’atteggiamento ungherese verso l’Ucraina? Il sostegno UE a Zelensky si rafforzerà sul piano finanziario e militare?

– Il cambio di governo a Budapest potrebbe rendere più agevole a livello decisionale il supporto finanziario di Bruxelles, perché la sconfitta di Orbán ha rimosso il più forte avversario che Kiev aveva dentro l’Unione Europea rispetto a una serie di istanze. Come fa notare Reuters, il risultato elettorale spiana la strada al prestito da 90 miliardi già promesso all’Ucraina. Al tempo stesso, Magyar ha affermato di non appoggiare il percorso breve di Kiev per l’adesione alla UE, bensì vorrebbe che la cosa venisse decisa da un referendum. Dunque, credo che il supporto dell’euroburocrazia verso Zelensky potrebbe diventare più facile, ma ciò non significa necessariamente che tutte le principali questioni strategiche vengano sistemate così. In Ungheria ci sono ancora delle forze politiche come Mi Hazánk che rifiutano l’escalation senza fine e rivendicano una politica basata sulla pace, sul realismo e sull’interesse nazionale.

– Al Parlamento Europeo Lei è membro della Commissione Cultura e Istruzione. Per cosa combatte oggi a Strasburgo?

– Per quanto riguarda il mio lavoro di europarlamentare, la mia battaglia in Commissione Cultura e Istruzione si concentra sulla difesa dell’identità culturale europea, sulla resistenza alla pressione ideologica nella scuola e sui media, sulla protezione dei bambini e sull’opposizione all’uso della cultura come mezzo di indottrinamento politico. Considero essenziale difendere le competenze nazionali in ambito della politica sull’istruzione e sulla cultura. Infatti non si tratta solamente di questioni tecniche, bensì di elementi centrali della sovranità e della continuità di una civiltà. In un senso più ampio, il mio lavoro a Strasburgo consiste nel rappresentare quegli europei i quali credono che le nazioni, le tradizioni e l’autodeterminazione democratica contino ancora.

Intervento all’Europarlamento

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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