Il cancelliere Merz: Kiev ceda territori per sperare in adesione UE
Con le sue dichiarazioni pubbliche, il cancelliere Merz si è reso protagonista del panorama internazionale degli ultimi giorni. Dopo aver fatto infuriare Trump con le frasi sugli americani “umiliati” dall’Iran e privi di strategia, ha fatto venire il mal di pancia anche a Zelensky. Ha infatti citato uno dei temi che il presidente ucraino non vuole nemmeno toccare, cioè l’eventualità di una cessione di territori alla Federazione Russa.
Su questo punto, la delegazione ucraina al tavolo trilaterale con gli USA è sempre stata inamovibile: il Donbass non sarà mai riconosciuto come russo, tanto meno la Crimea, nemmeno a fronte dell’evidente controllo materiale e giurisdizionale che Mosca vi esercita da anni. E invece, parlando a una platea di studenti, il capo del governo tedesco ha ipotizzato che l’Ucraina scenda finalmente a compromessi con Mosca per firmare un accordo di pace.
Dunque, Zelensky dovrà lasciare i territori già presi dai russi e che “non sono più ucraini”. In questo modo otterrebbe la possibilità che il Paese divenga un giorno un membro a pieno titolo dell’Unione Europea. Può chiedere ai suoi cittadini se siano d’accordo e farlo tramite un referendum, suggerisce Merz. Sarebbe qualcosa di positivo, dice, perché potrebbe in questo modo spiegare loro che la giustificazione per l’abbandono dell’integrità nazionale è “l’aver aperto per loro la strada verso l’Europa”.
Ma niente facili entusiasmi, aggiunge. Un’adesione rapida è esclusa, almeno finché il Paese è in guerra e finché non si adegua agli stringenti parametri legislativi ed economici fissati da Bruxelles. Zelensky diceva che l’Ucraina sarebbe diventata membro il 1º gennaio 2027, ipotesi già in precedenza bocciata dai tedeschi. Merz lo delude un’altra volta, asserendo che “persino la data del 1º gennaio 2028 non è realistica”.

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