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Alla scoperta di “Tempo – Il Sogno di uccidere Chronos”, il nuovo lavoro di Guido Tonelli, capace di provocare un brusco risveglio in ognuno di noi

“Tempo, il sogno di uccidere Chronos” pubblicato in primavera e presentato, tra le varie manifestazioni, anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, il nuovo lavoro di Guido Tonelli è stato annunciato dall’autore come il secondo capitolo di una trilogia dedicata ai grandi temi, quelli più profondi, che hanno attraversato la storia ed il pensiero dell’uomo.

E così, dopo il grande successo ottenuto con “Genesi. Il grande racconto delle origini”, l’attenzione si focalizza ora sul Tempo, una delle questioni sulla quale l’umanità si interroga da millenni, da quando, cioè, realizzando la nostra presenza in un contesto meraviglioso, con il sole, le stelle, i cieli, i fiumi, i mari, le montagne, in cui tutto è ritmato, tutto è ciclico e tutto si riproduce ad eccezione dell’uomo, abbiamo compreso la fragilità propria della condizione umana.

Laddove tutto è ciclico, l’essere umano può essere paragonato ad una retta che ad un certo punto viene spezzata. Per alcuni secoli, inebriati dal successo delle scienze, ci siamo illusi di poter sfuggire all’inevitabile appuntamento. La storia del pensiero ha conosciuto pagine di altissimo valore a riguardo; basti pensare alla forte contrapposizione che ha visto confrontarsi i seguaci della tradizione illuministica e neopositivistica con i maestri dell’esistenzialismo; basti pensare alle lacerazioni che hanno attraversato la filosofia di Nietzsche, Heidegger e Sartre.

In modo molto più prosaico, possiamo dire che un brusco risveglio è stato causato da un minuscolo virus. Il tempo che scorre, che scandisce, quello che i greci chiamavano Chrònos, è una delle grandi questioni, genera angoscia e frustrazione; parimenti, ci ricorda Tonelli, da questa inquietudine sono scaturite cose meravigliose, come le grandi architetture di pensiero, i sistemi filosofici e le credenze religiose, l’arte e la scienza.

Come si manifesta il tempo? Su questa domanda Tonelli ha sviluppato un approfondito ragionamento,ripercorrendo anche le tappe raggiunte dalla scienza. Sul concetto di tempo si sono interrogati gli antichi greci, da Parmenide a Platone; contributi di rilievo sono arrivati poi dai padri della Chiesa, a partire da Sant’Agostino. Per circa quattro secoli, la risposta è stata rappresentata dal concetto di “tempo assoluto”: Newton dal punto di vista scientifico e Kant da quello filosofico lo hanno definito come un orologio imperturbabile, il cui ticchettio era slegato dagli avvenimenti. Questo approccio è stato patrimonio comune e condiviso da scienziati, pensatori e gente comune. La scienza moderna afferma, invece, cose profondamente diverse. Einstein, in modo del tutto casuale ed inconsapevole, con le teorie sulla relatività scardina i concetti di spazio e di tempo: la rottura del paradigma è radicale, il tempo assoluto si rompe e si frantuma in una miriade di piccoli orologi, lo spazio ed il tempo non sono più sistemi di riferimento indipendenti, ma sono intrinsecamente connessi, lo “spazio/tempo” non è più una struttura immateriale, ma può essere deformato da “massa/energia”. Le conseguenze di questo cambio di paradigma non sono state ancora del tutto sviscerate, analizzate e comprese dagli scienziati come dall’immaginario collettivo, ma la portata è evidente. Virtualmente, in ogni punto dell’universo può esserci un tempo diverso. 

Per millenni – ci dice Tonelli – abbiamo ignorato tutto questo.  Ci siamo cullati nell’illusione, velata di arroganza, di essere al centro di un meccanismo perfettamente congegnato. Con i nuovi e sempre più potenti mezzi, gli scienziati stanno perlustrando l’universo, hanno scoperto le particelle elementari, gli elettroni ed i protoni, hanno individuato muoni, raggi cosmici, quark, il bosone di Higgs, l’antimateria, hanno potuto elaborare nuove teorie sull’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Quel che è certo è che con le nuove prospettive, con distanze così vaste, il concetto di “adesso” assume un valore assai relativo, in quanto la nostra nozione di tempo non funziona nel mondo delle grandi distanze. Con la scoperta dei buchi neri, poi, sono state osservate zone misteriose nelle quali il tempo svanisce: c’è ancora molto da studiare, ma la concentrazione di materia potrebbe essere tale per cui la curvatura spazio-tempo sembra poter perdere di significato. Un concetto ostico anche da comprendere, ma che fa vacillare i principi della fisica moderna. 

Il professor Tonelli a Torino ha concluso la sua presentazione con una battuta: “Abbiamo fermato il tempo? Abbiamo ucciso Chronos, ma in punti talmente infernali da cui è meglio stare alla larga”.

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Nato a Milano nel 1980. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte come responsabile dell’Ufficio Legislativo di un Gruppo consiliare. Collaboratore parlamentare per circa un decennio, è stato responsabile della segreteria dell’Assessorato all’Ambiente, Difesa del Suolo e Protezione Civile della Regione Piemonte dal 2010 al 2014. E’ affascinato dai viaggi e dalla montagna, oltre che lettore appassionato di romanzi storici, manuali di filosofia e saggi di attualità.

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