I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Una regione in subbuglio. La caduta di Kabul vista dalla Libia, ne parliamo con Ali Hamouda

Cresce la preoccupazione per il sostegno che i Talebani potrebbero trovare tra i gruppi estremisti a livello internazionale e soprattutto in Nord Africa, dove le giovani democrazie combattono già contro il terrorismo e l’emergenza di gruppi jihadisti. Un caso particolare è la Libia, dove il processo di unificazione dell’establishment militare sta ottenendo buoni risultati, ma dove le istituzioni sono ancora deboli per via della mancanza di legittimità non essendo passate attraverso il voto. Scopriamo differenze ed eventuali aspetti su cui la propaganda islamista potrebbe fare leva in Libia con il Dr Ali Hamouda, uno dei maggiori esperti in conflict resolution, già consulente delle Nazioni Unite ed osservatore delle dinamiche in Libia per l’implementazione di progetti a sostegno del dialogo e delle comunità locali.

Infografica – La Biografia dell’intervistato Ali Hamouda

Come vedono i libici la presa di Kabul da parte dei talebani?

“Innanzitutto va detto che ci sono diverse opinioni sugli eventi in Afghanistan nell’opinione pubblica in Libia. Alcuni islamisti supportano davvero i Talebani, soprattutto coloro che credono nell’applicazione della legge della Sharia in Libia. Ecco perché festeggiano la presa di Kabul da parte dei Talebani e la ritirata delle truppe USA dal Paese. Ma questi rappresentano una minoranza della società libica. Poi ci sono dei piccoli gruppi di resistenza che dicono di combattere per il proprio Paese, che prendono l’Afghanistan come un esempio. Questi gruppi guardano soprattutto al fatto che i Talebani, dopo così tanto tempo, oltre venti anni, ora hanno vinto. Ma la maggioranza dei libici sono contro il terrorismo e vedono i talebani come un gruppo estremista e radicale. Sono realmente preoccupati per l’impatto che la ritirata di NATO e Stati Uniti comporta, lasciando l’Afghanistan in questo casino”.

Il controverso Mufti al Ghariani come altri islamisti in diversi paesi arabi ha celebrato la “liberazione” dell’Afghanistan dall’Occidente, invitando la Libia e le nazioni arabe a fare altrettanto, che effetto hanno queste parole tra i libici e in nord Africa?

“Le parole del Mufti al-Ghariani intacca i giovani libici che la vedranno come una vittoria dei Musulmani contro i Kafir, gli infedeli, dopo tanti anni. Allo stesso tempo, gli islamisti e i gruppi estremisti in Libia si sentono soddisfatti. Vedere l’ascesa dei Talebani rialza il loro morale e infonde loro speranza. Inoltre riavvia la discussione tra islamisti e secolaristi come è avvenuto nel 2012. Dopo la caduta dell’Afghanistan in mano ai Talebani questi discorsi sono ricominciati e hanno preso la scena pubblica nelle ultime due settimane”.

Abbiamo visto che l’esercito di Kabul si è “sgretolato” rapidamente. La Libia attualmente non ha un vero esercito nazionale, non ti spaventa? come procede il processo di unificazione dell’establishment militare?

“I due casi sono diversi e non vedo affatto che le due situazioni siano equiparabili. Il popolo libico ha combattuto il terrorismo da solo. Dopo la guerra, ha ottenuto qualche sorta di sostegno internazionale, ma non allo stesso livello del supporto ricevuto dagli Afghani. Anche nella lotta al terrorismo, la situazione in Afghanistan e in Libia è molto diversa. Entrambe le parti, i combattenti dei due schieramenti in Libia hanno combattuto contro Daesh. Lo abbiamo visto in Sirte con l’operazione Al Buniyan Al Marsus dove i combattenti hanno dimostrato grandi abilità e capacità nel combattere al terrorismo. Allo stesso modo, a Bengasi, Derna, e nel sud della Libia, l’LNA ha dimostrato al mondo di poter combattere i terroristi nonostante il poco supporto da parte della Comunità Internazionale. I libici sono in grado di combattere il terrorismo e per questo non siamo preoccupati della possibilità che un gruppo estremista possa prendere il controllo del Paese come è avvenuto in Afghanistan. Riguardo al processo di unificazione dell’establishment militare, credo davvero che i membri del Comitato Militare Congiunto (JMC 5+5) stiano davvero lavorando come dieci, come un solo gruppo. Ma ci sono davvero molte sfide che devono affrontare. Il problema non sono solamente i membri delle due parti che sono pronti a collaborare, ma il conflitto libico ha assunto una dimensione internazionale, quindi dobbiamo ricordare che ci sono attori che stanno facendo resistenza e rallentando questo processo. Ma spero che usciremo presto da questo stallo, soprattutto se la Libia riuscirà ad andare al voto, perché credo che l’unificazione dell’esercito non potrà avvenire senza avere un solo Governo eletto legittimamente. La mancanza di legittimità ha permesso alle forze straniere e ai mercenari di infiltrarsi nelle istituzioni libiche, ma quando avremo un solo presidente credo che tutto sarà più semplice e vedremo le cose procedere più velocemente”.

Non c’è il rischio che la situazione precipiti anche in Libia se gli attori coinvolti come Russia e Turchia partiranno senza creare le giuste condizioni?

“Queste forze in Libia stavano combattendosi l’un l’altro al fianco delle parti interne, non come in Afghanistan dove gli Americani stavano sostenendo l’esercito di Kabul contro i Talebani. Ma noi in Libia abbiamo Wagner ed altri gruppi di mercenari tra le fila dell’LNA, combattendo con l’LNA. Dall’altra parte, abbiamo i Turchi che sono saltati sulla scena dopo l’accordo raggiunto con Fayez al-Serraj e che hanno combattuto per respingere le forze dell’LNA. Perciò oggi non c’è motivo per entrambe le parti per restare in Libia. La guerra è finita, abbiamo un cessate il fuoco. I mercenari e le forze straniere non hanno e non stanno fermando la guerra. L’unico problema è la fiducia tra le due parti. I Wagner o i Russi non se ne andranno senza essere sicuri che i Turchi faranno lo stesso e viceversa. Inoltre, per quanto riguarda i mercenari africani, la loro partenza graduale o in una sola volta non avrà un impatto negativo sui Paesi vicini. Questi gruppi, a differenza dei combattenti schierati da Russia e Turchia, non hanno una tale organizzazione per programmare una uscita graduale. La Comunità Internazionale non dovrebbe preoccuparsi della loro uscita ma raggiungere accordi con i loro Paesi di provenienza, i cui Governi come Sudan e Chad temono di subire attacchi da parte di queste bande armate. Ecco, la Comunità Internazionale dovrebbe trovare una soluzione per i loro problemi, organizzare un dialogo, e risolvere i loro problemi pacificamente per il loro ritorno in patria. Non spetta alla Libia fare questo o garantire un loro ritorno graduale nei Paesi di provenienza”.

Come l’immagine degli Stati Uniti e della NATO ne esce da questa esperienza afghana? 

“L’uscita degli Stati Uniti e della NATO in questo modo, dopo venti anni, e dopo tutti questi sforzi da parte degli Americani, generalmente parlando mostra due cose: la prima è che gli Stati Uniti possono distruggere un Paese, ma non possono ricostruire una Nazione; la seconda è che dopo tutto il supporto fornito, gli Stati Uniti possono abbandonare in qualsiasi momento e senza preavviso qualsiasi Istituzione o Governo alleato. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla fiducia in Washington da parte dei paesi alleati o che seguono le strategie americane”.

Gli stessi aerei oggi a Kabul, erano a Tripoli nel 2011. Anche in quel caso Nato e Stati Uniti hanno partecipato all’aggressione contro la Libia, abbandonando poi i libici dopo la caduta di Gheddafi. Sono solo errori di calcolo o una strategia di destabilizzazione?

“Il fatto che vediamo gli stessi aerei non significa nulla secondo me, ma solo il fatto che arrivano probabilmente da qualche base in Medio Oriente. Sicuramente quanto sta accadendo può suggerire l’interpretazione dell’intervento statunitense mira a stabilizzare altri Paesi ed ottenere dei vantaggi per Washington. Alcuni hanno questa lettura del ruolo Americano nel conflitto internazionale. Per quanto riguarda la Libia non credo che possiamo applicare questa lettura, in quanto le rivolte in Libia sono iniziate dalla popolazione contro il regime Gheddafi, ottenendo successivamente il sostegno internazionale. Credo che la situazione in Libia sia frutto di errori di calcolo da parte degli Americani. La maggior parte dei Paesi europei stanno lottando economicamente e non hanno le capacità per sostenere i libici nel costruire il proprio Paese. Credo che i Democratici hanno compreso questo e che il loro ritorno al potere sia un’occasione per correggere gli errori compiuti in passato”.

L’Europa è preoccupata per le ondate di migranti dall’Afghanistan ora, più che dalla Libia. Che cosa accadrà?

“Il problema dei migranti dall’Afghanistan sono una responsabilità diretta dei Paesi che sono intervenuti in Afghanistan nel 2001. Coloro che stanno scappando e temono il ritorno dei Talebani è perché hanno collaborato con la Comunità Internazionale nella costruzione di uno stato moderno in Afghanistan, nella lotta all’estremismo, o nel settore della cooperazione e degli aiuti umanitari. Tutto ciò dal punto di vista dei Talebani ha aiutato la colonizzazione, gli infedeli. Ecco perché oggi sono in pericolo. Riguardo alle ondate migratorie dalla Libia, l’Europa ha la responsabilità diretta verso quei Paesi di origine da cui i migranti provengono. Anziché spendere tutti questi soldi in Europa, nei confini europei, o finanziando la Guardia Costiera Libica, avrebbe dovuto finanziare progetti nei Paesi africani di origine per dare una speranza a questi popoli di poter vivere a casa loro. Credo che se avessero speso queste risorse nei Paesi di origine, avrebbero ottenuto risultati migliori”.

La Libia ha anche legami con l’Afghanistan, diversi membri del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) hanno combattuto in Afghanistan. Chi sono questi personaggi e che ruolo giocano oggi in Libia?

“Nonostante non condividiamo gli stessi valori con gli islamisti ed in particolare con il Libyan Islamic Fighting Group né una visione comune su come costruire il nostro Paese, dato che sono inclini all’uso della violenza per far prevalere le loro opinioni, dobbiamo chiarire che il LIFG non sono stati coinvolti nella guerra civile i Afghanistan, ma solo contro l’Unione Sovietica. Solo Al-Qaeda e Osama Bin Laden hanno sostenuto e combattuto al fianco dei Talebani, Ma alcuni attori del LIFG vediamo che stanno celebrando la vittoria dei Talebani come Hassan Issadi ed altri, entusiasti per quello che loro definiscono come la sconfitta dell’America. Ciò pone molte domande sull’ideologia del LIFG. Hanno dimostrato ancora una volta di non credere nei valori di democrazia, rispetto dei diritti umani ed in particolare nei diritti delle donne. Il LIFG ha avuto un ruolo in Fajr Libia (Alba Libica) e nella guerra del 2019, con Abdel Hakim Belhadj ricevendo sostegno da altri Paesi per alcune milizie coinvolte nel conflitto. I loro media inoltre promuovono una dialettica contro l’LNA e sostenendo le milizie, in particolare quelle islamiste”.

Condividi questo post

Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password