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Tra progetti e sfide, la situazione in Libia secondo Mohamed Hamuda

“Mentre noi parliamo, nel mondo succedono tantissime cose. Lo vediamo con la guerra in Ucraina che sta minando la stabilità dell’Europa. Il presidente del Consiglio libico, Abdel Hamid Dabaiba, ha sempre incoraggiato questo tipo di iniziative nella convinzione che questi incontri servano a rafforzare le relazioni tra i popoli e gli Stati. La situazione nel mondo ha preso una piega estremamente negativa: inflazione, disoccupazione, insicurezza alimentare. La causa di tutto questo potrebbe essere la presenza di conflitti molto lontani dal Mediterraneo, ma noi siamo colpevoli perché non abbiamo avuto la giusta attenzione alle sfide che affrontiamo oggi a tempo debito. Il Mediterraneo rappresenta solo l’1% dei mari nel mondo, ma in questo bacino relativamente piccolo abitano mezzo miliardo di persone. Rappresenta il 25% del commercio globale e il 10% del PIL internazionale. Ma se guardiamo agli scambi commerciali, troviamo che solo 1/3 del totale avvengono tra i Paesi del Mediterraneo, i restanti due terzi sono scambi con Paesi fuori dall’area, spesso molto lontani. Ci sono altri Paesi che non appartengono alla regione che hanno già iniziato ad investire. Cito, per esempio, la Cina che, se fino a pochi anni fa investiva una decina di miliardi nell’area, ora investe centinaia di miliardi”. Ha aperto così il suo discorso nella Sala Nassirya del Senato, martedì 26 luglio, il portavoce del Governo libico di Unità Nazionale, Mohamed Hamuda, intervenendo alla conferenza ‘Strade per la stabilità del Mediterraneo, una prospettiva dalla Libia’. 

Progetti energetici e commerciali

 “La mancanza di collaborazione tra Paesi vicini li ha indeboliti, mentre potrebbero essere più forti collaborando tra loro. La Libia ha una posizione strategicamente importante, soprattutto alla luce della rinnovata ricerca di fonti di approvvigionamento energetico a livello globale. Dico la verità – ha affermato Hamuda – noi libici siamo colpevoli del mancato sviluppo del nostro Paese negli ultimi dieci anni. Ma ora dobbiamo investire, dobbiamo cooperare. Per esempio nel campo dei porti marittimi che non lavorano al massimo delle loro capacità. Ci sono porti che stanno lavorando ad una capacità di 14 milioni di tonnellate. Questi potrebbero diventare la porta dell’Africa verso l’Europa. Da qui possiamo trasportare in Europa prodotti energetici e materie prime, importando dall’Europa altre merci finite di cui abbiamo bisogno e che attualmente acquistiamo da altri Paesi. Il Governo di Unità Nazionale sta esaminando la realizzazione di un progetto terrestre da Qatrun, in Libia, ad Agadez in Niger. Questa strada nel deserto potrebbe inaugurare una nuova rotta non solo per il trasporto di prodotti energetici o materie prime, ma anche per il commercio tra Africa ed Europa”.

Energie rinnovabili

Riguardo alle energie rinnovabili come il fotovoltaico il portavoce ha spiegato che “nonostante la loro importanza, la Libia sta ancora investendo nelle fonti fossili, con l’obiettivo di portare la produzione petrolifera a 3 milioni di barili al giorno. È molto importante che i Paesi vicini ed amici che hanno aziende specializzate nel settore dell’Oil e Gas vengano da noi così da sostenere lo sviluppo anche di altri settori. Incoraggiamo soprattutto le aziende italiane ad investire in Libia nel settore delle rinnovabili come ha fatto la francese Total sviluppando un progetto fotovoltaico dalla capacità di 500 MW. Anche l’italiana Eni sta progettando una centrale ad energia solare con la capacità da 10MW, a Rubiana, nel deserto libico. Questi progetti oltre a rafforzare la stabilità del Paese hanno numerosi risvolti positivi in termini occupazionali e di sicurezza”

L’immigrazione, un peso enorme per il Governo

La Libia oggi soffre della mancanza di sicurezza dobbiamo tutti cooperare per giungere alla stabilità del Paese. Se guardiamo alla popolazione e non alle risorse della Libia, che Dio ci ha donato, la situazione demografica nel sud e nord del Mediterraneo vediamo che nei Paesi della costa meridionale l’età media potrebbe arrivare a trent’anni, mentre nei Paesi della costa settentrionale c’è una vita prospera e il ricambio generazionale trae vantaggio anche dall’immigrazione regolare”. Ha indicato il funzionario, ribadendo che “l’immigrazione deve essere vista come una sfida da utilizzare a nostro vantaggio. La Libia è un Paese di transito così come l’Italia. Nei numeri tuttavia la Libia sostiene il peso maggiore, ospitando centinaia di migliaia di migranti oltre a quelli che vengono respinti in mare e ricondotti in Libia. È un peso enorme per il governo che non riesce a gestire questi numeri. Serve una maggiore collaborazione per gestire questa crisi. La maggior parte dei migranti sono giovani alla ricerca di una vita e di un lavoro migliore. Questo è un loro diritto. Queste problematiche non devono essere affrontate con la forza, ma attraverso la cooperazione, la creazione di nuovi posti di lavoro che permettano a questi giovani di guadagnare uno stipendio che consenta di avere un tenore di vita, non uguale, ma che almeno si avvicini a quello condotto dai loro coetanei nei Paesi a nord del Mediterraneo. Dobbiamo guardare ai giovani migranti come risorse e non soltanto come un problema. Non so se siamo in ritardo o in anticipo ma dobbiamo lavorare insieme per lo sviluppo e il benessere di entrambe le sponde del Mare nostrum. Abbiamo bisogno di amici leali con cui lavorare insieme e che non si concentrino soltanto sulle sfide negative”.

Cooperazione nel fascicolo migratorio

“Ci sono due modi per affrontare l’immigrazione, il primo riguarda lo sviluppo dei Paesi d’origine e il secondo riguarda i Paesi di transito”. Ha proseguito il portavoce del Governo libico di Unità Nazionale, indicando che “l’immigrazione è un fenomeno storicamente naturale tra i Popoli. E’ così da secoli. Quello che non è naturale è il rischio di morire in mare o nel deserto che affronta chi sceglie di abbandonare il proprio Paese. Questo è indicativo delle sofferenze che queste persone soffrirebbero restando nel loro Paese. Dunque è un obbligo di tutti i Paesi aiutare i Paesi di origine. Per quanto concerne i Paesi di transito chiediamo una maggiore collaborazione tra Stati per salvare vite in mare attraverso la missione Eunavformed Irini e la formazione della Guardia Costiera libica e la fornitura di mezzi e strumenti necessari per le autorità libiche nel portare avanti tali azioni. Infine è necessario incoraggiare il lavoro delle organizzazioni internazionali impegnate nel ritorno in sicurezza dei migranti al loro Paese d’origine. La gestione dei flussi migratori è un peso imponente che un solo Paese non può affrontare da solo”. 

Sfide di sicurezza

Riguardo alla situazione della sicurezza in Libia, Hamuda ha dichiarato: “Il dossier della sicurezza in Libia si riflette su tutti i settori della vita dei cittadini e sulle relazioni con i Paesi vicini. Le sfide sulla sicurezza non sono nate oggi con il Governo di Unità Nazionale ma sussistevano prima dell’insediamento del nostro esecutivo. Sono problemi che si sono accumulati nel corso degli anni, dallo scoppio della rivoluzione nel 2011 ad oggi. Non affrontare questo problema specifico in modo serio, anche con la collaborazione di Paesi amici, ha complicato la situazione. Ci sono delle speranze. Se guardiamo alla situazione securitaria in Libia dal 2011 ad oggi sono stati fatti numerosi progressi, abbiamo affrontato la più massiccia presenza dell’Isis in Nord Africa, vincendo questa sfida grazie anche al sostegno dei Paesi alleati. Dopo il conflitto a Tripoli nel 2019, siamo giunti all’accordo di cessate il fuoco che ancora regge, grazie anche agli sforzi del comitato militare congiunto (JMC 5+5). Ulteriori progressi sono stati compiuti nella formazione di polizia e dell’esercito che si attengono alle regole e alla disciplina militare. Il Governo di Unità Nazionale ha fornito i mezzi necessari per l’addestramento di questi giovani e continua a portare avanti questi sforzi atti a garantire la sicurezza dei cittadini e sostenere lo sviluppo del Paese. È necessario analizzare il problema in maniera più ampia. Il Governo sta facendo tutto il possibile per unificare le formazioni armate in tutto il Paese, nonostante la sofferenza vissuta dalla popolazione per le circostanze attuali. Abbiamo bisogno di tempo per unificare l’establishment militare, ma non è impossibile”.

Elezioni

“In Libia non c’è un conflitto tra Est ed Ovest. La Libia è una, un unico popolo unito. Quindi stiamo parlando di un conflitto politico per il potere in assenza di istituzioni forti che amministrano il Paese, a cui si aggiunge l’intervento di potenze straniere che sostengono alcune parti nell’imporsi su altri senza passare dalle elezioni”. Ha insistito il portavoce, aggiungendo che “queste personalità vogliono realizzare i loro interessi personali senza passare dalle urne. I libici hanno ribadito il loro desiderio di andare al voto. Quasi tre milioni di persone si sono iscritte nel registro elettorale ed erano pronte per andare a votare. Un numero grande considerata la popolazione libica. Il Primo Ministro e il Governo di Unità Nazionale hanno sempre lavorato per accompagnare i libici al momento elettorale. Stiamo aspettando le indicazioni del capo dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale (HNEC), Emad Al-Sayeh, per poter andare alle urne”. Concludendo, ha detto: “se qualcuno pensa che il nostro Governo possa ostacolare il processo elettorale, questo non è vero. Continuiamo a lavorare le elezioni: stiamo fornendo il materiale necessario, cercando di raggiungere la stabilità del Paese come condizione necessaria allo svolgimento di elezioni”.

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