La finanza e i “crimini contro l’umanità”
La Storia ha sempre presentato violenze e drammi fatti da imperatori, dittatori e regimi politici sanguinari come un elenco infinito di tragedie e di stermini di massa. L’uomo non è un essere mansueto, scriveva Freud. Di fronte a queste disgrazie si è formata nel tempo una maggiore coscienza. Alla fine della Seconda Guerra mondiale venne costituito il Tribunale speciale di Norimberga per giudicare i crimini di guerra del nazionalsocialismo e dei suoi tragici attori. Tale processo, nell’affermare i crimini di guerra come crimini contro l’umanità, è stato una pietra miliare nella ricerca di una forma di giustizia che freni gli eccessi dell’animo umano, sempre continuati ma spesso colpevolmente dimenticati quando lontani dagli interessi prevalenti.
Un’arma non convenzionale
Esistono anche forme di oppressione e distruzione di massa che sono più intangibili nelle loro manifestazioni. Tuttavia, la dolosità evidente di queste forme di oppressione nasconde la mano e la responsabilità di chi le commette. Nella finanza, tali mani sono nascoste da schermi di infinite società fantasma collocate in paradisi fiscali spesso inagibili. La finanza dietro questi schermi diventa una forma di arma bellica non convenzionale con effetti destabilizzanti su Paesi e collettività, che genera povertà e disuguaglianze inaccettabili.
Forse è giunta l’ora di domandarsi se questa finanza e chi la manovra si possano considerare un crimine contro l’umanità e portati davanti a un’ipotetica “Norimberga 2”. Proviamo a precisare il senso: il percorso storico e l’evidenza dell’accusa aiutano a chiarire la definizione dei crimini contro l’umanità e mostrano di poter riguardare anche la finanza. La locuzione “crimini contro l’umanità” definisce infatti le azioni criminali che riguardano violenze e abusi contro popoli o parte di popoli, o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità. I crimini contro l’umanità sono in genere distinti dai crimini di guerra.
I tre momenti chiave
Il percorso storico che porta la finanza al ruolo di fattore intangibile potenzialmente criminale può essere indicato in tre momenti precisi.
1.Il primo è il 15 agosto 1971, quando il presidente americano Nixon dichiarò la fine del gold exchange standard. In quella data tutto il mondo occidentale cambiò, come emerge dai grafici. Con la fine della convertibilità del dollaro in oro vennero creati due mondi opposti, quello infinito e non misurabile della carta moneta (stampabile all’infinito) e quello reale, finito e misurabile in cui viviamo. I due mondi sono incompatibili, ma gli interessi dominanti hanno imposto una dolosa e falsa verità. Noi lo scopriremo col petrodollaro, con un’inflazione devastante e con le domeniche in bicicletta;
2.Il secondo è la caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989. Levò di mezzo la forza militare sovietica e aprì alla finanza la possibilità di preparare nel decennio successivo il suo red carpet, in un continuum di assalti alla sovranità degli Stati situati ai confini dell’Impero: Cile, Messico (con i tequila-bond), Argentina (tango-bond), Brasile (samba-bond), Filippine, Thailandia, Malesia, Corea del Sud eccetera. E il tutto passatp sotto silenzio. Il decennio sigla la collusione tra Accademia, Finanza e Politica, con premi Nobel finti e strumentali che ammantano la finanza di verità incontrovertibile ma falsa, con un doloso, colpevole e suddito silenzio di tutti;
3,Il terzo è 12 novembre 1999, quando Alan Greenspan uccise definitivamente quello che era rimasto della regolamentazione monetaria, della Glass-Steagall Act,fatta nel 1933 dall’italiano Ferdinand Pecora per bloccare la speculazione che aveva creato la Grande Depressione. Contemporaneamente Greenspan deregolamentò totalmente i derivati, che poi stravolsero il mercato finanziario. La finanza finta, staccata dal modo reale, santificata da conniventi premi Nobel e deregolamentata, diventa un’arma di distruzione di massa che colpirà dolosamente tutti i Paesi occidentali, i quali subiscono in silenzio. Greenspan ha gravissime responsabilità, ma rimane tutelato.
Subprime e silenzio
Poi tutto avviene sotto i nostri occhi, drammaticamente a nostro danno e manipolato dai media, come fu ad esempio per la devastante crisi dei subprime del 2008. Le cinque banche d’affari colpevoli vennero infatti salvate in quanto too big too fail , pur non essendolo. In questo modo si cancellarono tutte le leggi antimonopolio e si apre la strada alla più grande bolla della storia. L’attacco all’euro venne pianificato nel febbraio del 2010, come riportato dallo Wall Street Journal e da Repubblica. L’attacco partì in aprile contro Grecia, Portogallo e Irlanda e poi in agosto seguì la Spagna. Nel 2011 l’attacco doloso toccò a noi italiani a settembre con lo spread, parola fino a quel momento sconosciuta, che s’impennò di colpo per poi crollare in modo illogico.
I grafici mostrano chiaramente l’evidenza del dolo, ma ancora una volta il silenzio era la parola d’ordine. Poi tutte le volte in cui Paese può creare problemi si va di spread e di rating, che sono concetti privi di significato scientifico – la tripla AAA concessa agli USA prossimi al collasso dovrebbe fare riflettere sulla manipolazione in atto – ma i media asserviti paiono ignorare il tutto. La finanza oscura l’economia reale, la quale ne diviene l’ancella: in altre parole, è tutto il contrario di ciò che dovrebbe essere.
E allora, la finanza è colpevole di “crimini contro l’umanità”? I fatti sembrerebbero confermarlo. Forse non potremo fare nulla, ma almeno possiamo prenderne coscienza ed evitare di farci prendere in giro.

È Dottore commercialista, revisore contabile e Professore ordinario di Economia Aziendale, Università Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Ha insegnato presso l’Università di Parma e Trento. È stato visiting professor alla Harvard Business School e alla Harvard School of Public Health.
Ha rivestito il ruolo di membro della Commissione sul riordino dei sistemi di controllo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica; componente dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale e della Società Italiana di Storia della Ragioneria; membro del Comitato scientifico nazionale di Legautonomie; membro del Comitato scientifico dell’European Centre for Public Affairs, Bruxelles; membro del Consiglio Generale della Fondazione Cari-Parma e membro del Comitato editoriale delle riviste Azienda Pubblica ed “Economia & Management”.
Membro del Comitato Scientifico Editoriale della Rivista “Azienda Pubblica”, Maggioli Ed., Rimini , della Rivista “Economia & Management” RCS Ed. Milano, “Quaderni di ricerca sull’Artigianato”, Mestre , della rivista “Finanza” , Roma, Membro del comitato scientifico della rivista “I controlli nelle società” dell’Ordine dei Dottori commercialisti di Milano.
E’ stato membro della Commissione sui principi contabili delle amministrazioni pubbliche presso il Ministero dell’Interno



