ITER, la corsa globale alla fusione passa anche dall’Italia

ITER, la corsa globale alla fusione passa anche dall’Italia

20 Maggio 2026 0

L’Italia mette un altro tassello strategico nella corsa globale alla fusione nucleare. Ansaldo Nucleare ha completato con successo la produzione e i test funzionali integrati del sistema “Cask and Plug Remote Handling Tooling System” destinato a ITER, il gigantesco reattore sperimentale in costruzione a Cadarache, nel sud della Francia. Un risultato che, oltre al valore industriale, assume una forte valenza geopolitica e tecnologica: si tratta infatti del primo sistema di movimentazione remota di ITER ad aver completato interamente il ciclo di realizzazione e qualificazione operativa per l’utilizzo sul sito del reattore.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito di un contratto con Fusion for Energy, l’agenzia europea che coordina il contributo dell’Unione Europea a ITER. Il Factory Acceptance Test finale – passaggio cruciale prima della consegna – ha verificato la piena integrazione e interazione funzionale dell’intero sistema, sviluppato insieme ai partner industriali SOLVING, Officine L.C.M. e Sinau Genova.

Nelle prossime settimane il sistema verrà trasferito a Cadarache, dove sarà installato nella nuova struttura di prova dedicata alle operazioni di assemblaggio del tokamak, il “cuore” magnetico del reattore.

Il robot che lavorerà dove l’uomo non può entrare

Per comprendere il valore del risultato raggiunto da Ansaldo Nucleare occorre guardare alla natura stessa di ITER. Il reattore sperimentale produrrà plasma a temperature superiori ai 150 milioni di gradi, ricreando sulla Terra il processo che alimenta il Sole. In un ambiente simile, esposto a elevati livelli di radioattività e neutroni ad alta energia, la manutenzione umana diretta sarà impossibile.

Da qui nasce la centralità dei sistemi di “remote handling”: vere e proprie piattaforme robotiche in grado di trasportare, posizionare, rimuovere e sostituire componenti giganteschi all’interno del reattore.

Il sistema completato da Ansaldo riguarda in particolare gli “Equatorial Port Plugs”, enormi moduli installati attorno al tokamak che ospiteranno diagnostica, sistemi di riscaldamento e strumenti di supporto operativo. Ogni plug dovrà essere movimentato con precisione millimetrica attraverso corridoi strettissimi e ambienti schermati, utilizzando container robotizzati – i cosiddetti “cask” – che a pieno carico possono raggiungere le 100 tonnellate di peso.

Il sistema sviluppato da Ansaldo consentirà proprio il trasporto e il posizionamento remoto di questi moduli durante le delicate fasi di assemblaggio e manutenzione.

La dimensione strategica della fusione

Dietro il successo industriale si intravede una partita molto più ampia. ITER rappresenta oggi il più grande programma scientifico internazionale al mondo nel settore energetico. Vi partecipano Unione Europea, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Russia: una cooperazione globale sopravvissuta persino alle tensioni geopolitiche degli ultimi anni.

L’obiettivo è dimostrare la sostenibilità scientifica e industriale della fusione nucleare come fonte energetica a zero emissioni di carbonio, teoricamente in grado di produrre enormi quantità di energia senza le scorie a lunga vita tipiche della fissione tradizionale.

Il principio è quello che alimenta le stelle: fondere isotopi dell’idrogeno per generare energia. ITER non produrrà elettricità commerciale, ma dovrà dimostrare la possibilità di ottenere un bilancio energetico positivo su scala industriale, arrivando a generare dieci volte più energia di quella immessa nel plasma.

Per l’Europa, che sostiene quasi metà dei costi del progetto attraverso Fusion for Energy, la fusione è anche una sfida strategica per la sovranità tecnologica e industriale del continente. Non a caso Bruxelles ha scelto di affidare alle imprese europee alcuni dei segmenti tecnologicamente più complessi dell’intero programma, tra cui proprio i sistemi robotici di manutenzione remota.

Il ruolo italiano nella filiera della fusione

In questo scenario Ansaldo Nucleare occupa una posizione di primo piano. L’azienda italiana partecipa al programma ITER sin dalle sue prime fasi ed è coinvolta in diversi segmenti critici del progetto. Oltre ai sistemi di remote handling, Ansaldo prende parte al consorzio europeo incaricato della costruzione di cinque dei nove settori del Vacuum Vessel, il gigantesco contenitore in acciaio che racchiuderà il plasma della fusione.

Negli ultimi anni il gruppo ha consolidato competenze che vanno ben oltre la costruzione nucleare tradizionale: robotica avanzata, movimentazione automatizzata di carichi pesanti, sistemi di controllo remoto, sensoristica e sicurezza in ambienti radioattivi. Tecnologie che stanno assumendo un valore crescente anche in altri comparti industriali ad alta complessità.

Secondo Fusion for Energy, il know-how sviluppato nei sistemi di remote handling di ITER costituirà una base fondamentale per le future centrali a fusione commerciali.

La sfida dei tempi e dei costi

Il successo tecnico arriva però in una fase delicata per ITER. Il progetto ha accumulato nel tempo ritardi e aumenti dei costi, diventando anche terreno di scontro politico tra sostenitori e critici della fusione. La nuova roadmap prevede il “First Plasma” tra il 2033 e il 2034, mentre il pieno programma sperimentale richiederà ancora diversi anni.

In questo contesto, il completamento nei tempi previsti del sistema Ansaldo assume un significato particolare: dimostra che almeno parte della filiera industriale europea sta rispettando le scadenze e trasformando progetti teorici in infrastrutture operative concrete.

Per l’industria italiana, soprattutto in una fase di ritorno globale del dibattito sul nucleare, il risultato rappresenta anche una credenziale strategica. Perché la partita della fusione non riguarda soltanto l’energia del futuro, ma il controllo delle tecnologie che potrebbero ridefinire gli equilibri industriali e geopolitici della seconda metà del secolo.

I numeri che spiegano perché ITER è una partita globale

Dietro il successo tecnico raggiunto da Ansaldo Nucleare si nasconde una delle più grandi sfide industriali ed energetiche del XXI secolo. ITER non è soltanto un esperimento scientifico: è un’infrastruttura geopolitica che coinvolge Europa, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Russia in una corsa alla tecnologia destinata a ridefinire gli equilibri energetici mondiali.

I numeri aiutano a comprendere la scala del progetto. Il tokamak di ITER sarà il più grande mai costruito: il Vacuum Vessel avrà un diametro esterno di 19,4 metri, un’altezza di oltre 11 metri e un peso complessivo superiore alle 5.100 tonnellate considerando schermature e strutture integrate. Il vessel è suddiviso in nove settori da circa 450 tonnellate ciascuno, e Ansaldo Nucleare partecipa alla realizzazione di cinque di essi, consolidando il ruolo dell’industria italiana nella filiera strategica europea della fusione.

Anche il sistema appena completato rappresenta un primato: si tratta infatti del primo impianto robotico di remote handling di ITER ad aver concluso con successo l’intero ciclo di produzione, integrazione e collaudo prima dell’installazione nel sito francese di Cadarache. Qui il sistema opererà sui 17 Equatorial Port Plugs del reattore, strutture fondamentali per diagnostica, manutenzione e supporto operativo in un ambiente dove la presenza umana diretta sarà impossibile a causa delle radiazioni.

L’obiettivo energetico del progetto resta senza precedenti: ITER punta a immettere nel plasma 50 megawatt di potenza ottenendo in cambio 500 megawatt di energia da fusione, con un rapporto di guadagno energetico pari a 10. In pratica, il reattore dovrebbe produrre dieci volte l’energia utilizzata per alimentare il plasma. Gli impulsi di fusione dovranno durare tra 400 e 600 secondi, con l’obiettivo di arrivare in prospettiva a circa 1.000 secondi di funzionamento continuo.

La dimensione economica è altrettanto colossale. Nato con una stima iniziale di circa 6 miliardi di euro, ITER viene oggi valutato tra i 18 e i 22 miliardi complessivi tra costruzione e operazioni, entrando di diritto tra gli esperimenti scientifici più costosi della storia contemporanea. Nel sito di Cadarache, che si estende per circa 42 ettari, lavorano quotidianamente circa 5.000 persone tra ingegneri, tecnici e operatori industriali.

Eppure il dato che più colpisce gli scienziati resta quello energetico: un solo grammo di combustibile deuterio-trizio, almeno teoricamente, potrebbe produrre circa 90.000 kilowattora di energia, equivalenti a circa 11 tonnellate di carbone. È questa la promessa — ancora tutta da dimostrare — che alimenta la corsa mondiale alla fusione nucleare.

Marco Fontana
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