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Siglato il Patto per la Scuola. Pacifico (Anief): forse si è capito che per far ripartire il Paese si deve mettere al centro la Scuola

Il Governo con le parti sociali hanno sottoscritto il “Patto per la Scuola“, un accordo volto a garantire ‘un’efficace programmazione e gestione dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche attraverso nuove procedure di reclutamento‘. Confederazioni sindacali e Ministero si sono infatti incontrati a Palazzo Chigi per la firma sulla versione definitiva dell’accordo dopo il vaglio del Governo. Anief ha contribuito, grazie anche all’intervento del segretario confederale Cisal e presidente nazionale Anief Marcello Pacifico che al termine del tavolo ha spiegato come “diverse nostre priorità sono state ascoltate e accolte e di questo non possiamo che esserne soddisfatti: c’è l’obiettivo comune di cancellare il continuo ricorso ai contratti a termine anche eliminando dall’ultima versione, proprio come avevamo chiesto noi, un riferimento generico alla definizione di un organico pluriennale anche per i contratti a termine. Nella scuola si deve stabilizzare, oggi più che mai, e garantire l’immissione in ruolo di tutti i precari. Le procedure snelle utili all’assunzione a tempo indeterminato saranno definite e utilizzabili già per garantire l’inizio del prossimo anno scolastico. C’è anche l’intesa per confrontarsi a breve sulle procedure di mobilità e di assegnazione provvisoria e auspichiamo che la soluzione possa tornare materia “pura” di contrattazione tra le parti sociali. Evidenziamo anche e nuovamente che il Patto intende valorizzare i convitti nazionali, gli educandati, il personale educativo e DSGA e le scuole italiane all’estero, tutti temi che Anief ha sollevato ed hanno trovato conferma nel testo definitivo”. Per comprendere lo stato di salute del mondo della scuola dopo la sigla di questo patto abbiamo proprio intervistato il presidente di Anief Pacifico.

Infografica – La biografia dell’intervistato Marcello Pacifico

– L’Anief è soddisfatto per la firma del Patto per la Scuola?

– Il Patto per la Scuola è un momento importante per cominciare a rimettere la scuola al centro del Paese. Come Confederazione scolastica, la sua importanza per noi consiste nel fatto che tutte le Confederazioni rappresentative del pubblico impiego, insieme all’intero Governo, per la prima volta abbiano capito che per far ripartire il Paese bisogna lavorare sulla scuola. Certamente, però, è necessario anche non fermarsi ai titoli ma analizzare i contenuti del Patto. Ora, possiamo dire di essere riusciti a convincere il Governo (perché il ministro Bianchi ha firmato anche a nome del premier Draghi) a inserire all’interno del testo in primo luogo il problema della fase transitoria del reclutamento dei precari, quindi siamo fiduciosi di avere tutto il personale amministrativo, docente ed educativo presente nelle scuola al 1° settembre. È da anni che si parla di precariato, ma non c’erano mai stati atti che almeno provassero a portare alla risoluzione di tale problema. Speriamo che questa sia la volta buona. L’apertura dei tavoli nei prossimi giorni ci consente di sperare anche nel cambiamento delle cose che sono scritte nel Decreto Sostegni (oggi “bis”), in base al confronto con le parti sociali. D’altro canto, un tavolo che non tiene conto delle parti sociali non avrebbe nemmeno senso attivarlo. In secondo luogo, è importante parlare di dimensionamento scolastico. Siccome il prossimo anno avremo 100mila iscritti in meno, piuttosto che fare tagli sarebbe utile rivedere il rapporto alunni-insegnanti, alunni-classi, alunni-sedi, per poter ripartire in sicurezza. La sostanza è questa: si può ripartire in sicurezza soltanto se cambiamo le regole sul dimensionamento scolastico. Ogni 35 metri quadri ci devono essere al massimo 15 alunni. Quindi dovremmo approfittare del calo delle iscrizioni per iniziare a lavorare in tal senso. Un altro impegno del Governo è di mettere dei risorse aggiuntive all’interno di quelle che verranno liberate dal Patto per la Pubblica Amministrazione, già sottoscritto a Palazzo Vidoni col ministro Brunetta per valorizzare la professionalità del personale della scuola. Questo è fondamentale, perchè oggi il personale amministrativo della scuola non viene valorizzato, ma è fermo a livelli di 45 anni fa: al personale insegnanti non è mai stato riconosciuto il valore speciale dell’insegnamento, peculiare rispetto agli altri lavori della Pubblica Amministrazione, mentre gli aumenti che saranno dati non coprono nemmeno della metà l’aumento del costo dell’inflazione degli ultimi 13 anni, inclusi gli aumenti precedenti. Un ultimo punto: la mobilità, un tema a me molto caro al personale docente perché 1 su 5 fa domanda di mobilità, perché il personale che insegna nelle nostre scuole è il più mobile al mondo, perché la maggior parte è precario e quando diventa di ruolo viene bloccato con dei vincoli che sono diventati ancora più insensati al tempo della pandemia e il divieto di spostamento tra Regioni. Così, coloro che si dedicano ai nostri ragazzi devono di fatto rinunciare alla loro famiglia. È arrivato momento di cambiare anche le norme che riguardano tali vincoli. Per il Decreto Sostegni abbiamo letto una bozza nella quale si affrontano alcuni di questi temi, ma che non offre le soluzioni o meglio è soltanto un primo passo per poter discutere del cambiamento ai tavoli e nelle aule parlamentari. Noi riteniamo che tutto ciò sia un incentivo a questa maggioranza di governo ad ascoltare le parti sociali e confrontarsi con esse e per valorizzare il personale scolastico. E’ dalla scuola che possiamo far ripartire il nostro Paese.

Foto – Un momento del tavolo per la firma del Patto per la Scuola

– Esiste un punto sul quale Anief si pone in modo assolutamente contrario? C’è da parte del Governo un elemento di preclusione su qualcuna delle vostre battaglie?

– Non c’è una preclusione aprioristica, semmai c’è la questione di non assumere il personale precario senza abilitazione. riteniamo che questo ostacolo debba essere superato, perché se apri a reclutare dalla prima fascia delle GPS del decreto Sostegno nelle graduatorie per le supplenze, non puoi dimenticare che da questa graduatoria delle supplenze chiami anche supplenti che non hanno l’abilitazione, li fai insegnare per anni. E poi non si può dimenticare che, tra queste preclusioni, vi è il fatto che non vale il servizio svolto nella scuola paritaria. Allora, se apri, come ha chiesto Anief, a reclutare dalle GPS, non ti devi fermare alla prima fascia, devi scorrere le altre fasce: in realtà bisogna andare a chiamare i supplenti che insegnano ogni anno e vengono chiamati per fare i supplenti. È questa la risposta al richiamo collettivo che l’Europa ci ha fatto, cioè andare ad assumere i precari che chiami ogni anno: non è un problema di titoli o di concorsi, ma un problema di assumere le persone che ogni anno lo Stato chiama per andare a insegnare ai nostri figli.

– A settembre le scuole potranno riaprire in sicurezza?

– Per riaprire le scuole in sicurezza a settembre e fare lezione in presenza non solo bisogna garantire i sanificatori, i banchi, le distanze interne, le aperture delle finestre, ma anzitutto far rispettare la distanza tra le persone negli spazi in cui si fa lezione, con particolare riguardo al numero di persone presenti: non più di 15 alunni ogni 35 metri quadri, come deciso dal Comitato tecnico-scientifico insieme a uno studio del Politecnico di Torino. Come già detto, dobbiamo assolutamente rivedere gli spazi, rivedere il rapporto alunni/insegnanti e alunni/studenti, e infine approfittare della diminuzione delle iscrizioni per riprendere e rivedere i titoli della Legge 133 del 2008 e del D.P.R. 81 del 2009.

– Su quest’ultimo argomento il Governo si è dimostrato disponibile?

– Nel Patto per la Scuola si è impegnato ad andare a rivedere il criterio per rivedere il rapporto alunni-insegnanti, alunni-sedi, alunni-classi.

– Possono bastare i 350 milioni per l’inizio dell’anno scolastico e i 50 per le paritarie?

– È un inizio. A regime servirebbe un miliardo all’anno, per ognuno dei prossimi anni, per recuperare i 200mila posti tagliati, l’aumento di migliaia di classi, la perdita di 4mila sedi negli ultimi dieci anni.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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