I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Rapporti tesi e reciproche accuse tra Congo e Ruanda

Si infiammano i rapporti fra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda ruandesi. L’accusa è che il Ruanda stia offrendo il proprio appoggio ai ribelli. Le relazioni tra i due paesi si sono inasprite da quando c’è stato l’arrivo degli HUTU ruandesi che erano accusati di aver massacrato i Tutsi nella Repubblica Democratica del Congo Orientale, dopo il genocidio del 1994. Nelle ultime settimane sono stati nuovamente registrati gravi scontri tra le Forze armate della Repubblica Democratica del Congo (Fardc) e alcuni gruppi di combattenti che sembra appartengano all’M23. I combattimenti si sono concentrati principalmente nella provincia di Kivu nel territorio di Rutshuru e si sono estesi nel territorio di Nyiragongo. In questi giorni è in atto una grande protesta in Ruanda, in molti sono scesi nelle strade a manifestar. In particolare lo scorso lunedì centinaia di persone i manifestanti hanno apertamente chiesto l’espulsione dell’ambasciatore ruandese dal Congo ed inoltre hanno sventolato grandi striscioni con slogan nazionalistici, in uno di questi c’era scritto “il Congo è il nostro paese, e nessun centimetro del Congo verrà occupato dal Ruanda“. Già tra il 2012 e 2013, durante un’insurrezione che portò alla conquista di Goma, sia le forze armate del Congo sia le Nazioni Unite avevano accusato Kigali di sostenere l’M23. Non è un caso che i manifestanti abbiano anche acceso delle candele e urlato slogan contro il Presidente del Ruandese, Paul Kagame al grido “sosteniamo le FARDC“.

Foto – Le proteste in Ruanda

Solamente solo nel 2019 dopo che come Presidente della Repubblica del Congo venne eletto Felix Tshisekedi, le relazioni tra i due paesi parevano essersi normalizzate, ma la ferocia del gruppo M23, ha inasprito nuovamente i rapporti, soprattutto da quando due soldati ruandesi sono detenuti in Congo. Pasi Nkoy del partito dell’unione della democrazie il progresso sociale, ha dichiarato “i nostri giovani sono pronti a partire, arruolarsi per il servizio militare e difendere il nostro paese“.  Kinshasa ha sostenuto le accuse contro Kigali in quanto sostenitore del gruppo M23. Si tratta di uno scambio di accuse, in quanto L’M23 e il governo del Ruanda accusano l’esercito del Congo di collaborare con le forze democratiche per la liberazione del Ruanda. L’M23 e una milizia, fondata prevalentemente da uomini figgiti dopo il genocidio nel 1194, prevalentemente di etnia hutu. Secondo quanto affermato da Al-jazeera le Nazioni Unite hanno comunicato venerdì che gli ultimi scontri hanno causato innumerevoli problemi, come lo sfollamento di oltre 72.000 persone e hanno avuto testimonianze di gente che fuggiva dichiarando di aver visto donne violentate e case saccheggiate. Il capo della Croce Rossa di Bulongo Sahani Kambale ha affermato che c’è stato un raid nel l’est del paese domenica sera a Bulongo nella provincia del Nord Kivu, dove hanno trovato la morte 16 persone e 74 sono rimaste ferite gravemente, molti veicoli sono stati bruciati. Al-Jazeera ha anche comunicato che il presidente dei giovani del villaggio, Andika Miheko, ha accusato il gruppo delle forze democratiche alleati ADF “hanno dato fuoco a 5 veicoli e le persone all’interno sono state bruciate vive, senza dargli la possibilità di mettersi in salvo“. Sempre secondo il segretario locale dell’organizzazione, Albert Ndungo una delle persone rimaste uccise era un lavoratore della Croce Rossa. Quest’ultimo attacco è il quarto commesso dalle ADF dal 2020. Una organizzazione descritta dal gruppo ISIL, (ISIS ) come sua affiliata locale, l’ADF è stata accusata di aver ucciso migliaia di civili nel travagliato Est della Repubblica Democratica del Congo. Questa drammatica situazione ormai si trascina da anni e purtroppo lascia dietro di sé una scia di sangue: gente che ha perso tutto i propri cari, le loro case , il proprio lavoro, non hanno più nulla e già come accadde in passato, molta gente sfollata cerca riparo verso i confini dell’Uganda. Il direttore Nazionale Adama Coulibaly dell’Irc ha dichiarato che la cosa da fare più importante adesso è cercare di proteggere le nostre squadre che stanno fornendo aiuti umanitari e che la situazione tra le FARC e l’M23 deve essere monitorata anche se sembra che ci siano nemo scontri. Malgrado si stiano compiendo grandi sforzi per aiutare queste povere persone, e soprattutto si chieda da più parti a livello internazionale di poter trovare una soluzione che fermi una volta per tutte questa guerra, soprattutto evitando che si espanda su altre regioni. In tutto questo, il grande problema sono gli aiuti umanitari che per via delle sempre più frequenti imboscate non riescono ad arrivare. L’ADF che gli Stati Uniti hanno bollato quale gruppo terrorista è considerato il più letale tra le miriadi di milizie armate, che operano nella Repubblica del Congo Orientale. E non è un caso che concentri i suoi sforzi destabilizzanti in questa area perchè ricca di minerali. Ad agosto il governo congolese ha accettato di consentire alle Forze Speciali americane di unirsi alla loro battaglia contro il gruppo dell’ADF. Secondo la Chiesa Cattolica l’ADF ha ucciso circa 6.000 civili nel 2013. Il monitor statunitense, Kivu Security Tracker (KST) ha registrato oltre 1.200 morti nella sola area di Beni dal 2017.  

Condividi questo post

Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password