Migranti con disabilità: abbattere le barriere per visibilità, uguaglianza e inclusione

Migranti con disabilità: abbattere le barriere per visibilità, uguaglianza e inclusione

9 Maggio 2026 0

Il nesso tra migrazione, sfollamento e disabilità si conferma uno degli ambiti più complessi e meno visibili delle dinamiche migratorie contemporanee. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Worldy Migration Repert 2026” dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che dedica alla disabilità l’intero capito sette. In un mondo attraversato da conflitti, crisi climatiche e disuguaglianze strutturali, le persone con disabilità che migrano o sono costrette a fuggire si trovano spesso a dover affrontare una molteplicità di svantaggi sovrapposti, che non derivano solo dalla loro condizione, ma dall’interazione con fattori sociali, economici, giuridici e culturali.

Per le persone con disabilità, secondo l’Oim, la decisione di migrare è raramente una scelta semplice o lineare. In molti casi, essa nasce da condizioni di vita insostenibili nei Paesi d’origine, come la mancanza di servizi adeguati, la povertà estrema o situazioni di discriminazione e violenza. Tuttavia, la stessa possibilità di partire è spesso limitata da ostacoli economici, da restrizioni amministrative o da barriere fisiche e ambientali che rendono il viaggio difficilmente accessibile per le persone con bisogni speciali.

Decisioni migratorie e barriere strutturali

Secondo il documento presentato questa settimana a New York durante l’International Migration Review Forum (Imrf), in alcuni contesti nazionali, ad esempio, esistono ancora norme che impediscono o limitano l’uscita dal Paese per persone con determinate tipologie di disabilità, in particolare quelle di tipo intellettivo o psicosociale.

In altri casi, il problema è più indiretto ma altrettanto incisivo: la povertà strutturale riduce drasticamente la possibilità di sostenere i costi di una migrazione regolare o irregolare.

A ciò si aggiunge il fatto che episodi di violenza, discriminazione o persecuzione, anche legati a credenze culturali o stigmi sociali, possono trasformare la migrazione in una forma di fuga necessaria per la sopravvivenza.

Viaggi migratori: rischi amplificati

Il rapporto evidenzia che il percorso migratorio rappresenta spesso una fase particolarmente critica per le persone con disabilità. Le rotte irregolari, in particolare, espongono a rischi elevati, sia fisici che psicologici. Le condizioni del viaggio possono aggravare disabilità preesistenti oppure generarne di nuove, ad esempio a seguito di incidenti, violenze o esposizione a contesti estremamente pericolosi.

Non meno rilevante è la dimensione psicologica: molte persone sviluppano disturbi come ansia, depressione o stress post-traumatico in seguito a esperienze di violenza, sfruttamento o perdita di familiari e dispositivi di assistenza lungo il percorso migratorio.

Le donne e le ragazze con disabilità risultano particolarmente esposte, poiché alla vulnerabilità legata alla disabilità si sommano fattori di genere che aumentano il rischio di violenza e abuso. Anche quando il viaggio si conclude, le difficoltà non si esauriscono, sottolinea l’Oim. L’accesso alle procedure migratorie e di asilo può infatti rappresentare un ulteriore ostacolo.

Procedure migratorie e discriminazioni indirette

Sebbene il diritto internazionale riconosca il principio di non discriminazione, nella pratica molti sistemi amministrativi continuano a presentare barriere che colpiscono in modo sproporzionato le persone con disabilità.

Tra queste, vi sono i requisiti sanitari che possono escludere persone con determinate condizioni, oppure le soglie economiche che impediscono il ricongiungimento familiare a chi riceve sussidi per disabilità. A ciò si aggiungono procedure complesse e non sempre accessibili, in cui mancano strumenti adeguati a garantire comunicazione, informazione e partecipazione su base paritaria.

Anche i sistemi di asilo non sono esenti da criticità. La valutazione delle richieste può risultare particolarmente problematica quando coinvolge persone con disabilità cognitive o psicosociali, le cui testimonianze possono essere influenzate da traumi o difficoltà comunicative. In questi casi, l’assenza di adeguati accomodamenti procedurali rischia di compromettere l’equità del processo.

Inclusione e protezione: il ruolo dei sistemi sociali

Una volta raggiunta la destinazione, prosegue il rapporto,l’accesso ai sistemi di protezione sociale diventa un elemento decisivo per garantire condizioni di vita dignitose. Tuttavia, le persone migranti con disabilità si trovano spesso escluse da servizi fondamentali come assistenza sanitaria, riabilitazione o sussidi economici, soprattutto quando il loro status giuridico è irregolare o temporaneo.

In molti contesti umanitari, inoltre, la scarsità di risorse limita ulteriormente la disponibilità di servizi specializzati. In alcuni casi, la risposta viene garantita da organizzazioni locali di persone con disabilità, che svolgono un ruolo cruciale nel colmare le lacune dei sistemi pubblici, anche attraverso la produzione e distribuzione di ausili essenziali.

Emergenze e disastri: il rischio di “essere lasciati indietro”

Le situazioni di emergenza, come conflitti armati o disastri naturali, mettono in evidenza in modo ancora più netto le fragilità dei sistemi di protezione. Non sono rari i casi in cui persone con disabilità non vengono raggiunte dai sistemi di allerta o vengono escluse dalle evacuazioni a causa di mancanza di dati aggiornati o di strumenti adeguati.

Nonostante esista un quadro normativo internazionale che riconosce il diritto alla protezione in tali contesti, la sua applicazione resta disomogenea. In diversi Paesi si stanno comunque sviluppando buone pratiche, riconosce il rapporto, soprattutto laddove le organizzazioni di persone con disabilità partecipano direttamente alla pianificazione delle politiche di gestione del rischio e delle emergenze.

Ritorno e reintegrazione: un percorso spesso fragile

Il ritorno nei Paesi d’origine rappresenta un’ulteriore fase delicata del ciclo migratorio. Può essere volontario oppure forzato, ma in entrambi i casi comporta sfide rilevanti per le persone con disabilità, spiega l’Oim nel suo nuovo rapporto globale.

La perdita di accesso a servizi sanitari, la mancanza di reti di sostegno e l’assenza di tutele sociali adeguate possono rendere particolarmente difficile il reinserimento. In molti casi, inoltre, la mancanza di sistemi di protezione sociale portabili tra Paesi limita la possibilità di continuare a beneficiare di pensioni o sussidi maturati all’estero, aggravando ulteriormente la condizione economica e sociale dei rimpatriati. Nel complesso, le evidenze disponibili – secondo il documento – indicano la necessità di un cambio di paradigma.

Verso un approccio basato sui diritti

Non si tratta soltanto di rafforzare l’assistenza, ma di garantire un approccio pienamente basato sui diritti, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Ciò significa rendere i sistemi migratori realmente accessibili, includere le persone con disabilità nella progettazione delle politiche pubbliche e riconoscere il loro ruolo attivo nei processi decisionali che le riguardano. Solo così, conclude l’Oim, sarà possibile ridurre le disuguaglianze strutturali e costruire sistemi migratori più equi, inclusivi e resilienti.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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