Schizofrenia finlandese: Stubb vuole UE a 40 Stati in contrasto a Mosca che però non vede minacciosa
Il presidente della Finlandia Alexander Stubb talvolta fa dichiarazioni pesanti e di contraddittorie. Forse segue una strategia o forse vuole solo costringere l’opinione pubblica a riflettere. Sulla questione ucraina e sul futuro dell’Europa le sue parole sono importanti perché il suo nome è spesso suggerito come mediatore fra Bruxelles e Mosca. La scorsa settimana ha lanciato l’idea di rendere la UE forte e potente allargandola a 40 Paesi, ma ha poco dopo ha precisato di non temere che la Russia la voglia attaccare scatenando una guerra continentale.
Proiettare potenza
Per volume e implicazioni queste ambizioni geopolitiche somigliano a quelle che esprimeva Macron non molto tempo fa. Per tali presidenti il nemico comune (anche senza farne esplicitamente il nome) è sempre la Russia. Lo spauracchio perfetto per unire sotto un unico comando Paesi differenti fra loro e persino storicamente in contrasto. Il rischio che l’impalcatura crolli presto a causa delle contraddizioni interne viene ignorato pensando che la minaccia dell’orso russo basti a silenziare le tendenze centrifughe. Parlando all’Eurelectric Power Summit, una conferenza del settore energetico tenutasi nella sua Helsinki, Stubb ha spiegato che l’Unione Europea deve “pensare in grande” e approfittare del momento buono per inglobare altri 13 Stati ed essere così in grado di “proiettare potenza sulla scena globale”.
Finestra di opportunità e di squilibri
Il presidente finlandese ha invitato a sfruttare l’attuale “finestra di opportunità” perché si chiuderà a breve. Cioè con la fine della guerra in Ucraina, che dunque Stubb non considera virtualmente eterna, come invece dicono certi suoi colleghi. L’altra scadenza coinciderà col prossimo cambio di amministrazione a Washington: senza Trump che soffia sul fuoco, molti governi “alzeranno il piede dal pedale dell’acceleratore” e torneranno a occuparsi di questioni interne e quotidiane, invece di pensare a livello globale. Ora diversi Paesi stanno valutando seriamente i benefici del diventare membri della UE.
Però se Bruxelles spinge politicamente per l’adesione di certi Paesi e non di altri la dice lunga sui profondi squilibri che si stanno creando già oggi. Infatti da un lato insiste per accollarsi i due Paesi più poveri d’Europa, cioè Moldavia e Ucraina, mentre non ha fretta di accettare Stati più stabili e prosperi come Albania, Montenegro e Georgia. E c’è un altro problema evidenziato dall’incauto Stubb, che ammette candidamente di non sapere chi, come e quando si occuperà di rendere la UE un gigante da 40 Stati.
I potenziali membri che gli stanno più a cuore
E ora finalmente quelli che sono vicini al mio cuore; se guardiamo a nord c’è l’Islanda, che terrà un referendum, e poi la Norvegia, dichiara Stubb parlando dei Paesi scandinavi che si sono sempre tenuti fuori dall’Unione Europea. Nonostante le speranze del presidente finlandese, Reykjavík non ha fretta: il referendum del prossimo 29 agosto non riguarda l’ingresso nell’Unione, ma soltanto l’avvio dei negoziati. Ad aprile l’ex premier islandese Katrín Jakobsdóttir dichiarava di non vedere motivo di aderire alla UE, perché una stretta collaborazione economica sussiste già.
Insieme alla Norvegia infatti l’Islanda rientra nello Spazio Economico Europeo (SEE). Pure Oslo gode dei benefici relativi e non vorrebbe assumersi i rischi finanziari connessi agli altri Paesi membri. L’unica ragione per la quale i norvegesi stanno valutando l’ingresso nella UE è rappresentato dalle tensioni geopolitiche derivanti dal confronto con Russia e Cina e dall’indebolimento della NATO provocato dal ritiro ventilato dagli USA.
Esclusi eccellenti
Stubb esorta a riportare all’ovile i britannici e a guardare persino al Nordamerica: Non sarebbe bello se il Canada diventasse il 28esimo membro dell’Unione Europea invece che il 51esimo Stato degli USA? Poi ci sono da accogliere i Balcani occidentali, il “punto più caldo d’Europa”, asserisce il presidente finlandese. Dunque Serbia, Kosovo, Albania, Montenegro, Nord Macedonia e Bosnia-Erzegovina. Aggiunge che bisognerà pensare seriamente alla Turchia, che almeno dal punto di vista della sicurezza deve stare il più vicina possibile. La candidatura di Ankara è in ibernazione dal lontano 1987, mentre per avere Kiev e Chișinău la Commissione prova tutti gli escamotage.
Per questo motivo è ancora più strano che Stubb non abbia citato i due Paesi dell’ex Unione Sovietica che permetterebbero a Bruxelles di inserirsi nel Caucaso, toccando la Russia da sud. Si tratta della Georgia, dalla cui candidatura gli europeisti diffidano ora che il suo governo è incline alla cooperazione con Mosca, e dell’Armenia, che alla recentissime elezioni ha visto la vittoria dell’attuale governo con tendenze europeiste. Quindi avanti con le contraddizioni… e soprattutto subito una delusione politica per Yerevan.
Stubb non ha paura che i russi attacchino
Stubb lascia fuori dalla cerchia dei prossimi membri anche la Svizzera, che sarebbe invece il passo naturale per una super UE dalle forti ambizioni. Ma coi quotidiani svizzeri ci parla volentieri. Ha infatti rilasciato al Neuen Zürcher Zeitung un’intervista in cui spariglia ancor di più le carte ai fautori di un’Unione Europa federale, militare, globale e soprattutto anti-russa. Alla specifica domanda se abbia paura che Mosca voglia attaccare i Paesi baltici o altri membri della NATO, adesso o dopo la fine del conflitto con Kiev, Stubb risponde esplicitamente di no.
La pressante minaccia russa, sventolata dalla Kallas, dalla von der Leyen e dagli altri sostenitori del riarmo europeo, semplicemente non ha senso di esistere, spiega con calma il presidente finlandese. La ragione è che i russi non sono stati capaci di conquistare l’Ucraina in tutti questi anni e allora non vorranno verificare se l’Articolo 5 del Patto Atlantico funziona ancora. Certo, qualchee “test” di tipo ibrido lo effettuano, con sabotaggi o cyber-attacchi, ma nulla di paragonabile a un’invasione.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.



