L’ex generale oggi ambasciatore a Londra: mobilitazione e tensioni sociali
L’ex comandante delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny ha fatto una serie di affermazioni molto forti riguardo le condizioni non buone dell’esercito e della nazione. Intanto la sua popolarità continua a crescere, mettendo in crisi l’immagine interna di Zelensky.
Bisogno di riforme
Il generale, oggi ambasciatore a Londra, ha pronunciato un discorso alla settima edizione del Defence24 Days di Varsavia, tenutasi il 6-7 maggio. Ha parlato fra l’altro della mobilitazione, della futura smobilitazione e della situazione sociale ucraina. Secondo lui, gli attuali metodi di reclutamento sono fonte di attriti sempre più aspri e pericolosi per la tenuta del governo, anzi del Paese stesso. L’Ucraina sta affrontando una vera e propria guerra di sopravvivenza contro un nemico che prevale in termini numerici e di risorse. Oggi gli ucraini sono stanchi e demotivati, dice, sia i civili sia coloro che indossano la divisa. Il morale è basso soprattutto fra chi è stato mobilitato: dunque occorrono al più presto riforme nel loro addestramento e nella capacità di conservare le capacità belliche dell’esercito. Il motivo del cambiamento nel sistema di prescrizione deriva anche e soprattutto dagli ultimi cambiamenti nella natura stessa della guerra.
Ceduta l’iniziativa alla Russia
Zaluzhny cita uno dei peccati originali che hanno provocato il degrado attuale: l’aver lasciato a Mosca l’iniziativa sul campo e l’aver usato i suoi stessi metodi di guerra. Solo che i russi possono permettersi perdite enormi, Kiev no. Fa notare come già a novembre 2023, quando era capo delle Forze armate, aveva riferito quei mutamenti nel modo di combattere che ora sono quasi la normalità: droni, mezzi autonomi o pilotati a distanza. Aveva avvertito delle loro conseguenze, ma non aveva potuto evitare lo stallo e l’impossibilità di effettuare operazioni strategiche.
Riconosce alla Russia l’aver “fatto molto lavoro per trovare il modo di uscire dall’angolo”, implicitamente accusando i vertici ucraini e quelli europei di essere rimasti al palo. In una guerra fatta dalle macchine, dice, gli umani hanno poco successo se rimangono legati ai vecchi principi. Gli uomini si riducono così a “materiale di consumo” che però va poi sostituito. E le riserve umane ucraine stanno finendo.
Gli alleati non capiscono
Zaluzhny accusa certi “esperti” sia ucraini che occidentali per aver sostenuto l’adeguamento al modo di combattere scelto dalla Russia. Costoro non hanno capito la natura del conflitto: in questo modo hanno costretto l’Ucraina a dipendere dalla propria demografia, purtroppo deficitaria da almeno vent’anni per via dell’emigrazione, del calo delle nascita e della mortalità relativamente alta. Seguendo tale strada, dice, la sconfitta è inevitabile, mentre i russi proseguono nelle loro inesorabili avanzate tattiche e nelle trattative con cui cercano di forzare Kiev alla resa premendo sui suoi alleati. Gli unici a conoscere la risposta alle domande che sorgono dall’attuale guerra a lungo termine sono proprio gli ucraini, asserisce l’ambasciatore. Pur essendo sbalorditi dal fatto che i nostri partner e i nostri vicini non capiscano la situazione, noi la conosciamo meglio di tutti, spiega, e possiamo quindi risolverla, se solo lo vogliamo.
13esimo anno di guerra
Sebbene il mainstream europeo insista a parlare di guerra “brutale” cominciata “senza giustificazioni” da Putin il 24 febbraio 2022, lo stesso Zaluzhny dice che il 2026 è il “13esimo anno di guerra”. Solamente con riguardo alla “l’invasione su larga scala” parla di quinto anno. Ebbene, in tale contesto si possono trovare delle ragioni per essere ottimisti, dice, a patto di impiegare la propria esperienza nell’elaborare una strategia per sopravvivere e magari anche per vincere. Intanto occorre mantenere le capacità belliche della nazione basandosi sui nuovi sistemi robotici e semiautonomi. Poi è necessario andare oltre i vecchi principi di reclutamento che si basano su dottrine da Prima e Seconda Guerra mondiale.
Mobilitazione e smobilitazione
In prima linea non è più indispensabile avere una presenza umana costante. Oggi sta svanendo la differenza tra fronte e retrovie, dato che gli obiettivi strategici sono l’annientamento dell’economia tramite la distruzione delle infrastrutture e la riduzione della resilienza dei cittadini tramite gli attacchi a obiettivi civili. Bisogna introdurre una mobilitazione “intelligente”, dice, che tenga conto dei cambiamenti nei metodi bellici. Vi sono vari modelli da analizzare e discutere, spiega, ad esempio il trasferire determinate funzioni alle compagnie militari private e a un sistema nazionale con tempistiche di servizio precise. Di smobilitazione in tempo di guerra si discute spesso in Ucraina, dice Zaluznhy, secondo cui sarà possibile effettuarla elaborando una nuova dottrina smart che deriverà dall’implementazione delle nuove misure.
Zaluzhny sopravanza Zelensky
Come evidenzia Ted Snider, gli ucraini si vedono sottrarre giorno dopo giorno quella vittoria finale che era loro stata promessa da Zelensky e suggerita dagli alleati euroamericani. I russi avanzano poco per volta e stanno prendendo tutto il Donbass, mentre la società ucraina si spacca sotto il peso della fatica bellica e degli scandali di corruzione. I cittadini ucraini potrebbero quindi essere pronti ad accogliere un nuovo leader: come sottolinea il sociologo Volodymyr Ishchenko, occorre valutare i sondaggi su chi sia la figura di cui si fidano maggiormente. La popolarità di Zelensky è calata dal 62% di gennaio al 58% di aprile. Come presidente post-bellico, solo il 28% degli ucraini lo vorrebbe. Intanto il suo capo di staff Budanov e l’ambasciatore Zaluzhny sono al 70% e oltre.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


