Vittoria di Pashinyan larga e contestata: incertezze sul prossimo Parlamento armeno
Le elezioni politiche in Armenia hanno generato risultati ancora da verificare. La vittoria del premier Pashinyan è fuori discussione, ma la sua misura determinerà il futuro del Paese. Per il momento si preannuncia un Parlamento infuocato.
Risultati quasi ufficiali
La Commissione Elettorale Centrale armena pubblicherà i risultati ufficiali domenica 14 giugno. Visto il riconteggio in atto e le contestazioni che pare proseguiranno a lungo, per il momento i dati vanno considerati con un ampio margine di cambiamento. La vittoria del partito di governo Contratto Civile è netta, ma non risolutiva per i progetti che il premier Nikol Pashinyan ha in mente. Il conteggio preliminare gli assegna il 49,8%, una percentuale che riflette il calo progressivo rispetto al 70% del 2018 e al 54% del 2021.
Al secondo posto è arrivata col 23,3% Armenia Forte, la formazione dell’uomo d’affari armeno-russo Samvel Karapetyan. Poi con quasi il 10% vi è Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan. Questi tre partiti sono sicuri di avere dei seggi in Parlamento, mentre lo stesso non può ancora dire Armenia Prospera dell’imprenditore Gagik Tsarukyan, che per adesso è sotto il 4%. Infine gli altri 14 partiti rimasti sotto quella soglia minima vedranno le proprie percentuali riassegnate proporzionalmente a chi è riuscito a eleggere i suoi candidati all’Assemblea Nazionale della Repubblica Armena, il Parlamento di Erevan.
Riconteggio in atto
Se i risultati preliminari saranno sostanzialmente confermati, allora solamente tre partiti formeranno la prossima legislatura. E Contratto Civile con 64 deputati su 150 avrà il diritto di nominare funzionari e ufficiali di alto livello statale e soprattutto la forza politica per approvare modifiche costituzionali senza interpellare l’opposizione. Armenia Forte avrebbe infatti solo 28 scranni e Alleanza Armena appena 12. Adesso però è in corso il riconteggio dei voti in molte circoscrizioni. Nella capitale sono scrutinati nuovamente quasi tutti i seggi, dopo la segnalazione fatta da un candidato del partito Ali dell’Unità.
La Commissione elettorale ha comunicato di aver ricevuto richieste di riconteggio anche dalle due delle tre principali forze politiche di opposizione. Se ad Armenia Prospera verranno riconosciuti ancora pochi voti, circi lo 0,004% del totale, allora entrerà in Parlamento e abbasserà la quantità dei deputati di Contratto Civile a un livello tale da impedire le iniziative legislative unilaterali di Pashuynian. Quest’ultimo comunque già adesso ha i numeri per formare un nuovo governo da lui guidato, ma per le modifiche costituzionali dovrà cercare consensi.
Contestazioni ufficiali
L’ex presidente Kocharyan ha detto che farà appello alla Corte Costituzionale per annullare i risultati. Diversi partiti hanno già denunciato irregolarità e azioni sleali effettuate dal governo nel corso della tornata elettorale. Il premier aveva infatti blandito gli elettori coi tre vertici internazionali organizzati appena pochi giorni prima delle elezioni, coi cittadini ingolositi dalla prospettiva della futura assistenza finanziaria dell’Europa e dell’allentamento del regime dei visti con la UE. Ma Contratto Civile avrebbe usato anche metodi meno morbidi: membri e simpatizzanti delle forze di opposizione sono stati arrestati, mentre gli impiegati statali hanno subito pressioni e intimidazioni per andare a votare.
Pashinyan aveva poi dichiarato la sua “storica vittoria” già all’inizio dello spoglio delle schede. Contro lo stesso Tsarukyan, leader Armenia Prospera, le autorità hanno lanciato un’indagine penale appena dopo le votazioni, impedendogli di lasciare il Paese. Una mossa che le opposizioni giudicano chiaramente finalizzata a bloccare qualsiasi tentativo di contestare l’esito di domenica. Il partito di governo ha a sua volta denunciato le scorrettezze messe in atto dalle opposizioni, che vanno dalla compravendita di voti alla corruzione vera e propria.
Timori a Baku e Bruxelles
A Pashinyan potrebbero venire a mancare quei pochi seggi in Parlamento che gli darebbero una libertà di azione politica praticamente assoluta. Con una maggioranza di 64 deputati potrebbe infatti far approvare le modifiche costituzionali che gli stanno più a cuore, quelle necessarie ad attuare le promesse fatte all’Azerbaigian, con cui si era impegnato a cedere definitivamente il territorio dell’Artsakh (meglio conosciuto come Nagorno-Karabakh). A Baku sono preoccupati: se col riconteggio dei voti le opposizioni prendono qualche seggio in più, potrà saltare la ratifica degli accordi siglati col presidente Ilham Aliyev.
E non sarebbe certo l’unico punto sul quale all’Assemblea Nazionale il dibattito bloccherebbe le iniziative del governo, soprattutto quelle per spingere Yerevan verso Bruxelles e lontano da Mosca. Questa strada Pashinyan l’ha già intrapresa, ma non può percorrerla troppo in fretta, altrimenti perderebbe dei benefici sicuri senza sapere se otterrà davvero quelli nuovi. La Commissione europea, si sa, potrebbe rimangiarsi gli inviti e le promesse non appena la convenienza politica lo suggerirà. L’Armenia resterebbe davvero sola e Pashinyan passerebbe alla storia come l’uomo che vinceva le battaglie elettorali e perdeva le guerre e le occasioni epocali.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor


