Migranti: la “lezione al mondo” della Tunisia tra rimpatri volontari e controllo delle frontiere

Migranti: la “lezione al mondo” della Tunisia tra rimpatri volontari e controllo delle frontiere

10 Giugno 2026 0

Non è solo un’operazione di polizia, né una semplice gestione di flussi migratori. Per Tunisi, quello che si sta consumando in queste ore lungo l’asse che collega la capitale ai campi del governatorato di Sfax è un messaggio globale, una “lezione al mondo” su come uno Stato sovrano possa difendere i propri confini e, al contempo, la dignità umana.

In Tunisia, migliaia di migranti subsahariani vengono salvati dalle mani di reti criminali che trafficano esseri umani e strappati da una morte quasi certa in mare. È così che l’azione tunisina si trasforma in un atto di salvataggio umanitario contro una minaccia transnazionale.

La macchina dei rimpatri volontari: il fulcro del Chilometro 21

La traduzione pratica di questa dottrina si materializza ogni giorno nel campo del chilometro 21 di El Amra, nel governatorato di Sfax. È qui che si concentra la strategia strutturata dal presidente della Repubblica, Kais Saied, e implementata dalla Guardia Nazionale, volta a fare del ritorno volontario assistito l’unica via d’uscita in sicurezza per migliaia di subsahariani. Proprio in queste ore, come confermato ad “Agenzia Nova” dal portavoce della Guardia Nazionale tunisina, il generale di brigata Houssem El Din Jebabli, circa 250 migranti di diverse nazionalità sono stati evacuati da Tunisi e trasferiti verso il centro logistico di El Amra.

Le cifre complessive del piano sono imponenti: oltre 27.000migranti subsahariani hanno già lasciato legalmente il Paese grazie alla cooperazione tra il ministero dell’Interno e l’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni); 4.620 persone hanno beneficiato specificamente del dispositivo di rientro volontario del governo tunisino dal suo lancio a luglio 2025 ed altrettanti sono oggi in attesa dei voli di rimpatrio. “Il campo del chilometro 21 resta un punto nevralgico della strategia tunisina basata su un approccio umanitario e conforme alla legge”, spiega Jebabli. Le operazioni, assicura l’ufficiale, sono quotidiane, con voli regolari che rimpatriano gruppi compresi tra le 230 e le 250 persone alla volta, tra cui molte donne e bambini.

Il “doppio approccio”

La Tunisia rivendica un primato: essere riuscita a coniugare le esigenze di sicurezza nazionale con il rispetto dei diritti umani attraverso un “doppio approccio securitario e umanitario” che, secondo la Guardia Nazionale, “non ha precedenti comparabili”. Il governo respinge con forza le accuse e i video diffusi sui social network, liquidati come una “rappresentazione distorta” della realtà.

Lo smantellamento degli accampamenti informali a El Amra e Jebeniana, secondo la versione ufficiale, è avvenuto senza violenza: “Non è stato lanciato neppure un candelotto lacrimogeno”, garantisce Jebabli, sottolineando che le forze dell’ordine hanno solo protetto il personale della Mezzaluna Rossa tunisina, degli scout e della Protezione Civile.

I migranti vengono trasportati in autobus climatizzati e ricevono assistenza alimentare e logistica.

La stretta sui confini e la fine del transito

Per blindare il Paese e cancellare definitivamente l’immagine della Tunisia come hub di transito verso l’Europa, Tunisi ha messo in campo una vera e propria barriera tecnologica e militare. Le grandi partenze via mare verso l’Italia, fanno sapere da Tunisi, appartengono ormai al passato e i numeri del Viminale lo confermano.

Il fenomeno migratorio, favorito nell’ultimo decennio dall’abolizione dei visti per molti Paesi africani – che ha spinto molti a rimanere illegalmente dopo la scadenza di permessi per studio o cure mediche –, viene ora gestito con il pugno di ferro. Dopo la fase della “sensibilizzazione” e del ritorno volontario, la Tunisia traccia la sua linea rossa: non sarà la terra d’asilo di nessuno, ma il laboratorio di una nuova e organizzata sovranità migratoria.

Rafforzare sostegno multilaterale per salvare vite

In questo quadro, la sostenibilità del modello tunisino dipenderà in misura decisiva dalla capacità di trasformare l’attuale gestione emergenziale in un dispositivo strutturato e condiviso a livello multilaterale. Il rafforzamento del sostegno tecnico e finanziario dell’Oim, insieme a un impegno più coordinato della comunità internazionale, appare essenziale per accelerare le procedure di accoglienza temporanea, garantire condizioni adeguate nei centri di transito e rendere più rapidi ed efficaci i programmi di rimpatrio volontario assistito portati avanti dalla Tunisia.

Solo un maggiore coinvolgimento dei partner internazionali potrà infatti ridurre la pressione sui dispositivi nazionali, assicurando al tempo stesso il rispetto dei diritti fondamentali e una gestione ordinata dei flussi, evitando criticità umanitarie ricorrenti ed ulteriori morti in mare.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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