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Messico: dimissioni del capo dell’antiriciclaggio e lotta alla corruzione

Si è dimesso a causa di uno scandalo il capo dell’unità di intelligence finanziaria del Dipartimento del Tesoro messicano, Santiago Nieto. A inizio novembre ha organizzato una sontuosa festa di matrimonio ad Antigua, città del vicino Guatemala, alla quale hanno partecipato ospiti di rilievo tra i quali il responsabile del settore turismo di Città del Messico (poi dimessosi anch’egli). Sull’aereo privato che li trasportava sono stati trovati 35mila dollari in contanti: la somma aveva una giustificazione e una documentazione fiscale, ma la spiegazione non è bastata a mitigare l’effetto negativo che tutto lo sfarzo ha avuto sull’immagine del funzionario numero uno dell’antiriciclaggio, nonché forte sostenitore della campagna presidenziale contro la corruzione. Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (chiamato spesso con l’acronimo AMLO), noto per la sua condotta austera e contraria agli sprechi, non poteva rimanere indifferente di fronte alla circostanza, che ha definito scandalosa, pur trattandosi di una questione privata. Nel frattempo, un giudice federale degli USA, a seguito della richiesta fatta dal Messico, ha deliberato l’estradizione di César Horacio Duarte Jáquez, ex governatore dello Stato del Chihuahua, in carica dal 2010 al 2016. Su di lui pesano le accuse di complotto e di appropriazione indebita di fondi governativi, che il giudice americano ritiene possano essere fondate e dunque soddisfacenti i requisiti per la consegna alle autorità messicane di Duarte, arrestato a Miami nel luglio del 2020 e che ora ha 60 giorni per fare ricorso. I suoi difensori affermano che sia in realtà vittima di una persecuzione politica attuata dal suo successore Javier Corral Jurado, visto anche il clima attuale in cui diversi governatori sono sotto accusa oppure già condannati per corruzione, tra cui Javier Duarte de Ochoa, che ha guidato il Veracruz dal 2010 al 2016, e Roberto Sandoval Castañeda, in carica nel Nayarit dal 2011 al 2017.

A una seduta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il presidente Obrador ha denunciato come le Nazioni Unite non abbiano mai fatto nulla di significativo per migliorare le condizioni del poveri nel mondo e ha al tempo stesso dichiarato che il Messico lancerà la proposta di un piano globale per alleviare la povertà di 750 milioni di persone che vivono con meno di due dollari al giorno: Non è mai troppo tardi per fare giustizia. Oggi è il momento per agire contro la marginalizzazione, occupandosi delle cause e non solo delle conseguenze. Sarebbero tre le sorgenti da cui attingere per beneficiare direttamente i poveri, senza passare da quegli enti intermediari che spesso utilizzano larga parte del denaro ricevuto per uffici e consiglieri: una contribuzione “volontaria” del 4% all’anno da parte delle 1000 persone più ricche del mondo, una simile da parte delle maggiori 1000 aziende, e un versamento dello 0,2% del PIL dei Paesi del G20. Il presidente messicano ha indicato nella corruzione una delle cause più potenti per l’iniqua distribuzione della ricchezza sul pianeta, corruzione non solamente economica, ma anche morale e politica. Obrador, alla sua seconda uscita dal Messico dopo il suo insediamento nel 2018, ha detto di applicare nel suo Paese la formula di abolizione della corruzione e di aver allocato i fondi così liberatisi al benessere dei cittadini, attenendosi al criterio del bene comune e dei poveri per primi.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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