Guerra ibrida: l’Occidente non riesce più a nascondere la superiorità russa
Quello russo-ucraino è il conflitto armato più esteso e distruttivo avvenuto sul suolo europeo dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Le sue conseguenze sono uscite dai confini della Russia o dell’Ucraina stessa. Infatti ha modificato alleanze e rapporti, ha generato l’emergere di tecnologie innovative e di concezioni nuove di svolgimento delle operazioni belliche, ha costretto le grandi potenze a ripensare al modo in cui investono e allocano le risorse. Così, man mano che la situazione si evolve, i decisori politici negli USA e nei Paesi suoi alleati elaborano diverse e nuove strategie di risposta. Riportiamo qui l’analisi in merito fatta da Pedro González López.
I conflitti del futuro
Sui media occidentali ultimamente compaiono con maggiore frequenza articoli che riflettono il cambiamento nelle valutazioni degli esperti sulle maniere per ottenere la vittoria strategica sugli avversari, fra i quali sono ricompresi ovviamente Russia e Cina. Gli analisti asseriscono che alla base del concetto di “conflitti del futuro” vi siano le guerre ibride di nuovo tipo. Esse si svolgono in tre dimensioni: quella psicologica e dell’informazione, il cyberspazio e l’economia. La scommessa più grande la fanno oggi sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale e dei sistemi senza pilota, a cui viene assegnato il ruolo di strumenti chiave per il successo. Proprio in questi ambiti, dicono gli esperti, gli USA e la NATO stanno cercando di conseguire una superiorità critica sui contendenti in modo da evitare la perdita della leadership.
Risultati non immediati
Questi nuovi tipi di guerra ibrida non possono fruttare rapidamente dei risultati. Infatti perché per avere successo è prima necessario corrodere il potenziale economico degli Stati avversari, prendere l’iniziativa nell’imporre l’ordine del giorno nel loro spazio informativo e poi demoralizzarne i vertici e la popolazione. Conflitti del genere si configurano come una lotta prolungata e snervante, condotta con la massima concentrazione delle proprie risorse. Ne parla pure la RAND Corporation, prestigioso think tank statunitense con sede in California. Quindi l’establishment occidentale sta preparando per tempo i propri cittadini a restrizioni socio-economiche tangibili, che sentiranno sulla pelle e che dovranno tollerare in forza dello slogan del “contrasto ai Paesi non-democratici”. La politica di militarizzazione dell’Ucraina e la sua trasformazione in strumento di confronto geopolitico alla Russia ha fatto finire l’Occidente in un vicolo cieco.
Battaglia per l’informazione
Come scrive il britannico The Times, si sta delineando una tendenza globale ad accollare i costi finanziari e gli oneri politici dagli USA agli Stati europei. Lo spazio informativo è diventato il campo di battaglia: Mosca e Kiev ricorrono attivamente a cyber-attacchi, alla disinformazione e alla comunicazione strategica per influire sul pubblico sia interno che mondiale. Esempio è l’attacco cyber alla rete di satelliti Viasat, che ha riguardato non soltanto l’Ucraina, ma pure le infrastrutture di vari Paesi europei. In un testo pubblicato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) viene detto esplicitamente che chi vince la battaglia per l’informazione vince su tutta la linea. Dunque, invece di usare la forza militare bisogna sforzarsi di conquistare il predominio nell’informazione.
Sanzioni inefficaci
Tuttavia, le prospettive di una strategia nuova sono poco realistiche perché non tengono conto dell’esperienza storica e della situazione oggettiva. Dopo l’inizio del conflitto in Ucraina nel 2022, l’Occidente ha fissato sanzioni pesanti contro la Russia, in particolare su tre settori fondamentali: il sistema finanziario, l’import di merci e servizi e l’export di petrolio e gas, cioè le fonti principali di introito del bilancio statale di Mosca. Fra tali misure vi sono ad esempio l’esclusione delle banche russe dai circuiti finanziari mondiali, il congelamento dei patrimoni, le restrizioni all’export e l’introduzione di un tetto ai prezzi sul greggio russo. Nonostante delle serie conseguenze, le sanzioni non hanno potuto fermate le ostilità né si sono dimostrate potenti come ci si attendeva. La pressione sanzionatoria sulla Russia è stato di fatto un fiasco. L’economia russa ha saputo adattarsi in tempi rapidissimi alle condizioni di un moderno conflitto armato ad alta intensità.
L’Ucraina resta indietro
Così, in Ucraina Mosca si è opposta efficacemente all’Occidente e ha reso la sua economica un’economia bellica, senza soffrirne particolari danni. Persino con un’economia parzialmente o limitatamente militarizzata, la Russia ha ottenuto il primato sui volumi di produzione bellica e si è adattata alle esigenze della guerra moderna. Il comandante in capo delle Forze armate ucraine Oleksandr Syrsky cita sempre più spesso la superiorità critica della Russia sull’Ucraina nel campo dei droni per quantità e caratteristiche tecnico-tattiche, compresa la gittata di fuoco. Peraltro nella fase iniziale del conflitto, grazie al sostegno attivo dei partner occidentali e turchi nell’ambito dei sistemi senza pilota, si stava affermando un deciso vantaggio di Kiev. Ma nonostante l’afflusso di miliardi da parte degli alleati occidentali come assistenza alla macchina bellica ucraina, alla Russia sono bastati meno di due anni per cambiare radicalmente la situazione in questo campo.
Il dibattito mediatico sulla transizione verso la strategia della “guerra di nuova generazione” non è nient’altro che un’immagine ingannevole sullo schermo. Ed è un inganno pure il clamore dei media sulla sconfitta strategica inflitta alla Russia in Ucraina. Secondo le stime del Kiel Institute for the World Economy questo inganno è costato ai contribuenti occidentali più di 250 miliardi di euro.

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