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In Libia lo spettro del blocco petrolifero è davvero scongiurato? Parola a Bashir Sheik, la ‘Rabbia del Fezzan’

Nella Libia meridionale si riaccendono le tensioni sociali intorno ai campi petroliferi. Dopo il riavvio della produzione grazie al cambio del Consiglio di Amministrazione della National Oil Corporation (NOC) da parte del Primo Ministro, Abdel Hamid Al-Dabaiba, gli attivisti di Aubari tornano a minacciare nuove chiusure. Abbiamo raggiunto Bashir Sheik, capo e cofondatore del movimento giovanile ‘La rabbia del Fezzan’. La scorsa settimana, i rappresentanti della popolazione di Aubari hanno ritenuto responsabili dell’esplosione dell’autocisterna di Bint Bayah i due governi rivali e la locale compagnia petrolifera Brega.

Infografica – La biografia dell’intervistato Bashir Sheik

Grazie Bashir per questa intervista. Come vivono i giovani nel sud della Libia le attuali circostanze che sta attraversando il loro Paese?

“Di certo la situazione peggiora notevolmente, vista la mancanza di carburanti e gas, nonché la continua interruzione dell’energia elettrica, la crisi salariale e la deplorevole situazione economica dei cittadini. L’ultima tragedia di Bint Bayah è stata senza dubbio la goccia che ha fatto traboccare il vaso e la nostra gioventù ora sfida questa ingiustizia ed emarginazione da parte del governo centrale”.

Il 25 ottobre 2018 è nato il movimento “Rabbia del Fezzan”. Tra le vostre richieste c’erano: sostenere l’establishment militare e di sicurezza per proteggere le risorse del popolo libico, proteggere il sud ed estendere lo stato di diritto; sostenere il settore sanitario; riprendere i lavori di manutenzione delle centrali elettriche, la gestione di tutti gli aeroporti del sud; fornire liquidità alle banche dei villaggi e delle città del sud da parte della Banca Centrale della Libia; realizzare il progetto di raffineria nel sud; ecc.…ecc. Quante di queste richieste sono state implementate? Cosa è cambiato dopo 4 anni?

“Effettivamente nessuna di queste richieste è stato soddisfatto, ad eccezione della stazione di servizio di Alhawari. Tutto il resto non è stato ancora attuato. Tutti gli sforzi dei giovani attivisti sono dedicati ad ottenere l’attuazione di queste richieste. Affinché il governo interagisca con questo movimento sembra che prenderemo nuove misure intorno ai giacimenti petroliferi”.

Quindi il cambio di amministrazione di NOC non ha risolto il problema?

“No, non lo ha risolto. La sostituzione della dirigenza della NOC è frutto di un accordo politico tra Dabaiba e Haftar, nulla è cambiato. Soprattutto per noi cittadini: carburante e gas non sono disponibili, così come la liquidità. Le crisi incombono su di noi”.

Onestamente, la chiusura dei pozzi petroliferi è una questione politica o un mezzo per far sentire i problemi della gente?

“È l’unico modo per esercitare pressioni sul governo e, sfortunatamente, questo è l’ultimo mezzo che abbiamo visto funzionare per risolvere il problema”.

Di recente, in Italia, ha sollevato discussioni la possibilità che il governo libico possa tagliare le forniture di gas al nostro Paese. La Libia esporta gas in Italia, ma i suoi cittadini, soprattutto nel Fezzan, hanno tutti gas ed elettricità nelle loro case?

“Questo è il problema, esportiamo mentre le persone e i cittadini all’interno del paese non hanno nulla”.

Crede che ci sia del razzismo tra i cittadini libici sulla costa nei confronti della popolazione meridionale?

“No, il problema non è il razzismo, ma l’ingiustizia e l’emarginazione. I cittadini, tutti si conoscono e si amano, ma la gestione del sud da parte del Governo centrale è sempre stata pessima. Tutti i governi, compresi i funzionari provenienti dal nostro popolo del sud che credono di rappresentarci”.

Che peso hanno i paesi stranieri sulle attività petrolifere? Ci sono paesi che utilizzano la chiusura degli impianti a loro favore?

“Penso che le agende politiche esterne siano sempre coinvolte nella questione delle chiusure, ma l’intervento popolare e l’attivismo regionale sono molto diversi dalle chiusure precedenti per il governo o per determinate richieste del Governo”.

Chi sono oggi i maggiori leader nel sud della Libia?

“Non ci sono veri leader, nessun vero rappresentante, e la strada vince per la sua volontà e il suo scopo, vedendo che tutti sono stati ingiusti e disonesti nei loro confronti. Non c’è alcun individuo considerato dal popolo del sud un suo vero rappresentante”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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