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Forum delle famiglie, Ciccarelli: famiglie e bambini lasciati soli in questa pandemia dal Governo. Necessario assegno unico e allargamento congedi parentali retribuiti

Il DL Rilancio ha evidenziato ancora una volta la debolezza delle politiche del Governo giallo-rosso in materia di famiglia. Non è un caso che stiano diventando quotidiani gli attacchi delle associazioni di genitori, per denunciare l’assenza di una strategia complessiva di riorganizzazione dei servizi per la famiglia. Proprio su questo tema Strumenti Politici ha chiesto a Emma Ciccarelli, vicepresidente nazionale del Forum delle Famiglie, di raccontare le sue impressioni al riguardo.  

Infografica – La biografia dell’intervista Emma Ciccarelli

– Come valutate l’azione del Governo di questi ultimi mesi? 

– Come Forum delle Famiglie, dall’inizio della pandemia abbiamo sempre lamentato che, pur avendo retto il Paese, il “soggetto famiglia” non è mai stato adeguatamente preso in considerazione dal Governo. Non si è mai avuta la sensazione che la politica comprendesse il maggiore carico che crea il fatto di avere dei figli. Le incongruenze nelle misure adottate sono palesi: si pensi all’erogazione di 600 euro alle partite IVA. Non si può considerare che quella cifra vada bene per chiunque, senza prima mettere in conto il nucleo familiare. Si tratta di un’ingiustizia sociale: a parità di retribuzione, infatti, quel bonus ha un effetto ben diverso se sei single o se hai delle persone a carico.     

– Quali azioni state intraprendendo come Forum Famiglie per sollecitare l’azione del Governo?

– Durante un incontro al termine della Fase 1 abbiamo presentato a Conte una serie di proposte, tra cui l’introduzione dell’assegno unico, politiche di sostegno per la scuola paritaria, l’estensione dei congedi parentali e del bonus baby sitter. Alcune di queste proposte sono state acquisite nel DL Rilancio, mentre su altre sappiamo che il Governo sta ancora ragionando.

– Credete che il governo Conte varerà un nuovo decreto per venire incontro alle istanze delle famiglie italiane?

– Stiamo alle parole del presidente del Consiglio, che ancora ieri ha ribadito in una dichiarazione rilasciata ad Ansa che potenzierà il Familiy Act con misure economiche a sostegno della famiglia e della natalità. Prendiamo atto che probabilmente hanno capito i limiti della manovra appena varata, una manovra economica che punisce chi si prende delle responsabilità, cioè i genitori. I minori, i loro diritti, sono stati completamente ignorati – non ci stancheremo mai di dirlo – sia dal punto di vista economico che sotto il profilo dell’istruzione. 

– Avete la sensazione che l’Italia corra il rischio che a settembre salti il comparto della scuola paritaria dedicata alla prima infanzia?

– Assolutamente sì. E’ da giorni che stiamo tentando di far recepire questo allarme al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e più in generale al Governo. Le scuole paritarie sono scuole pubbliche a tutti gli effetti. È in atto una discriminazione molto grave nei loro confronti, di stampo prettamente ideologico, che si scontra coi diritti delle famiglie sanciti dalla Costituzione. Ci vorrebbero in Italia meno valutazioni di tipo ideologico e più scelte legate al buonsenso e alla realtà quotidiana.

– L’Italia avrebbe fatto bene a delegare all’Unione Europea i criteri e le linee guida per la ripartenza in sicurezza della Fase 2 nelle scuole e nelle altre attività? 

– Il virus ha peculiarità diverse tra Stato e Stato, anzi tra regioni e regioni; vi è poi il problema dei comparti Sanità in Paesi molto diversi. Quindi sarebbe stato difficile delegare in toto la responsabilità all’UE. Diversa è la questione dei criteri standard per la riapertura, che sono di natura oggettiva, come i metri di distanza e il numero di insegnanti per bambino. Ecco, su questo punto forse delle regole comunitarie avrebbero facilitato la ripartenza. Resta il fatto che scontiamo problemi decennali di scarsi trasferimenti e investimenti sulle nostre scuole: abbiamo spazi insufficienti, edifici che non sono a norma o che cadono a pezzi, dunque figuriamoci se possono rispondere a regole di distanziamento sociale. Su questo l’Italia è diversa da altri Paesi: si deve cambiare registro.

– Considerate sufficiente la rimodulazione dei congedi parentali nel DL Rilancio?   

– Come Forum abbiamo chiesto più dei 30 giorni di congedo previsti attualmente. Da qui ad agosto sono insufficienti: è evidente con le scuole della prima infanzia, che resteranno chiuse, e con i centri estivi a rischio. Uno dei grossi problemi che continuiamo a riscontrare nella politica italiana è che non capisce che il servizio di sostegno e di gestione dei figli è da considerarsi come welfare. È un lavoro vero e proprio che deve trovare riconoscimento e sostegno da parte dello Stato. Avevamo chiesto, per esempio, almeno un 70% della retribuzione garantita: ma la proposta, ovviamente, non è stata accettata. E pensare che basterebbe imitare gli altri Paesi membri dell’Unione Europea… Guardiamo alla Germania: alcune donne professioniste si sono riunite in una class action e hanno presentato fatture al Governo federale, quantificando il loro lavoro a casa con i figli per una cifra attorno ai 4mila euro al mese. 

– Se il premier Conte desse realmente seguito alla revisione del Family Act, quale misura vorreste vedere inserita?

– Ci aspettiamo l’assegno unico: significherebbe infatti che inizieremmo a vedere uno Stato che considera i figli un investimento per il suo futuro. E per come l’abbiamo formulato, potrebbe dare una risposta anche ai redditi medi, in modo che possano tirare un sospiro di sollievo. Deve essere chiaro, però, che per un cambio di passo tangibile questo intervento non dovrebbe essere una tantum, ma stabilizzato nel tempo.

– Il Recovery Fund ad oggi è dedicato solo per gli investimenti per spese sanitarie, secondo il Forum non sarebbe il caso di destinare questi fondi anche per ammodernare la scuola italiane e perla rimodulazione dei servizi alle famiglie?

– Non ci siamo espressi su questi aspetti. In Italia persiste ancora un forte retaggio ideologico nei confronti della famiglia e questo impedisce tutta una serie di interventi che invece nel resto d’Europa sono già realtà. Abbiamo un divario da colmare nei confronti della famiglia e di chi si prende delle responsabilità genitoriali… Un forte  impulso e una pressione da parte dell’Europa su questi ambiti – con l’accompagnamento di adeguati finanziamenti – potrebbe aiutare l’Italia ad accelerare le riforme.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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