I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

ESCLUSIVA. Libia: l’ex ministro dell’Istruzione Othman Abdul Jalil annuncia la sua corsa alle elezioni: “Ripulirò il Paese dalla corruzione”

Speriamo di andare alle elezioni il 24 dicembre. L’incontro dei giorni scorsi a Tunisi è arrivato al momento giusto, perché ci sono alcuni gruppi ed alcune istituzioni che cercano di posticipare o annullare le elezioni. L’obiettivo del meeting è stato quello di promuovere le elezioni, suggerire alcune linee guida ai candidati su come condurre le loro campagne elettorali, accettando i risultati delle elezioni. Hanno partecipato molte persone influenti, provenienti dalla Camera dei Rappresentanti, Alto Consiglio di Stato, e dal Libyan Political Dialogue Forum, ed altre figure davvero molto influenti. Sono emersi degli ottimi consigli”. Racconta, il Dr. Othman Abdul Jalil, ex ministro dell’Istruzione nel Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez al-Serraj.

Abdul Jalil è stato l’unico o uno dei pochi ministri performanti nel precedente esecutivo: ha dato vita a diverse scolarship e partenariati con i Paesi stranieri, inclusa l’Unione Europea, per permettere ai libici di studiare all’estero. Ha avviato una profonda riforma del sistema scolastico, riuscendo ad apportare miglioramenti sostanziali, attesi dai libici per decenni. Othman Abdul Jalil è un genetista, ha conseguito un master presso la Mc Gill University in Canada, ed oggi è un professore alla Facoltà di Medicina dell’Università di Tripoli. “Non sono stato coinvolto in politica – racconta di sé – fino a quando non sono stato nominato ministro dell’Istruzione. Questo mi ha fatto capire come funziona, ed è stato davvero interessante perché attraverso la politica si possono fare tante cose buone per il Paese e per le persone. Sono uno scienziato di formazione e questo non ha nulla a che fare con la mia pratica ora, ma l’esperienza che ho avuto come ministro è stata davvero molto ricca perché mi ha permesso di capire come devono essere fatte le cose. Questo è un grande vantaggio per me rispetto ad altri concorrenti”.

Infografica – La biografia dell’intervistato Othman Abdul Jalil

Quindi correrà alle prossime elezioni?

Sì.

E correrai da solo o con qualsiasi coalizione?

“Finora, sono indipendente. Non appartengo a nessun partito, ma mi presento come tecnocrate che sa come vanno le cose in Libia. Penso di aver avuto una buona esperienza come ex ministro. Se in futuro sarà necessario fare qualche coalizione, ci posso pensare. Voglio dire, non ho obiezioni.

E se dovesse fare una coalizione? Per esempio se dovesse scegliere un’altra personalità come presidente, chi sceglierebbe? Le faccio qualche nome: Fathi Bashagha…

“Va bene, scelgo Fathi Bashagha. Io e Fathi abbiamo avuto un buon rapporto in passato poiché eravamo ministri nello stesso Governo. Siamo molto vicini; possiamo lavorare insieme bene. Quindi, sarebbe il primo con cui potrei pensare di fare una coalizione.

Cosa ne pensa del lavoro svolto finora da Abdel Hamid Dbeibah e dal suo governo?

Non sono d’accordo con quello che sta facendo. Sono molto critico nei confronti di questo governo perché non sta facendo le cose nel modo giusto e non sta lavorando per il bene del paese. Penso che stiano sprecando così tanti soldi e c’è molta corruzione. Se continuano così, affonderanno davvero il paese”.

Puoi farci alcuni esempi di ciò che davvero non le piace?

“Tutta la pubblicità che Dbeibah sta facendo a spese del miglior interesse della Libia, tutti i soldi e i contratti di miliardi e miliardi, che sappiamo non costano nemmeno il dieci per cento di quello che sta pagando la Libia. E lo fa senza nessuna approvazione, non seguono nessun regolamento. Hanno appena firmato un contratto da quattro miliardi, dieci miliardi… e non parlo di milioni, ma di miliardi! Inoltre, stanno facendo altre cose ora, spendendo come matti per gli stipendi nel paese perché la loro politica è solo mostrare che stanno facendo le cose, ma nel modo sbagliato”.

Quindi, pensa che il governo di unità nazionale stia comprando le persone?

“Si, esattamente”.

Perché lo stanno facendo? Cercano di convincere la gente a restare più a lungo o Al-Dbeibah ha già iniziato la sua campagna elettorale?

“Penso che stia lavorando su entrambi. Gli piacerebbe rimanere più a lungo, prima delle elezioni, perché non vuole correre il rischio. Non biasimo i libici, perché le loro condizioni sono pessime, quindi posso capirli. Ma per lui, o per chiunque sia in carica, farlo è una cosa molto brutta. Quindi, vuole rimanere più a lungo se può, o in caso contrario, andrà alle elezioni anche se ora non gli è permesso di candidarsi a causa dell’impegno e della promessa che ha fatto quando è stato scelto come primo ministro dal LPDF. Ma non gli interessa infrangere nessuna promessa, nessuna alleanza, nessuna regola, nessuna cosa in nessun momento. Questa è un’altra cosa che non mi piace di lui e lo critico pubblicamente”.

Se sarà eletto presidente, quali saranno le sue priorità?

“È un grande programma ovviamente e non posso riassumerlo in poche parole, ma mi sto concentrando sull’educazione per ricostruire il Paese. Se riusciamo ad applicare i piani di riforma del sistema educativo che ho, il paese sarà molto diverso tra qualche anno. Sicuramente, la sicurezza è un’altra questione su cui dobbiamo lavorare, e la riconciliazione nazionale. Il mio cavallo di battaglia, da quando ero ministro, è combattere la corruzione. La corruzione è una cosa seria, è ovunque nel Paese, in tutti i settori e a tutti i livelli. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia forte, informato e, come si dice in Libia, molto pulito. Quindi, dobbiamo ridurre al minimo la corruzione, migliorare l’istruzione, migliorare la sicurezza al livello normale e lavorare sulla riconciliazione nazionale poiché i libici, dal 2011, si stanno solo combattendo tra loro. Queste sono le quattro priorità principali del mio programma. Allora possiamo lavorare sullo sviluppo, sulla diversificazione della nostra economia che si basa principalmente sul settore petrolifero, ma il petrolio finirà molto presto. Energia pulita, green economy sono i principali progetti a cui sto pensando, e zone franche. Il mio programma è semplice, diretto e non abbiamo bisogno di spendere così tanti soldi come sta facendo lo stato libico in questo momento”.

Stava facendo davvero un buon lavoro come ministro dell’istruzione nel GNA, era uno dei pochi ministri che stava raggiungendo buoni risultati, almeno a giudicare dall’esterno. Può raccontarci la sua esperienza nel governo Serraj e cosa è andato storto alla fine?

“Grazie. Sicuramente, essendo un professore, quando sono stato nominato ministro dell’Istruzione, sapevo davvero cosa bisognava fare. Quindi, non mi ci è voluto molto per iniziare a riformare il sistema educativo. C’è davvero tanto da dire su questo e il tempo forse non basta per spiegare tutto. L’intero lavoro si è basato su una riforma totale dell’istruzione, dalla scuola primaria all’università, borse di studio e centri di ricerca. È un compito duro e, sulla base della testimonianza di tante persone, quello che è stato fatto in quei due anni in cui ero in carica, non è stato fatto in venti o trent’anni. È qualcosa di buono, perché abbiamo toccato tanti aspetti e dato alle persone l’esempio che il cambiamento è possibile. Questo, per definizione, crea dei nemici. Come ad esempio quando ho fermato gli stipendi di 153mila dipendenti fantasma, a qualcuno non è piaciuto. Questo è un esempio delle tante cose che ho toccato che alla gente non sono piaciute. Oppure quando ho introdotto la valutazione per i docenti, gli esami per gli studenti… e così via. Quello che abbiamo veramente cercato di fare è stato eliminare la corruzione dal Ministero a tutti i livelli, verificando i contratti, ecc. Questo mi ha creato tanti nemici qua e là. E alla fine, credo che ci siano riusciti, spingendo Serraj a dividere in due il Ministero. Per me, questo era inaccettabile perché non c’era motivo per fare tale azione. Era l’unico Ministero che funzionava in modo efficiente in quel momento. Tecnicamente, per la mia comprensione, non si può dividere l’Educazione in due, tutti i livelli sono interconnessi. Se si divide il Ministero in due, tutto andrà ancora peggio perché ognuno lavorerà in modo indipendente. Quindi, ho capito, e anche lui ha ammesso, che era per la pressione di molti gruppi che non gradivano quello che stavo facendo. Quindi non mi hanno convinto e me ne sono andato. Mi sono dimesso pubblicamente e in onda. Era qualcosa di nuovo almeno, i libici non erano abituati a vedere le dimissioni di un ufficiale statale. Lo stesso Serraj è un bravo ragazzo. Non posso davvero dire molto su di lui. Mi ha lasciato fare quello che pensavo fosse giusto e non ha mai interferito”.

Ma poi l’ha sostituito con qualcuno che è stato molto criticato in tutto il paese. La gente lo accusava di essere islamista, legato a terroristi… non so se vero o no, ma questo era quello che diceva la maggioranza dei libici…

“Sì, le accuse di essere estremista, legato a terroristi e corrotto, ma non so se siano vere o meno. Dopo che me ne sono andato, Serraj non ha più diviso il Ministero, il che conferma che questo non era in realtà il motivo, e il vero motivo era che io rimanessi fuori. Questo è tutto. Una delle cose di cui mi pento è che gli abbiamo permesso di fare ciò che volevano. Ecco perché sto tornando ora per le elezioni, pulirò il paese da tutta la corruzione, tutto questo casino. Possiamo farlo”.

Lei è di Zintan, la città rappresenta un importante collegamento tra l’est e l’ovest, e anche tra il sud e la costa della Libia. Specialmente quando si parla dell’aspetto militare. Qual è la sua posizione riguardo alla partenza di mercenari e forze straniere che in particolare Turchia e Russia hanno trasferito in Libia?

Sono stato molto esplicito su questo fin dall’inizio: tutti i mercenari dovrebbero andarsene immediatamente. Nessuna eccezione, tutti, turchi, russi, sudanesi, tutti. Se ne avrò la possibilità, questa sarà la prima cosa che farò: fare in modo che lascino il nostro Paese”.

Come vede Khalifa Haftar? Può avere un ruolo nel futuro della Libia?

“Davvero, non so se sia seriamente intenzionato ad andare alle elezioni o meno. Per me, finché accetta di stare sotto l’ombrello civile e lo stato democratico, se vuole gettare la sua divisa militare e indossare abiti civili, per me va bene e non ho obiezioni. Non voterò per lui, ma se lo sceglieranno i libici non c’è problema, purché garantisca uno Stato democratico. Abbiamo vissuto 42 anni sotto dittatura e non vogliamo tornare indietro. Chiediamo diritti umani e opportunità per tutti, senza distinzioni, libertà di stampa, libertà di parola, pari diritti per le minoranze, comprese donne e giovani. Vogliamo uno Stato moderno come il resto del mondo. Ora siamo nel 2021 e il mondo si sta muovendo così velocemente. Se lui, o chiunque altro, accetta ciò, può candidarsi alle elezioni”.

E se dovesse correre e non vincere, pensa che possa tornare alla sua precedente posizione di comandante generale?

“Immagino dipenda dal nuovo presidente perché sarà il comandante supremo dell’esercito libico e nominerà il comandante generale. Davvero non mi dispiace per il bene del paese e per prevenire la guerra, se qualcuno è professionale nel suo lavoro, può ricostruire un’istituzione militare, voglio dire… perché no”.

Condividi questo post

Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password