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9 Dicembre 2021 – Biden sostiene Ucraina membro della Nato, inutile vertice con la Russia. Cinque aerei statunitensi e francesi scortati fuori dal Mar Nero. Attivista Diritti saudita fa causa a intelligence Usa. Maxi operazione Niger-Burkina Faso contro ribelli jihadisti

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sostiene “l’aspirazione” dell’Ucraina a diventare membro della Nato. Il presidente peraltro rimangiandosi la linea prudente assunta ieri lascia il suo portavoce Jen Psaki il dispiegamento delle truppe russe è stata “un’aggressione” contro l’Ucraina e l’origine della crisi attuale. Vladimir Putin risponde commentando la crisi in Donbass, la situazione del conflitto all’est dell’Ucraina nel Donbass “sembra un genocidio“. Putin in un incontro del Consiglio del Cremlino per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani, citato dalla Tass ha aggiunto “Sia tu che io sappiamo ciò che sta accadendo in Donbass. Sembra effettivamente un genocidio, come hai detto“. Secondo Putin, la russofobia sarebbe il primo passo verso questo “genocidio”. 

L’aeronautica militare russa ha scortato cinque aerei militari statunitensi e francesi in volo sul Mar Nero fuori dal proprio spazio aereo. Lo riferisce il ministero della Difesa, che ha inviato tre jet da combattimento Su-27 per impedire di sconfinare a due aerei da ricognizione Usa, un CL-600 Artemis e un RC-135, due aerei da combattimento francesi, un Mirage 2000 e un Rafale, e un aereo da rifornimento francese KC-135.

L’attivista saudita Loujain al-Hathloul, nota per aver combattuto il divieto alle donne di guidare in Arabia Saudita, fa causa a tre ex ufficiali dell’intelligence e dell’esercito Usa, accusati di aver favorito l’hackeraggio del suo telefono cellulare in modo che un governo straniero potesse spiarla prima che fosse incarcerata a torturata.

Le forze armate del Burkina Faso e del Niger hanno annunciato di aver ucciso un centinaio di “terroristi” in un’operazione congiunta condotta tra il 25 novembre e il 9 dicembre, alla frontiera tra i due Paesi nel mirino di ricorrenti attacchi jihadisti. Le diverse azioni hanno permesso di “neutralizzare una centinaia di terroristi” e di “fermare una ventina di individui sospetti“.

Donald Trump non può bloccare la trasmissione al Congresso di documenti dalla Casa bianca relativi all’attentato del 6 gennaio al Campidoglio. Lo ha stabilito una corte d’appello federale. Questa decisione apre la strada al trasferimento di centinaia di pagine di documenti a una commissione parlamentare incaricata di far luce sul ruolo dell’ex presidente in questo assalto. 

Un incendio, provocato secondo le prime ricostruzioni della polizia da una persona che si è data fuoco, si è sviluppato nel quartier generale del Partito islamista tunisino Ennahda a Tunisi, rende noto l’agenzia Tap. L’incendio ha provocato un morto, la persona che si è data fuoco per protestare contro il licenziamento, un cinquantenne che lavorava nel palazzo, e il ferimento o l’ustione di altre 18. Diverse persone hanno cercato di sfuggire alle fiamme lanciandosi dalle finestre. Già nel dicembre del 2010 un venditore ambulante si era dato fuoco, questa volta per protesta contro la polizia.

In Serbia il movimento di varie organizzazioni ambientaliste che si oppone al progetto di sfruttamento di una grande miniera di litio da parte del gruppo industriale Rio Tinto ha fatto sapere oggi che intende proseguire nelle proteste, nonostante l’annuncio fatto ieri dal presidente Aleksandar Vucic sul ritiro della legge sugli espropri e su modifiche alla legge sul referendum.

La via di fronte all’ambasciata dell’Arabia Saudita in Usa sarà intitolata ‘Jamal Khashoggi Way‘ dopo che il consiglio comunale di Washington ha approvato all’unanimità di dedicarla al giornalista saudita dissidente del Washington Post ucciso e fatto a pezzi nel consolato di Riad a Istanbul nel 2018 da una squadra di agenti del Regno.

Stati Uniti e Israele hanno discusso lo svolgimento di manovre militari congiunte che dissuadano l’Iran dallo sviluppare la bomba atomica, nel giorno in cui riprendono a Vienna i negoziati per riportare in vita l’accordo sul nucleare iraniano.

La polizia del Kosovo ha arrestato un serbo sospettato di crimini di guerra. Come ha reso noto a Belgrado l’Ufficio governativo serbo per il Kosovo, Dusan Arsic (51 anni) è stato fermato la notte scorsa al valico di Jarinje, mentre era diretto in Serbia con i suoi due figli. 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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