Tunisia, l’apocalisse d’acqua: 5 morti e decine di dispersi

Tunisia, l’apocalisse d’acqua: 5 morti e decine di dispersi

21 Gennaio 2026 0

Il cielo sopra Tunisi si è fatto plumbeo domenica sera, poi è venuto giù tutto insieme, trasformando i viali eleganti di Tunisi e i villaggi costieri in fiumi di fango e detriti, dopo due notti passate nel frastuono di tuoni e fulmini. La Tunisia conta le vittime di un’ondata di maltempo senza precedenti recenti: almeno cinque i morti accertati e un bilancio che rischia di aggravarsi con il passare delle ore.

A Moknine, nel governatorato di Monastir, la furia dell’acqua non ha lasciato scampo, travolgendo case e strade. Almeno tre le vittime per colpa del nubifragio, tra loro una giovane donna di quarant’anni, mentre una quarta anziana sarebbe annegata in casa. La quinta vittima è stata ritrovata all’interno della propria auto, secondo quanto annunciato dalla Protezione civile tunisina stamani, trascinata dalle acque nella zona di Sidi Hassoun, nel distretto di Menzel Temime, governatorato nordorientale di Nabeul.

L’esercito in campo per aiutare la popolazione

Il presidente della Repubblica, Kais Saied, ha rotto gli indugi ieri, impartendo istruzioni tassative alle Forze armate e visitando le zone colpite dal nubifragio. Non è più solo un’emergenza civile, ma una crisi nazionale: i soldati sono scesi in strada per affiancare la Protezione civile nelle operazioni di soccorso, concentrandosi soprattutto nelle aree dove le precipitazioni hanno superato ogni soglia di allerta: Monastir, Nabeul, Sousse e la vasta area metropolitana della capitale.
Record storico a Tunisi.

I numeri che arrivano dall’Istituto nazionale di meteorologia descrivono un evento estremo. A Tunisi sono caduti 205 millimetri di pioggia in poche ore. “È un record che non si vedeva da oltre mezzo secolo”, ha dichiarato con voce tesa Mounir Riabi, direttore regionale della Protezione Civile. Località iconiche come La Marsa, Gammarth e il porto di La Goulette sono finite sotto un mezzo metro d’acqua. a spiegato Riabi, ammettendo che le pompe idrovore, in molti punti, si sono rivelate impotenti:

L’innalzamento del livello del mare e l’accumulo sulle strade hanno reso impossibile il drenaggio.

 

Dispersi in mare

Mentre la Guardia Nazionale riusciva a trarre in salvo una donna intrappolata a Zaghouan, lo sguardo dei soccorritori si volge ora con angoscia verso il mare. Cinque pescatori partiti dal porto di Teboulba, nel governatorato di Monastir, risultano dispersi da domenica notte. Uno di loro, a quanto si apprende dalle autorità locali, ha raggiunto la vicina isola di Kuriat a nuoto, dove è stata rinvenuta anche l’imbarcazione che li trasportava.

L’Unione della pesca (Utap) ha lanciato un appello disperato: “servono tutti i mezzi disponibili, motovedette ed elicotteri, per trovarli”. Le raffiche di vento hanno toccato gli 80 chilometri orari, rendendo il Mediterraneo una trappola mortale. Ieri sera, il capo dello Stato tunisino, ha incontrato i loro familiari, garantendo il supporto necessario.

La circolazione stradale riprende faticosamente

La viabilità nazionale è stata messa in ginocchio. Se su alcune arterie principali, come la Nazionale 1 a Ben Arous, la circolazione è ripresa faticosamente, restano intere zone isolate. A Dar Chaabane, l’esondazione del fiume El Kebir ha costretto a deviare il traffico su un unico ponte, mentre a Sousse il moto ondoso ha letteralmente mangiato pezzi della carreggiata sulla litoranee.

Scuole chiuse

Per oggi la Presidenza del Governo ha confermato la chiusura di scuole, università e asili rimarranno chiusi domani in ben 15 governatorati, ovvero Kef, Beja, Jendouba, Siliana, Biserta, Nabeul, Zaghouan, Sousse, Monastir, Mahdia, Sfax, Tunisi, Ariana, Ben Arous e Manouba. Una misura già adottata martedì nel nord del Paese dalla Commissione per la gestione delle calamità naturali, dichiaratasi in riunione permanente. Un “mercoledì nero” di sospensione totale delle attività per evitare che il fango e l’acqua provochino altre tragedie. La Tunisia, impegnata a rialzarsi dopo anni di siccità, pandemia e terrorismo, si scopre oggi vulnerabile di fronte a una natura che ha deciso di presentare un conto pesantissimo, su cui pesa probabilmente anche la responsabilità dell’uomo.

Si cerca di evitare l’emergenza sociale

Mentre l’esercito combatte contro il fango nelle strade, si apre anche il fronte dell’emergenza sociale. Il ministro degli Affari Sociali, Issam Lahmar, ha riunito d’urgenza in videoconferenza i direttori regionali del dicastero per approntare una rete di protezione immediata per le migliaia di cittadini con abitazioni inagibili. L’ordine partito dal ministero è perentorio: coordinamento totale tra municipalità e istituzioni regionali per allestire spazi di accoglienza nelle aree dove l’acqua non accenna a ritirarsi. La priorità assoluta è rivolta alle “zone basse”, quei catini naturali vicini ai corsi d’acqua (gli oued) che si sono trasformati in trappole di fango a Tunisi, Nabeul e Monastir.

Lahmar ha sollecitato uno stato di “massima prontezza”, istruendo i funzionari a rafforzare le scorte strategiche: i magazzini d’emergenza sono stati riaperti per distribuire coperte, generi alimentari e kit di prima necessità. Sopralluoghi porta a porta: unità sociali stanno effettuando verifiche nelle abitazioni colpite per censire i danni e individuare i nuclei familiari più fragili. Supporto finanziario: è stata annunciata l’erogazione di aiuti economici d’urgenza per le famiglie in stato di vulnerabilità, in stretta collaborazione con l’Unione tunisina per la solidarietà sociale.

Una corsa contro il tempo

Dobbiamo adottare la massima cautela e vigilanza”

Lo ha ribadito il ministro, sottolineando che l’intervento deve essere tempestivo per evitare che la tragedia ambientale si trasformi in una crisi umanitaria. La presenza della presidente dell’Unione tunisina per la solidarietà sociale all’incontro d’emergenza conferma la volontà del governo di mobilitare non solo le risorse statali, ma tutto l’apparato del welfare nazionale. La sfida, ora, è garantire che nessuno venga lasciato solo in questa “apocalisse di gennaio“. La conferma è arrivata dallo stesso presidente Kais Saied che nel pomeriggio ha sfidato la pioggia per visitare alcune zone colpite dal nubifragio, tra cui Rades e Grombalia. Una visita atta ad accertare la situazione sul campo e prendere atto delle sofferenze vissute dai residenti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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