Tunisia: 2026 l’anno zero del “nuovo Stato sociale” di Saied, la premier promette crescita ed equità
C’è un’immagine, ieri al Bardo, che riassume tutto: la prima ministra Sarra Zaafrani Zenzri, in tailleur scuro, la voce ferma, mentre dichiara che
il 2026 sarà la data del vero lancio della nuova Tunisia.
Intorno, i deputati “tirati a lucido” per la foto opportunity e gli sguardi attenti dei membri del Consiglio nazionale delle regioni e dei distretti. Sullo sfondo, una Tunisia che cerca di rialzarsi tra inquinamento, disoccupazione e debito, ma che continua a raccontarsi come culla di speranza e laboratorio politico. “Il nostro Paese – ha detto Zenzri – è oggi in grado, sotto la guida del presidente Kais Saied, di scrivere un nuovo capitolo di successo e speranza”. Parole solenni, quasi programmatiche, che aprono la sessione plenaria congiunta dedicata alla legge finanziaria e al bilancio economico del 2026, il cui termine costituzionale per l’approvazione è fissato al 10 dicembre 2025.
Dietro il linguaggio istituzionale, la premier traccia la mappa di un progetto politico che vuole trasformare l’austerità in visione. L’obiettivo dichiarato è un nuovo Stato sociale fondato su giustizia, equità e autonomia. Quello reale, più pragmatico, è garantire la sopravvivenza economica di un sistema ancora fragile, in un contesto di tensione sociale e pressione internazionale.
Il ritorno dello Stato
Nel discorso della premier, il ruolo dello Stato torna al centro. Il governo promette 51.878 nuove assunzioni nel settore pubblico, di cui oltre 22 mila destinate a laureati e disoccupati di lungo corso. È un numero che parla più alla psicologia collettiva che alle casse dello Stato: in un Paese dove il lavoro pubblico è ancora sinonimo di dignità e stabilità, l’annuncio suona come una promessa di riscatto.
Zenzri annuncia anche la regolarizzazione dei lavoratori precari, dei supplenti e dei professori, insieme alla riforma del sistema contributivo per stimolare l’occupazione privata.
La vera riforma – afferma – si basa su trasparenza, responsabilità e rispetto della legge.
C’è, nelle sue parole, un lessico da dopoguerra: ricostruzione, fiducia, giustizia. È la lingua della speranza, ma anche dell’ordine. Lo Stato non come erogatore di favori, ma come garante di una rinascita “morale” della nazione, secondo la visione del presidente Saied.
I numeri
Il bilancio 2026, del valore di 63,57 miliardi di dinari (18,7 miliardi di euro), appare come un esercizio di equilibrio tra retorica sovranista e necessità contabile. Il deficit stimato è del 6,4 per cento del Pil: una cifra che racconta un’economia che resiste ma non decolla. La Banca centrale tunisina sarà autorizzata a finanziare fino a 11 miliardi di dinari (3,3 miliardi di euro) del fabbisogno statale. Il resto arriverà da prestiti esteri e dal mercato interno. Il governo punta sulla protezione sociale per riacquistare consenso e legittimità. Nel piano, c’è di tutto: copertura sanitaria universale, sgravi per le persone con disabilità, progetti per le donne rurali, sostegno agli anziani e ai bambini a rischio di abbandono scolastico.
Tra le priorità tracciate dalla premier tunisina figurano la promozione dell’occupazione, la riduzione della disoccupazione e l’eliminazione del lavoro precario. Zenzri ha anche annunciato l’avvio, nelle prossime settimane, della costruzione del nuovo ospedale “King Salman” di Kairouan – finanziato dai sauditi – e la creazione del primo ospedale digitale della Tunisia, basato su tecnologie moderne e telemedicina. Nel campo dell’istruzione, è prevista l’istituzione del Consiglio supremo per l’istruzione, incaricato di riformare i programmi scolastici e allinearli alle esigenze della nuova economia e del mercato del lavoro.
Obiettivo: crescita economica stabile
Sul fronte economico, la premier ha annunciato che la Tunisia punta a un tasso di crescita del 3,3 per cento nel 2026, rispetto al 2,6 per cento previsto per il 2025, e a un aumento del reddito pro capite del 7,4 per cento.
“L’economia nazionale si sta muovendo verso la ripresa – ha detto la prima ministra – e il Paese ha saputo superare numerose sfide, mantenendo la stabilità finanziaria e onorando tutti i suoi impegni esteri”. Secondo Sarra Zaafrani Zenzri, i risultati positivi ottenuti nel 2025 hanno rafforzato la fiducia degli investitori e migliorato il rating sovrano della Tunisia, aprendo la strada a un possibile ritorno sui mercati finanziari internazionali.
La premier ha sottolineato che la legge finanziaria per il 2026 “non è solo una questione di cifre, ma uno strumento per tradurre una visione nazionale di sviluppo equo tra tutte le regioni”. L’esecutivo tunisino conferma la propria determinazione a proseguire la lotta contro la corruzione e l’arricchimento illecito, promuovendo una crescita fondata su autosufficienza e indipendenza dalle imposizioni esterne.
La forza della moneta
Tra i segnali positivi dell’economia nazionale citati dalla premier, anche il rafforzamento del dinaro tunisino, definito la valuta più solida del continente africano, le previsioni di crescita della produzione della Compagnia dei fosfati di Gafsa fino a quattro milioni di tonnellate entro la fine del 2025, e il posizionamento del governatorato di Sidi Bouzid, nel centro del Paese, in testa alle dichiarazioni di nuovi investimenti. La premier ha evidenziato che le politiche economiche adottate dall’esecutivo tunisino hanno contribuito a ridurre l’inflazione dal 6,7 per cento di settembre 2024 al cinque per cento nello stesso mese del 2025.
Tra le righe, emerge la consapevolezza che la Tunisia di Saied vuole mostrarsi come un Paese sovrano e moderno, capace di progettare il proprio destino senza ricorrere all’aiuto – spesso condizionato – delle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo monetario internazionale. Una strategia finora risulta vincente, dato che il Paese ha saldato la totalità dei suoi impegni di debito estero per l’anno in corso con tre mesi di anticipo rispetto alla scadenza.
Il capo dello Stato ha recentemente ricordato, in un incontro con la premier alla vigilia della presentazione in parlamento della manovra finanziaria 2026, che la Tunisia “ha scelto di contare sulle proprie risorse e ha onorato tutti i suoi debiti nelle scadenze, nonostante il popolo non ne abbia beneficiato come desiderato”. Il presidente ha sottolineato che tale risultato smentisce “chi oggi invoca l’intervento esterno”. Secondo i dati del ministero delle Finanze, la Tunisia è riuscita a rimborsare il 125 per cento dei debiti esteri entro la fine di settembre 2025, per un equivalente di 8,469 miliardi di dinari (2,54 miliardi di euro), superando gli obiettivi fissati dalla legge finanziaria.
Le riserve valutarie
Sul piano finanziario, ha aggiunto Zaafrani Zenzri, si osserva “un miglioramento delle performance dei settori generatori di valuta estera”, oltre a un aumento delle rimesse dei tunisini residenti all’estero. Tali flussi hanno consentito di mantenere riserve valutarie equivalenti a 106 giorni di importazioni alla fine di ottobre. Si segnala che sono tre le principali fonti di valuta estera in Tunisia, vale a dire i ricavi turistici, le rimesse dei tunisini all’estero e le esportazioni. Secondo un rapporto della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), la quota del debito estero sul debito pubblico totale è scesa dal 70 per cento del 2019 al 50 per cento nel 2025. L’istituzione prevede inoltre che lo stock complessivo del debito pubblico scenderà all’80,5 per cento del Pil entro la fine del 2025.
Zenzri ha dunque ribadito ieri il ruolo centrale della diplomazia economica nella strategia del Paese, che punta a diversificare le partnership internazionali e a valorizzare il contributo dei tunisini residenti all’estero. In questo contesto, ha annunciato l’imminente lancio del progetto E-Consulat, piattaforma digitale per la gestione dei servizi consolari e amministrativi a distanza. La Kasbah intende emanare nel 2026 la legge fondamentale sui consigli comunali e completare il Codice di pianificazione e sviluppo territoriale, con l’obiettivo di estendere la copertura urbanistica nazionale e semplificare le procedure amministrative.
È prevista anche una ristrutturazione profonda delle istituzioni pubbliche in difficoltà, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni e ridurre i costi per lo Stato. Tra i progetti annunciati, figura anche la ricostruzione dello Stadio Olimpico di Menzah, prevista per il 2026 grazie a un partenariato con l’Agenzia cinese per la cooperazione allo sviluppo internazionale. Tunisi intende inoltre rafforzare la governance del sistema sportivo e ampliare la base della pratica sportiva.
Le riforme
Altra priorità riguarda la ristrutturazione delle istituzioni pubbliche e la chiusura di quelle che non hanno prodotto alcun beneficio per la collettività. Il governo avvierà nel 2026 un programma di revisione e riassetto delle imprese pubbliche in difficoltà finanziaria o strutturale, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, ridurne l’impatto sul bilancio statale e garantire la conservazione delle partecipazioni pubbliche. “Molte istituzioni pubbliche hanno subito un declino a causa delle politiche di riabilitazione strutturale degli anni Novanta, che hanno ridotto l’efficienza del settore pubblico e prosciugato risorse senza benefici reali per i cittadini”, ha affermato la premier, aggiungendo che diverse strutture svolgono oggi compiti sovrapposti e dispongono di competenze frammentate, il che “riduce la qualità dei servizi e rende difficile definire le responsabilità”. In questo contesto, il governo intende procedere alla “fusione di enti con funzioni simili” per “preservare i fondi pubblici e migliorare l’efficienza del servizio ai residenti”.
Nel settore culturale, il 2026 sarà dedicato alla riforma del Codice per la protezione del patrimonio e alla promozione delle industrie culturali e creative, con incentivi per progetti emergenti e innovativi. Sarà potenziato l’Istituto nazionale per il diritto d’autore e i diritti connessi, oltre allo sviluppo di un’economia culturale digitale grazie ad una piattaforma interattiva per la diffusione delle opere artistiche. L’obiettivo dichiarato da Zaafrani Zenzri è “costruire una nuova Tunisia, fondata sulla giustizia sociale, sulla fiducia nelle capacità nazionali e su una crescita equa e sostenibile, al servizio di tutti”.

Vanessa Tomassini è una giornalista pubblicista, corrispondente in Tunisia per Strumenti Politici. Nel 2016 ha fondato insieme ad accademici, attivisti e giornalisti “Speciale Libia, Centro di Ricerca sulle Questioni Libiche, la cui pubblicazione ha il pregio di attingere direttamente da fonti locali. Nel 2022, ha presentato al Senato il dossier “La nuova leadership della Libia, in mezzo al caos politico, c’è ancora speranza per le elezioni”, una raccolta di interviste a candidati presidenziali e leader sociali come sindaci e rappresentanti delle tribù.
Ha condotto il primo forum economico organizzato dall’Associazione Italo Libica per il Business e lo Sviluppo (ILBDA) che ha riunito istituzioni, comuni, banche, imprese e uomini d’affari da tre Paesi: Italia, Libia e Tunisia. Nel 2019, la sua prima esperienza in un teatro di conflitto, visitando Tripoli e Bengasi. Ha realizzato reportage sulla drammatica situazione dei campi profughi palestinesi e siriani in Libano, sui diritti dei minori e delle minoranze. Alla passione per il giornalismo investigativo, si aggiunge quella per l’arte, il cinema e la letteratura. È autrice di due libri e i suoi articoli sono apparsi su importanti quotidiani della stampa locale ed internazionale.
