Traffici illegali e rischi per l’Europa: scomparse in Ucraina quasi mezzo milione di armi portatili

Traffici illegali e rischi per l’Europa: scomparse in Ucraina quasi mezzo milione di armi portatili

8 Novembre 2025 0

L’allarme non si è ancora placato dopo la pubblicazione per mano del Ministero degli Interni ucraino di una relazione sulla perdita e la scomparsa delle armi portatili nel Paese. Uscito a metà ottobre, il rapporto presenta cifre sconvolgenti: dal 2022 ad oggi sono poco meno di mezzo milione le armi di cui si è persa traccia. O meglio, in diversi case le tracce ci sono e portano al mercato nero nazionale e internazionale e ai traffici illegali dalla criminalità organizzata.

Fenomeno in crescita annuale

La notizia non è passata inosservata nemmeno sui media italiani. Il Messaggero titola di fucili e pistole “svanite nel nulla”, mentre il Fatto Quotidiano definisce l’Ucraina “un colabrodo senza precedenti”. A settembre, il numero esatto delle armi da fuoco registrate e poi denunciate o segnalate come rubate o smarrite era di 491.426 pezzi. La crescita annuale del fenomeno è enorme: si è passati dalle 179mila unità di fine 2023 alle 270mila del settembre 2024. Il dato è quasi raddoppiato nel corso dell’ultimo anno, arrivando appunto ai 491mila pezzi menzionati. La quota maggiore è composta dai fucili d’assalto, quali il celebre Kalashnikov ovvero l’AK-47, di cui mancano all’appello 149mila pezzi. Al secondo posto ci sono fucili da caccia e a seguire pistole, carabine, lanciagranate e mitragliatrici.

Armi distribuite ai cittadini

Un numero così alto di pezzi è finito nelle mani dei cittadini ucraini in primo luogo a causa di una misura presa all’inizio delle ostilità. Pensando alla formazione di una milizia popolare da impiegare contro le truppe russe in caso di occupazione, le autorità iniziarono a distribuire armi da combattimento a chi le richiedeva tramite i dipartimenti di polizia. Già a marzo del 2022 il Ministero degli Interni ucraino parlava di decine di migliaia di fucili d’assalto consegnati alla popolazione. Oggi il numero delle armi da fuoco che gli ucraini detengono pur non dichiarandole varia fra i 2 e i 5 milioni secondo il viceministro Bohdan Drapyatyi, il quale ammette l’impossibilità di calcolare la cifra esatta.

Un problema serio che viene minimizzato

A maggio il Kyiv Independent si chiedeva dove fossero finite le armi e soprattutto cosa accadrà a quelle ancora in circolazione al termine del conflitto. Da quel momento infatti Kiev non dovrà soltanto ricostruire le infrastrutture e occuparsi degli sfollati, scrive il giornale, ma anche recuperare armi e munizioni concesse ai cittadini e da essi accantonate, oppure quelle abbandonate sui campi di battaglia o che i soldati tornati a caso si sono tenuti. Secondo Nicolas Florquin, ricercatore del gruppo Small Arms Survey con sede a Ginevra, il problema sussiste già oggi, ma non è così grave come suggeriscono i titoli che riportano sparatorie fra cittadini o come vorrebbe far credere la “propaganda russa”. Nonostante le armi si stiano diffondendo illegalmente e di nascosto fra la popolazione ucraina, non vi è stato un aumento esponenzialmente dei crimini con arma da fuoco o del mercato nero delle armi, afferma.

Dati e notizie gravi

Eppure i media internazionali riferiscono proprio di casi in cui le armi fornite dall’Occidente all’esercito ucraino sono state rivendute a Paesi terzi tramite canali paralleli, comparendo nelle mani di combattenti di altri teatri. Oppure – peggio ancora – utilizzate da criminali e terroristi dentro i Paesi fornitori. Florquin minimizza ancora la questione spiegando che le armi difficilmente possono andare ai civili o all’estero perché ve ne è maggiore necessità al fronte. Ebbene, il maggior numero di armi smarrite o scomparse si registra proprio nelle regioni interessate dalla linea dei combattimenti, in particolare quelle di Donetsk e di Zaporizhzhia. Kiev e la rispettiva regione sono comunque al primo posto di questa speciale classifica.

Aiuto occidentale per nuova legge sulle armi

Viktoriia Voronina, direttrice esecutiva del Center for Security Studies (CENSS) di Kiev sostiene che non vi sia una “percentuale molto alta” di armi trafugate e rivendute all’estero. Eppure lei stessa spiega che per l’Unione Europea il controllo delle armi in possesso degli ucraini è un punto prioritario ed evidenzia come il fatto di non aver approvato una legge adeguata in merito nei tre decenni di esistenza dello Stato ucraino è di per sé una questione politica. Smentisce la narrativa “minimizzante” anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), che a fine agosto ha organizzato un seminario di esperti per aiutare Kiev ad elaborare una nuova legislazione sul controllo delle armi portatili, in risposta alla “crescenti minacce poste dal traffico illecito di armi da fuoco, munizioni ed esplosivi”. Oltre che dall’OSCE, questo evento è stato promosso e anche finanziato dall’Unione Europea, e da Francia, Germania, Finlandia e Polonia.

Le hanno già provate tutte

Rispetto a una modifica del sistema che metta ordine in questo pericoloso marasma è pessimista Georgy Uchaikin, capo dell’associazione ucraina dei detentori di armi. Una nuova legge non funzionerebbe per semplice motivo, dice, ed è questo: Le abbiamo già provate tutte! Secondo lui la situazione è pure peggiore di quella descritta dalle statistiche ufficiali, perché queste ultime vengono periodicamente smentite dalla realtà. Come ad esempio nel caso nella regione di Ivano-Frankivsk, dove secondo le cifre della polizia sono meno di duecento le armi registrate negli ultimi nove mesi. Recentemente è apparsa la notizia dell’arresto in quella zona di un uomo che aveva accumulato un intero arsenale, mitragliatrici comprese. Forse un modo per invogliare gli ucraini a riconsegnare le armi allo Stato sarebbe costituito da incentivi economici, conclude, perché in questo ambito un premio è più efficace di una punizione.

Delusione e corruzione

Le statistiche sulle armi scomparse dicono che il 17% di esse è di fabbricazione ucraina, il 25% è di provenienza sconosciuta e il 58% di fabbricazione straniera. Quest’ultima quota include cioè le armi donate, cedute o vendute a Kiev dagli alleati euroamericani. Ed ecco allora che “l’imperativo morale e strategico” sbandierato dall’Europa e dagli USA sulla necessità di rendere l’Ucraina forte e capace di difendersi dall’aggressore viene ridicolizzato dalla corruzione, dall’incompetenza e dal disinteresse di certi ucraini. Gli europei sono stanchi di alimentare un’economia di guerra con la quale arricchiscono indirettamente i trafficanti e gli oligarchi ucraini. Inoltre sono scioccati all’idea che un giorno le armi concesse e poi rivendute possano essere usate contro di loro dai criminali o dai terroristi.

Senza un sistema efficace di tracciamento delle forniture, l’unico modo di Zelensky per non deludere ulteriormente gli alleati è applicare trasparenza massima e rigore inflessibile contro la corruzione. Purtroppo ha mostrato l’esatto contrario, ad esempio quando in estate ha cercato con una legge ad hoc di mettere sotto il proprio controllo le due agenzie anti-corruzione del Paese.

 

 

Martin King
Martin King

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