Merz: Ucraina subito nella UE, ma l’inchiesta sulla corruzione blocca tutto
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz sosteneva qualche mese fa che per l’ammissione dell’Ucraina nella UE non sarebbe bastato arrivare al 2028. Ha poi ribadito che una sua adesione rapida è esclusa, se non è altro perché si tratta di un Paese in guerra che non soddisfa i rigorosi criteri normativi e finanziari previsti per diventare membro dell’Unione. Tuttavia, pare abbia cambiato idea e oggi spinge per un ingresso affrettato di Kiev.
Merz cambia idea
In un’uscita pubblica ai primi di maggio Merz aveva invitato Zelensky a considerare la possibilità di cedere definitivamente i territori contesi ai russi e mettere così fine al conflitto. Lo scopo di tale concessione, pesantissima per il presidente ucraino ormai decaduto da 2 anni, sarebbe di liberare la strada all’accettazione nella UE senza gravi strascichi geopolitici. Adesso Merz parla addirittura di “necessità geopolitica” di allargamento della UE e di inclusione dell’Ucraina e pure dei Paesi nei Balcani occidentali, oltre alla Moldavia. In una lettera indirizzata ai leader europei, il cancelliere ha delineato un piano particolare per giungere a questo risultato. All’Ucraina verrà offerto lo status speciale di “membro associato”, che le darebbe fra l’altro la partecipazione al Consiglio europeo, alla Commissione e al Parlamento, sebbene senza diritto di voto. Avrebbe inoltre la garanzia dell’assistenza reciproca e della clausola di difesa, punti particolarmente cari a Zelensky.
Ma a una condizione…
Merz precisa che la membership particolare verrebbe diminuita o revocata qualora Kiev faccia passi indietro nel percorso di implementazione delle riforme e soprattutto dei “valori fondamentali della UE”. Ed è proprio qui che l’Ucraina rischia di deludere i suoi strenui alleati a Bruxelles. Attualmente si trova al 104esimo posto della classifica dell’indice di percezione della corruzione pubblicata da Transparency International, un piccolo progresso rispetto alla posizione degli anni scorsi.
Ma oggi lo scandalo scoperchiato dall’Operazione Midas potrebbe risultare fatale, perché mostra come il giro di corruzione si annidasse nelle cerchie più alte del potere di Kiev. Formalmente Zelensky non è accusato di nulla, ma colui che è stato per anni il suo braccio destro è finito sotto arresto. Si tratta di Andriy Yermak, dal 2020 al 2025 temutissimo capo dell’ufficio presidenziale, descritto da qualcuno addirittura come co-presidente. Il suo coinvolgimento in uno scandalo da centinaia di milioni di dollari si riflette giocoforza sull’immagine internazionale di Zelensky e sulla tenuta democratica del Paese.
Corruzione ai massimi livelli
La rivista britannica The Week parla di “cancro della corruzione” nell’Ucraina di Zelensky, il cui legame “inseparabile” con Yermak potrebbe risultare disastroso per lui e per l’adesione accelerata di Kiev alla UE. L’Operazione Midas tocca infatti i gangli vitali del potere ucraino, afflitti da tangenti, da riciclaggio di denaro e da conti nei paradisi fiscali in cui vengono deviati i fondi pubblici. Lo stesso Merz ha discusso la questione con Zelensky e ha fatto pressione affinché il caso venga adeguatamente indagato e svolto fino alla condanna dei colpevoli. Yermak rischia 12 anni di carcere, ma dopo quattro giorni è stato messo fuori su cauzione. Il costo della sua uscita è altissimo: 2,7 milioni di euro pagati da “amici”, poiché lui stesso ha dichiarato di non potersi permettere quella cifra.
Tangenti edilizie ed energetiche
Yermak sarebbe implicato in un giro di mazzette e di riciclaggio di denaro legato alla costruzione di un complesso residenziale di lusso a Kozyn, piccolo paese a sud della capitale Kiev. Si tratterebbe di una cifra pari a 9 milioni di euro che è stata incanalata illegalmente per quattro anni in tale progetto. I lavori sono stati interrotti a luglio 2025, nel periodo in cui Zelensky cercava di mettere sotto il suo controllo le agenzie anticorruzione NABU e SAPO, quelle indagano sul caso. Una delle abitazioni in via di edificazione pare fosse destinata al vicepremier Oleksii Chernyshov, che proprio in quel momento era finito sotto accusa per tangenti. Altre case dovevano andare appunto a Yermak e poi a Timur Mindich, ex socio in affari di Zelensky nell’agenzia di produzione mediatica Kvartal 95. Mindich è fuggito in Israele subito prima di essere toccato dall’inchiesta sulle tangenti da 100 milioni di dollari della compagnia statale Energoatom.
A seguito di tale indagine aveva tentato di scappare dal Paese anche il ministro della Giustizia Herman Halushchenko, che in precedenza era stato ministro dell’Energia. La polizia lo ha fermato su un treno notturno diretto in Polonia e oggi si trova in custodia cautelare. Halushchenko era responsabile non solo per gli approvvigionamenti di elettricità per il Paese, ma anche per la protezione delle infrastrutture civili cruciali per l’erogazione di luce e calore alle città. Dopo gli attacchi dell’artiglieria russa, qualche mese fa la situazione nelle città ucraine era giunta ai limiti della catastrofe umanitaria, e pare che proprio Halushchenko avesse causato con la corruzione i ritardi nella costruzione degli schermi protettivi per la griglia energetica.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

