Trump preme su Bruxelles per fermare del tutto l’import di energia russa, ma nei fatti è impossibile

Trump preme su Bruxelles per fermare del tutto l’import di energia russa, ma nei fatti è impossibile

7 Settembre 2025 0

Trump ogni tanto parla troppo, si sa. Anche stavolta sembra abbia ragionato ad alta voce, ma lo ha fatto rivolgendosi ai Volenterosi europei e a Zelensky. E mentre lo potevano sentire i suoi collaboratori che poi hanno spifferato tutto ai media. La scorsa settimana avrebbe infatti chiesto ai leader europei di smettere completamente di importare risorse energetiche russe e di applicare sanzioni agli Stati che sono ancora clienti di Mosca, Cina in particolare.

Trump e i Volenterosi

È possibile che le frasi di Trump provengano dalla sua crescente frustrazione per non essersi dimostrato il negoziatore miracoloso che vantava di essere in campagna elettorale. Mettere fine alle ostilità in 24 ore dal suo insediamento, poi qualche settimana, infine mesi… e non ci è riuscito nemmeno dopo il summit con Putin in Alaska, evento senz’altro storico che però non ha ancora prodotto risultati tangibili. Allora si è “lavorato” a modo suo i Volenterosi, con cui ha conferito telefonicamente qualche giorno fa. Alla testa della coalizione c’è Macron, impegnato nel promettere all’Ucraina, agli USA e a tutto il mondo che ben 26 Paesi alleati manderanno truppe sul campo per dare “garanzie di sicurezza” a Kiev. Peccato che non si conoscano ancora i dettagli della missione e che alcuni governi abbiano esplicitamente detto di no. A proposito, l’aiuto americano sarebbe molto gradito, se non indispensabile, fanno sapere i Volenterosi. Peccato che Trump stia scaricando sugli europei la quantità di impegno nell’assistenza presente e futura verso l’Ucraina.

Motivazioni poco chiare

Anzi, gli europei devono smetterla del tutto di acquistare petrolio da Mosca, per non finanziare più la sua macchina bellica, ha affermato Trump nel corso della telefonata. E che applichino sanzioni secondarie, proprio come faranno gli USA, ai Paesi che ancora importano energia dalla Russia. Bisogna evidenziare che sono scenari non realistici o comunque di difficile attuazione, soprattutto il secondo punto. Dunque Trump potrebbe aver parlato in realtà al fine di intimorire o demoralizzare Macron e gli altri leader europei. Oppure voleva solo fare contento Zelensky, anch’egli presente in collegamento al vertice, dopo averlo tante volte sgridato e maltrattato. Oppure potrebbe aver agito d’istinto per sfogare la frustrazione per i negoziati poco fruttuosi svolti finora e per ridare animo ed entusiasmo a una coalizione occidentale le cui crepe sono sempre più visibili.

Le pie illusioni di Kiev

Certo, Trump avrebbe potuto egli stesso imporre alla Russia sanzioni dirette, ma non lo ha fatto. E non ha nemmeno toccato la Cina. Insomma, forse vuole far fare il “lavoro sporco” agli alleati/sudditi europei, ribaltando su di loro gli eventuali contraccolpi economici e politici. Con le sue esortazioni a fermare gli acquisti di combustibile russo riesce nel frattempo a dare anche un contentino a Kiev da spendere subito sul piano mediatico. Zelensky ha infatti sottolineato l’importanza di incrementare la pressione sulla Russia e su tutti i Paesi che commerciano con essa e ha detto a questo proposito che le misure come le sanzioni secondarie saranno di aiuto. Gongola il suo numero due, il capo dell’ufficio presidenziale Yermak, il quale ha dichiarato di credere che l’Europa sarà lieta di unirsi alle nuove sanzioni di Washington e che lancerà così il segnale della volontà di terminare le importazioni di petrolio russo.

Le sanzioni secondarie

Sarebbe dura riuscire a sanzionare tutti gli Stati del mondo che sono clienti abituali di Mosca, a riguarda delle risorse energetiche. Per ciascuno di essi si aprirebbe un fronte di dissidi e di guerra commerciale che nessuno vuole intraprendere davvero. Basti nominare la Turchia, il Brasile o gli stessi Paesi europei come Slovacchia, Ungheria e Serbia. Per il momento, comunque, tutti lasciano in pace la Cina, che resta il principale acquirente di energia russa. Con una mossa spavalda gli USA se la sono presa con l’India, contro cui Trump ha messo dazi del 25%, che per alcune merci si aggiungono alle tariffe già in vigore, arrivando addirittura al 50%. Di fatto l’Europa ha già previsto sanzioni contro l’India e pure la Turchia col divieto generalizzato di importare prodotti energetici che contengano elementi di provenienza russa. Ma è difficile controllare: a questi due Paesi basterà etichettare i componenti come non russi…

Il veto

Nel caso di Budapest e di Bratislava, queste ultime posseggono il diritto di veto che può bloccare ulteriori iniziative di Bruxelles sugli aiuti all’Ucraina o sulle proibizioni al gas o al petrolio russo. Più di una volta lo hanno utilizzato per salvaguardare i propri interessi nazionali, strappando concessioni ed eccezioni che permettono di continuare ad acquistare in certa misura il combustibile russo. Sì, Orban si definisce grande amico e ammiratore di Trump, ma quando si tratta degli interessi ungheresi, tende a non guardare in faccia nessuno e fare pochi sconti quando non può fare altro che negoziare.

Bruxelles sta comunque cercando di costringere Slovacchia e Ungheria a rinunciare ai combustibili russi entro il 2027. Un altro motivo per non cedere alle pressioni e ai ricatti dell’Unione Europea – a sua volta pressata e ricatta da Washington – i due Paesi ce l’hanno sul piano finanziario. Mettersi a cercare e a comprare e mischiare alternative all’energia russa diventerebbe estremamente oneroso per due Paesi non grandi e non particolarmente ricchi. E che non hanno neppure lo sbocco sul mare e dunque devono rivolgersi ai porti italiani, belgi o croati, con aggravio sui costi.

Tanto Bruxelles si fa male da sola

Trump comunque non deve sforzarsi troppo. Il grosso del lavoro l’ha già fatto con l’accordo-capestro fatto siglare alla von der Leyen e con l’impegno dei Paesi europei ad acquistare armamenti americani da girare all’Ucraina. E poi perché l’opera di masochismo energetico la sta compiendo Bruxelles in totale autonomia. A fine agosto infatti la Commissione ha presentato una proposta per terminare completamente le importazioni entro il 1° gennaio 2028.

Nel frattempo, secondo un doocumento riservato visionato dall’agenzia Reuters, sarebbero in via di definizione nuovi parametri a cui le compagnie energetiche dovranno attenersi per dimostrare la provenienza del combustibile importato. Ovviamente non dovrà trattarsi di idrocarburi russi, nemmeno parzialmente. Saranno esentate le importazioni dai Paesi che hanno già sanzionato il gas russo. I promotori della nuova misura vorrebbero farla approvare nei prossimi mesi, ma i Paesi membri dovranno prima discutere e definire i dettagli della bozza. Quindi è un percorso fatto di riunioni interministeriali e discussioni all’Europarlamento, che potrà durare a lungo.

Forniture proibite

Secondo i dati ufficiali il 19% del fabbisogno europeo di gas è ancora soddisfatto dalla Siberia, sia sotto forma di GNL via mare che di gas via tubature col gasdotto TurkStream. Dal 45% pre-2022, Bruxelles spera di scendere al 13% quest’anno e poi arrivare a zero entro il 2028. Per adesso Mosca sta facendo ancora grossi affari. Trump ha evidenziato che Mosca ha ottenuto 1,1 miliardi di euro dalle esportazioni verso l’Europa. Il think tank finlandese CREA ha pubblicato un dato che parla da solo: nel 2024 gli Stati europei nel loro insieme hanno speso 25,5 miliardi di dollari per importare i combustibili fossili russi, che sono quasi 4 miliardi in più rispetto a quanto hanno assegnato agli aiuti finanziari per l’Ucraina. Dunque la priorità europea è chiara e non è costituita da Kiev.

Martin King
Martin King

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