La nuova arma di Pechino: dopo terre rare e gallio, la Cina blocca anche l’export di elio
Il divieto temporaneo dell’esportazione di elio conferma la strategia cinese sulle materie prime critiche. Dall’Artico ai semiconduttori, la competizione geopolitica passa sempre più dal controllo delle risorse
La Cina ha infatti introdotto, con effetto immediato dal 10 luglio, un divieto temporaneo all’esportazione di elio, sulla base delle disposizioni della Legge sul commercio estero. Il provvedimento, annunciato congiuntamente dal Ministero del Commercio (MOFCOM) e dall’Amministrazione generale delle Dogane, non indica una data per la revoca della misura, rinviando eventuali modifiche a successivi provvedimenti ufficiali.
A prima vista potrebbe sembrare una decisione limitata a un gas industriale. In realtà rappresenta un ulteriore tassello della strategia con cui Pechino sta trasformando le materie prime critiche in uno strumento di politica estera e sicurezza nazionale.
Perché l’elio è una risorsa strategica
L’elio è spesso associato ai palloncini, ma il suo impiego industriale è fondamentale. Grazie alle sue proprietà fisiche è indispensabile nella produzione dei semiconduttori, della fibra ottica, nelle apparecchiature per la risonanza magnetica, nella ricerca criogenica, nell’industria aerospaziale e nella pressurizzazione dei serbatoi dei lanciatori spaziali.
Viene inoltre utilizzato nei programmi nucleari civili, nella saldatura di precisione, nei sistemi di raffreddamento dei magneti superconduttori e nelle tecnologie quantistiche.
Negli ultimi anni la Cina ha investito massicciamente per ridurre la propria dipendenza dalle importazioni, sviluppando nuovi giacimenti e capacità di raffinazione. Se fino a pochi anni fa il Paese importava gran parte dell’elio dagli Stati Uniti, oggi la situazione è profondamente cambiata e Pechino può permettersi di utilizzare anche questa materia prima come leva strategica.
Una strategia costruita negli ultimi tre anni
Il blocco dell’elio non rappresenta un caso isolato. Dal 2023 la Repubblica Popolare ha progressivamente ampliato il proprio sistema di controlli all’export dei materiali strategici.
Nel dicembre 2023 Pechino aveva vietato l’esportazione delle tecnologie per l’estrazione, la separazione e la raffinazione delle terre rare, impedendo ai concorrenti di replicare il know-how industriale cinese. Successivamente sono arrivati i controlli su grafite, antimonio, gallio e germanio, materiali fondamentali per elettronica, difesa e batterie.
Nel 2025 il governo cinese ha esteso il sistema di licenze anche a diverse terre rare pesanti e ai magneti permanenti, provocando rallentamenti nelle forniture verso Europa, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.
Nel giugno 2026 il MOFCOM ha ulteriormente rafforzato il sistema introducendo nuovi meccanismi di controllo e vigilanza sulle esportazioni di minerali strategici e, pochi giorni dopo, ha vietato l’esportazione di beni dual use verso dieci aziende statunitensi considerate collegate al settore della difesa americana.
Il dominio cinese sulle materie prime critiche
La forza negoziale di Pechino deriva soprattutto dalla posizione dominante nelle catene globali del valore.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia e numerosi studi della Commissione europea, la Cina controlla circa il 90% della raffinazione mondiale delle terre rare e oltre l’80% della produzione dei magneti permanenti NdFeB utilizzati in auto elettriche, turbine eoliche, missili, radar e sistemi elettronici avanzati.
Il Paese detiene inoltre quote dominanti nella lavorazione di grafite naturale, litio, manganese e numerosi altri materiali inseriti dall’Unione europea nell’elenco delle materie prime critiche.
Non è quindi tanto il possesso delle miniere a costituire il principale vantaggio competitivo cinese, quanto il controllo della raffinazione, della trasformazione industriale e delle tecnologie necessarie a rendere questi minerali utilizzabili dall’industria mondiale.
La partita della Groenlandia
La crescente competizione sulle materie prime spiega anche l’interesse strategico della Cina verso la Groenlandia.
L’isola artica ospita alcuni dei maggiori giacimenti mondiali di terre rare, grafite, zinco e altri minerali critici. Per oltre un decennio aziende cinesi, tra cui Shenghe Resources, hanno cercato di partecipare allo sviluppo del grande progetto minerario di Kvanefjeld, uno dei più ricchi depositi mondiali di terre rare associate all’uranio.
Il progetto è stato però sostanzialmente congelato dopo il divieto groenlandese sull’estrazione dell’uranio e in seguito alle crescenti pressioni strategiche esercitate da Danimarca e Stati Uniti. Anche il vicino giacimento di Tanbreez, considerato uno dei più importanti depositi occidentali di terre rare pesanti, è diventato oggetto di un’intensa competizione tra investitori occidentali e interessi asiatici.
Per Washington la Groenlandia rappresenta oggi una delle chiavi per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di minerali strategici, motivo per cui l’Artico è sempre più al centro della competizione economica e geopolitica del XXI secolo.
Supply chain sempre più geopolitiche
L’introduzione del blocco temporaneo dell’export di elio conferma un cambiamento ormai evidente: la competizione tra le grandi potenze non si gioca soltanto sui dazi, sulla tecnologia o sulla finanza, ma anche sul controllo delle filiere industriali.
Materie prime considerate fino a pochi anni fa semplici commodity sono diventate strumenti di pressione geopolitica.
La strategia di Pechino punta a utilizzare il proprio predominio nella raffinazione dei minerali critici come leva negoziale nei confronti delle economie avanzate, mentre Stati Uniti, Unione europea, Giappone e Australia stanno accelerando gli investimenti per diversificare fornitori, sviluppare nuove miniere e ricostruire catene di approvvigionamento autonome.
L’elio rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una competizione destinata a intensificarsi. Perché, nella geopolitica del XXI secolo, il controllo delle materie prime vale sempre più quanto il controllo dell’energia nel secolo scorso.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.

