Tim Davies: collasso degli standard, woke e immigrazione massiccia hanno portato il Regno Unito sull’orlo del disastro e hanno indebolito le Forze Armate. Ma la gente comune si sta risvegliando e ricostruirà la nazione
Tim Davies è un ex pilota della Royal Air Force (RAF) con 20 anni di servizio attivo. Oggi ha un canale YouTube da 200mila iscritti ed è autore del libro “The Five F’s: A Pilot’s Guide to Purpose, Precision, and Performance”. Per l’aviazione britannica ha pilotato i Tornado GR4 e ha effettuato missioni di combattimento in Iraq. Ha anche servito come consigliere per la missione NATO di addestramento in Afghanistan. Prima di fondare la sua scuola di volo online Shadowlands, è stato istruttore sugli aerei Hawk T1 e T2 e supervisore della sicurezza e degli standard per la RAF.
E proprio di standard parla spesso nei suoi video, o meglio del loro pauroso abbassamento in vari ambiti della società britannica, esercito compreso. Una nazione indebolita dall’interno ad opera delle ideologie radicali di entrambi gli estremismi, dallo woke, dall’eccessiva accoglienza di migranti su cui alcuni lucrano politicamente, dalla crisi demografica, dall’islamizzazione del tessuto sociale. Ma questa visione – spiega – non è pessimistica come sembra. Davies intravede un risveglio della coscienza nazionale da parte dei britannici, che siano inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi. Intravede la riscossa dell’uomo medio e dei suoi valori tradizionali, del suo orgoglio di lavoratore e di persona che accetta la responsabilità sul proprio destino.
Il libro di Tim Davies.
– La Sua visione della società britannica pare pessimistica. Tuttavia Lei afferma che è possibile ricostruire la nazione e i suoi valori. In che modo?
– La mia visione non è poi tanto pessimistica. È che molti sottovalutano cosa significhi davvero essere britannici. O inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi. E non comprendono che la ragione per cui oggi nel mondo si impara l’inglese è che nel 1925 un quarto del pianeta parlava inglese perché era governato dal Regno Unito. “Il sole non tramonta mai sull’Impero Britannico”, era questo il detto. Che piaccia o no, un piccolo Stato dell’Atlantico Settentrionale è emerso sul resto del mondo. Un enorme conseguimento, ed è qualcosa che scorre nel nostro sangue e si trova nel nostro suolo. Noi siamo anglosassoni! Siamo costituiti dall’insieme di popoli di tutta l’Europa del Nord. E ne siamo orgogliosi. Personalmente sono mezzo gallese e mezzo inglese, anzi per un ottavo sono anche tedesco e sono fiero dei miei antenati.
Mi sento profondamente unito all’Europa, ma lo sono di più con la terra inglese e con quella gallese. E leggendo la nostra storia non si può che esserne orgogliosi. Dobbiamo tenere in alta considerazione ciò che i nostri popoli fecero prima di noi, perché se ora abbiamo le nostre libertà è proprio grazie al sacrificio e alle sofferenze che passarono. Molti non lo capiscono perché si sono mentalmente impigriti. Pensano che sia tutto dovuto, tutto gratis. E invece tutto ha avuto un costo e perciò è facile perderlo a causa dell’inazione e della compiacenza.
C’è una riscossa del buon cittadino medio. Vediamo molta gente che torna a frequentare le chiese. Io sono cattolico, quindi ho un’ostilità naturale verso l’Islam in tutte le sue forme e non voglio averci nulla a che fare. Non deve avere posto nel Regno Unito. Non ha nulla in comune col cristianesimo. Ho l’impressione che presto vi sarà un evento paragonabile alla decima Crociata… sarà la difesa dell’Europa sul proprio territorio. Saranno tempi interessanti da vivere! E l’uomo comune sta già combattendo adesso.
L’uomo comune: quello che compone la stragrande maggioranza degli inglesi e dei gallesi, degli scozzesi e degli irlandesi. Le persone comuni che non sono ricche, ma che sono legate le une alle altre da un’eredità comune, dalle stesse origini. E lo sanno, lo sentono. L’avvertimento quindi è di non oltraggiare e di non ferire i britannici, perché ne deriverebbero solo distruzione e violenza.
– Dunque un giorno potrebbe scoppiare una guerra civile nel Regno Unito? Quali sarebbero le parti in lotta?
– È un tema di cui parlo nei miei video. Credo che la guerra civile sarà contro quei migranti a cui non interessa integrarsi e che non hanno intenzione di fare qualcosa di utile per lo Stato che li mantiene. Infatti costoro sono qui soltanto per approfittare dell’assistenza pubblica e penso che alla fine i britannici si ribelleranno contro di loro. È dagli anni ‘50 che accogliamo moltissimi immigrati che hanno contribuito alla crescita del Paese. Il nazionalismo culturale è qualcosa in cui credo. Se una persona è culturalmente britannica, allora qui è la benvenuta! Ma ahimè, molti oggi non lo sono…
L’ostilità sarà contro l’Islam, non solo contro quello militante e radicale, ma contro l’Islam in sé, perché costituisce un’ideologia politica che punta a governare. Vuole conquistare il potere su tutta l’Europa. La nostra però è una nazione cristiana nella quale esso non può avere posto. Affermo ciò senza alcuna reticenza. Ritengo che un giorno forse potrà esservi sarà una sorta di ribellione, che scoppierà ad esempio quando le persone avranno perso il lavoro, quando l’Intelligenza Artificiale le avrà soppiantate e potranno contare solo sul reddito minimo di cittadinanza. Dopo un paio di anni in queste condizioni, la gente capirà che non ha abbastanza di che vivere dignitosamente, così si sveglierà vedendo come altri vivono meglio senza averlo meritato.
– I vertici politici e militari di Londra stanno preparando psicologicamente la popolazione a una guerra, abituando i cittadini all’idea di un conflitto su larga scala. Gli inglesi sarebbero pronti a sacrificarsi senza aver capito o accettato il motivo per cui combattono?
– I nostri vertici si riferiscono solitamente alla minaccia russa, ma oggi parlano molto anche di Iran. In quest’ultimo caso è stato un piccolo trauma perché Trump non ci aveva informati dell’intenzione di agire così. Sembra quasi che venga mosso da terzi. Però non voglio approfondire l’argomento perché non riesco a capirlo. D’altronde nessuno ci riesce. Penso comunque che prima o poi quel conflitto sarebbe scoppiato perché Teheran un giorno avrebbe costruito le sue armi nucleari. Gli iraniani avranno visto come esempio da seguire la Corea del Nord, che coi suoi missili nucleari ha ottenuto di avere parola in quello che accade nella sua regione a livello strategico.
Alla gente comune mostrano un nemico, la Russia, che è come il gatto di Schrödinger, al tempo stesso sia vivo che morto. I media raccontano di una Russia patetica, incapace di conquistare l’Ucraina, altresì potentissima e in grado di dominare sull’intera Europa. Ma le due opzioni non possono essere contemporaneamente vere! Ai nostri politici dico: sceglietene una. La Russia è forte o debole?
E intanto nessuno ci parla della distruzione del gasdotto Nord Stream 2, un evento che per qualunque Paese del mondo sarebbe stato considerato un atto di guerra. Noi però riteniamo di poterlo fare e di poterlo tenere nascosto, pur fermando tutta l’energia che affluisce verso la Germania e verso il resto del continente. Così, quella potenza industriale che era la Germania sta crollando. Aveva delocalizzato tanta produzione in Cina, soprattutto la Volkswagen. E così dall’Europa se ne vanno i posti di lavoro: ecco un’altra ragione della rovina. Penso che ciò abbia a che fare con la Pax Americana e con l’egemonia globale degli USA, che ne sono consapevoli. E che vogliono vendere all’Europa le proprie risorse energetiche, il petrolio, il gas e il GNL. Washington non vuole che gli europei comprino quello della Russia.
Nessuno qui dice che i russi siano i buoni, ma certamente non credo che siano i cattivi. Credo che Mosca giochi allo stesso gioco che fa Washington. Forse lo fa soltanto in modo più spregiudicato ed esplicito. E più onesto. Ho la mia opinione a proposito del conflitto ucraino e dell’allargamento della NATO ad est. Ho preso coscienza della questione e ogni tanto vengo criticato per questo, ma dico solo che il popolo inglese e quello russo sono molto più allineati di quanto si creda. Sono i nostri vertici a spingerci verso una guerra contro Mosca. Perché lo fanno? Beh, perché è il Paese più esteso del mondo, pieno zeppo di risorse naturali sulle quali tutti vorrebbero mettere le mani. Vorrebbero farlo i nostri governi, sapendo che se non lo facciamo noi, lo faranno i cinesi.
Non credo che i vertici della difesa britannica capiscano a fondo quello che sta capitando, perché sono troppo impegnati. Quando ero nelle Forze Armate, non avevo il tempo per riflettere. Quando dichiarano che il Regno Unito deve essere pronto per un conflitto, significa che lo hanno già perso. E lo hanno perso molto tempo fa. Oggi l’esercito è in condizioni peggiori di sempre. Quelli come me non torneranno, perché non riavremo ciò che abbiamo lasciato. Hanno bloccato l’aumento dei salari per sei anni, mantenendo ferma la paga base per lo stesso periodo. L’inflazione si è così mangiata i guadagni e ora mettono un aumento dell’1%, che è ancora sotto il livello di inflazione. E intanto altri militari validi hanno abbandonato. Oggi l’esercito è molto diverso dai nostri tempi, è a un livello in cui non possiamo permetterci un impegno di nessun tipo in operazioni oltremare.
– L’islamizzazione della Gran Bretagna è un problema che La preoccupa molto. Perché secondo Lei il governo la permette e anzi la agevola? Quali politici invece la stanno contrastando?
– Nel 2021 il 6,5% della popolazione era islamica: 4 milioni di persone. Nel frattempo sono aumentati a un tasso straordinariamente rapido, fuori dal normale. Non ce l’ho con l’immigrazione in sé, ma col ritmo con cui avviene. Un esempio semplice: se si sterza in modo improvviso, probabilmente si perde il controllo dell’automobile e si va a sbattere. Se invece si gira il volante in maniera morbida, si possono aggirare gli ostacoli. Credo che il governo sia conscio del fatto che il Paese è in bancarotta. Lo ha detto persino l’ex premier Liz Truss e lo ha ribadito pure l’ex consigliere governativo Dominic Cummings. Ma in generale stanno cercando di nasconderlo al resto del Paese ed ecco perché stanno inondando il Regno Unito con quelli che spacciano per lavoratori altamente qualificati. Invece chi arriva non ha qualifiche e finisce per costare allo Stato più dei benefici che teoricamente dà.
Da uno studio su quale gruppo sociale contribuisca maggiormente alla prosperità sociale, è emerso che sono britannici etnici bianchi. E lo sono in maniera preponderante rispetto a tutti gli altri gruppi etnici. È un dato di fatto: sono i britannici bianchi a portare il peso degli immigrati presenti nel Paese, quelli che non daranno mai qualcosa di utile al Regno Unito, ma saranno sempre e solo un danno, un salasso per la nostra società. I politici lo permettono perché così dicono di incrementare il PIL – cosa impossibile – e anche perché vogliono il loro voto alle elezioni. La popolazione musulmana è ormai di quasi 10 milioni di individui nel 2026, quindi il 10% del totale. E si sa che una volta giunta al 15% avrà un peso tale da modificare il Paese sul piano politico oltre che demografico.
Già oggi vi sono a livello comunale e locale dei consiglieri e dei rappresentanti musulmani. E pure a livello nazionale: il Ministro degli Interni è una donna musulmana e vi sono stati altri ministri musulmani. Qualcosa di fondamentalmente sbagliato, perché siamo una nazione cristiana. Mi sembra di essere l’unico ad affermarlo chiaramente, anche se Rupert Lowe, deputato e leader del partito Restore Britain, dice cose simili. Invece Nigel Farage non è la risposta, non lo è mai stato, perché è una bandieruola. Il suo partito Reform UK non è la risposta giusta alle questioni attuali.
– Nei Suoi video mostra i danni causati alla società inglese dallo woke e dal femminismo tossico, che hanno contagiato di fatto tutti i Paesi occidentali.
– Lo woke ha infettato tutto l’Occidente. Ormai si è radicato nella nostra società, è ovunque. Bisogna contrastarlo, ma combatterlo apertamente significa rischiare ad esempio di perdere il lavoro. Si può comunque dimostrare la propria contrarietà affermando di non voler essere coinvolti in istanze di carattere politico. Si lavora dalle 9 alle 5 e si riceve la paga, evitando di manifestare la propria adesione alle manifestazioni woke.
In Germania per legge non si può essere contattati dall’azienda fuori dall’orario di lavoro: questo è un modo per non evitare di partecipare a quanto imposto dai colleghi o dai capi woke. E intanto svolgiamo la nostra vita privata e la nostra attività pubblica al di fuori dell’ambito lavorativo. Non dobbiamo permettere che lo woke e le ideologie del genere distruggano le tradizioni e gli standard di vita degli britannici e delle britanniche veri e onesti. Da solo, lo woke non sarebbe in grado di rovinarli.
Personalmente, cerco di mostrare ai giovani intorno cosa significa essere uomini. A mio nipote, che ha dieci anni, faccio vedere gli esercizi fisici per diventare forti e resistenti, perché essere un uomo significa saper soffrire, essere capaci di opporsi alle tentazioni come il denaro sporco e la fama troppo facile. L’Inghilterra deve tornare a essere quello che era, così come la Gran Bretagna deve tornare ad essere ciò che deve essere. Ci sono tante persone come me, pronte a combattere contro lo woke e anche contro l’islamizzazione. Lo sono tutti i cittadini cristiani, non solo quelli che vanno regolarmente in chiesa.
La nostra eredità culturale è quella cristiana e lo è il suolo sul quale camminiamo, perché esso è intriso del sangue delle generazioni di inglesi, gallesi, irlandesi e scozzesi. Sentiamo questa eredità allo stesso modo in cui la sentono gli italiani, i tedeschi e i francesi, ce l’abbiamo dentro l’anima. L’Islam invece non ha posto in Europa e la rivolta contro di esso sarà grandiosa come lo furono le altre nove Crociate. Nel prossimo futuro potrebbe esservi la decima. La minaccia dell’islamizzazione è ben peggiore dello woke. Dobbiamo quindi rigettare l’influenza dei suoi politici e osteggiare quelli che cercano il voto dei musulmani.
Video di Tim Davies.
– A proposito del “collasso degli standard”, da Lei descritto in Gran Bretagna nei vertici politici nazionali e nella cultura, nello sport, nella società e anche nell’aviazione. In quale ambito sono gli standard e i valori sono crollati nel modo più tragico?
– Credo che la società britannica abbia subito un pesante processo di femminilizzazione a partire dagli anni ‘50. Ciò ha avuto un effetto dannoso sugli standard maschili e sulla tenuta di un cultura positiva e improntata al senso di responsabilità. L’effetto deleterio si è abbattuto anche sulle donne. Dove è avvenuto maggiormente il collasso? Anzitutto nella leadership. Ai politici interessa solo ottenere vitalizi e potere, sempre più potere.
Per quanto riguarda la cultura, i cambiamenti avvengono sempre, certo, ma in questo caso Internet non fa bene ai giovani. Appartengo alla generazione X, quindi ho potuto fruire davvero di Internet quando avevo ormai 20 anni o forse di più. Dunque la Rete non mi ha influenzato troppo. Noi X siamo una generazione di passaggio, che ha visto sia il prima che il dopo: siamo stati piuttosto fortunati. Invece i giovani di oggi, nativi digitali, devono essere sempre online, una cosa tremenda per la loro salute mentale. Spero che qualche governo migliori questa situazione vietando i social a chi ha meno di 16 anni.
Per quanto riguarda lo sport, oggi purtroppo è molto facile perdere la forma e l’agilità. Ed è un problema di tutti, me compreso. Lavorando da casa, ho dovuto fare qualcosa di concreto, come montarmi una palestra personale nel garage. Ma ci si può anche iscrivere a un club. Ad esempio a me piace vogare e mi sono unito a un gruppo di canottaggio. Gli altri vogatori sono lì che mi attendono e quando sai che c’è qualcuno che ti aspetta, non importa se al campo da tennis o a quello da golf o altrove, allora si è più motivati a staccarsi dalla poltrona.
Mi muovo sia a piedi che in moto. Ho iniziato ad andare in motocicletta relativamente tardi, quando sentivo che mi mancava il senso di vicinanza alla morte che mi dava il volo. Più si è vicini alla morte, più si apprezza la vita. Così, a 50 anni sulla moto sono ritornate quelle sensazioni. Possiedo due BMW, ma una volta avevo una meravigliosa RS660. Oggi ci vado in maniera metodica e programmata: ho fatto corsi di polizia, di guida avanzata e ora sto studiando per avere un grado superiore.
Tim Davies in azione come pilota militare.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


