Approvato il 20esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia. Ad affossarlo gli Usa?

Approvato il 20esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia. Ad affossarlo gli Usa?

22 Aprile 2026 0

Il Coreper – il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue – ha approvato il 20esimo pacchetto sanzioni alla Russia, bloccato sinora dal veto dell’Ungheria. A comunicarlo la presidenza di turno cipriota.

A quasi quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, l’Unione europea alza quindi nuovamente il livello dello scontro con Mosca. Si tratta di uno dei ‘pacchetti’ in apparenza più ampi e tecnicamente sofisticati dall’inizio del conflitto. Bruxelles punta a colpire tre pilastri dell’economia russa — energia, finanza e commercio — introducendo però anche una novità strategica: la lotta sistematica all’elusione delle sanzioni.

La posizione dell’Unione europea

Da Bruxelles, i vertici europei difendono il nuovo pacchetto di sanzioni come uno strumento necessario per mantenere la pressione su Mosca e rafforzare la credibilità dell’azione comune. “Questo ventesimo pacchetto dimostra la nostra determinazione a sostenere l’Ucraina e a limitare le capacità della Russia di finanziare la guerra”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Energia nel mirino: colpire il cuore delle entrate russe

Il cuore del pacchetto riguarda ancora una volta il settore energetico, principale fonte di entrate per il Cremlino. La misura più rilevante è il divieto totale di servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo, che impedisce alle aziende europee di fornire assicurazioni, manutenzione e supporto logistico alle petroliere coinvolte.

Parallelamente, l’UE amplia la lista della cosiddetta “flotta ombra” — le navi utilizzate per aggirare le restrizioni — aggiungendo decine di imbarcazioni, e limita anche i servizi alle petroliere GNL e alle navi rompighiaccio.  L’obiettivo, come sottolineano analisi simili apparse su stampa internazionale, è chiaro: rendere più difficile vendere petrolio e gas sui mercati globali, riducendo così le risorse disponibili per finanziare la guerra.

Stretta finanziaria: banche e criptovalute sotto pressione

Il pacchetto rafforza anche la pressione sul sistema finanziario russo. Inserisce nella lista nera circa 20 nuove banche regionali russe, prevede nuove restrizioni su criptovalute e piattaforme di scambio e introduce sanzioni anche contro istituti di Paesi terzi coinvolti nell’aggiramento delle misure

Secondo osservatori economici europei e britannici, questa componente riflette un cambio di strategia: non solo bloccare i flussi finanziari diretti, ma impedire la creazione di circuiti alternativi, inclusi quelli digitali.

Commercio e industria: nuove restrizioni su export e import

Sul piano commerciale, l’UE amplia significativamente la lista dei beni vietati. Stop all’export verso la Russia di tecnologie avanzate, software e servizi di cybersicurezza. Restrizioni su beni industriali come gomma, macchinari e componenti (oltre 360 milioni di euro). Divieto di importazione di metalli, prodotti chimici e minerali strategici (oltre 570 milioni di euro). Vengono inoltre colpiti materiali utilizzabili per scopi militari, inclusi quelli legati alla produzione di esplosivi.

La vera novità: il meccanismo anti-elusione

L’elemento più innovativo — e più sottolineato anche da media francesi e tedeschi — è l’introduzione concreta dello strumento anti-elusione.

Per la prima volta, l’UE si riserva la possibilità di: vietare esportazioni verso Paesi terzi sospettati di riesportare beni in Russia, colpire aziende e reti commerciali che fungono da intermediari, chiudere le “triangolazioni” attraverso Asia centrale, Medio Oriente o Caucaso

Si tratta di un cambio di paradigma: non più solo sanzioni dirette contro Mosca, ma una strategia globale contro le reti che aggirano le restrizioni.

Un pacchetto più politico che economico?

Secondo analisi diffuse nella stampa internazionale, questo ventesimo pacchetto ha anche un forte valore simbolico e politico.

Arriva infatti in prossimità dell’anniversario dell’invasione. Allo stesso tempo, alcuni osservatori — soprattutto su media anglosassoni — sottolineano che l’efficacia dipenderà dalla capacità reale di far rispettare le misure, soprattutto nei Paesi terzi. 

Disallineamento transatlantico e impatto economico

Sul piano internazionale, l’eventuale allentamento o revoca di parte delle sanzioni da parte degli Stati Uniti rischia di incidere direttamente sull’efficacia del nuovo pacchetto europeo. Il sistema sanzionatorio occidentale ha infatti funzionato finora grazie alla sua natura coordinata: Washington, controllando il dollaro e una parte rilevante delle infrastrutture finanziarie globali, esercita un’influenza decisiva sui flussi commerciali e sui pagamenti internazionali. In uno scenario di disallineamento, la Russia potrebbe beneficiare di un progressivo riaccesso a circuiti finanziari e servizi logistici, facilitando la vendita di energia e materie prime verso mercati terzi.

Alcune stime circolate tra analisti europei ipotizzano che una riduzione della pressione statunitense potrebbe tradursi, nel medio periodo, in un incremento delle entrate russe da esportazioni energetiche compreso tra il 10% e il 20%, attenuando l’impatto delle restrizioni UE. Parallelamente, si rafforzerebbero le reti di elusione attraverso Paesi intermedi, con il rischio di rendere le sanzioni europee meno pervasive e più costose da far rispettare.

Il rischio di riesportazione e “energia ripulita”

A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: il rischio che materie prime di origine russa rientrino indirettamente nei mercati occidentali attraverso processi di trasformazione e riesportazione. Il petrolio, in particolare, può essere venduto a Paesi terzi come India o Turchia, raffinato in carburanti e successivamente esportato verso l’Europa o altri mercati, perdendo formalmente la propria origine ma mantenendo una componente russa nella filiera.

In uno scenario di minore coordinamento internazionale, tali dinamiche potrebbero intensificarsi, coinvolgendo anche operatori globali e rendendo più difficile distinguere tra prodotti effettivamente non russi e beni semplicemente transitati attraverso Paesi intermedi. Questo fenomeno, oltre a ridurre la pressione economica su Mosca, rischia di aumentare i costi per le economie europee e di compromettere l’efficacia complessiva del regime sanzionatorio, evidenziando i limiti strutturali di misure applicate in un mercato energetico sempre più interconnesso.

La risposta di Mosca: energia come leva geopolitica

FOTO - La raffineria di Schwedt
FOTO – La raffineria di Schwedt

In questo contesto si inserisce anche la possibile decisione russa di interrompere, a partire da maggio, il transito di petrolio kazako verso la Germania attraverso l’oleodotto Druzhba, una mossa che secondo fonti internazionali aumenterebbe ulteriormente l’incertezza energetica europea. La misura colpirebbe in particolare la raffineria di Schwedt, uno degli snodi chiave per l’approvvigionamento di carburante nell’area di Berlino e Brandeburgo, riducendone la capacità operativa di circa il 17%.

Al di là delle motivazioni tecniche o di sicurezza, il segnale politico appare evidente: la Russia sembra disposta a reagire in modo duro al rafforzamento delle sanzioni europee, utilizzando infrastrutture e flussi energetici come strumenti di pressione strategica. In un quadro già segnato da tensioni globali sulle forniture, questa scelta suggerisce come Mosca non consideri più l’isolamento economico un deterrente sufficiente, ma piuttosto un elemento gestibile all’interno di una strategia volta a ridefinire gli equilibri energetici e politici con l’Europa.

Il confronto economico: chi paga davvero il prezzo più alto

Nel bilancio complessivo delle sanzioni, il confronto tra Unione europea e Russia resta centrale. Se per l’UE l’impatto si traduce in un rallentamento contenuto della crescita — stimato nell’ordine di pochi decimi di PIL — per Mosca gli effetti risultano più strutturali e persistenti. Secondo diverse analisi economiche internazionali, le restrizioni occidentali hanno contribuito a comprimere le entrate energetiche russe e a limitare l’accesso a tecnologie e capitali, con perdite potenziali che, nel medio periodo, possono superare diversi punti percentuali di PIL rispetto a uno scenario senza sanzioni.

Tuttavia, la capacità della Russia di reindirizzare export verso Asia e altri mercati emergenti ha attenuato l’impatto immediato, rendendo il confronto meno netto nel breve termine. In sostanza, mentre l’Europa sostiene un costo economico più visibile ma gestibile, la Russia affronta un deterioramento più profondo ma diluito nel tempo — una dinamica che rende l’efficacia delle sanzioni una questione di resistenza economica più che di impatto immediato.

Scenario critico: i rischi per le principali economie europee

In uno scenario più sfavorevole, caratterizzato da nuove interruzioni delle forniture energetiche, tensioni geopolitiche e un aumento dei prezzi di petrolio e gas, l’impatto economico per le principali economie europee potrebbe ampliarsi sensibilmente. Per la Germania — particolarmente esposta sul piano industriale ed energetico — le stime indicano una possibile riduzione della crescita compresa tra lo 0,5% e l’1% del PIL nel breve periodo, soprattutto in caso di difficoltà nell’approvvigionamento delle raffinerie e dell’industria chimica.

Per l’Italia, più diversificata ma comunque dipendente dall’import energetico, l’impatto potrebbe attestarsi tra lo 0,3% e lo 0,7% del PIL, con effetti concentrati su manifattura, trasporti e costi energetici per le imprese. In entrambi i casi, il fattore decisivo resterebbe l’andamento dei prezzi internazionali dell’energia: un aumento prolungato sopra determinate soglie potrebbe riattivare pressioni inflazionistiche e ridurre il potere d’acquisto, amplificando gli effetti negativi sull’economia reale.

Marco Fontana
marco.fontana

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