Kiev deve sbrigarsi a farsi dare missili e munizioni, perché li stanno consumando tutti contro l’Iran

Kiev deve sbrigarsi a farsi dare missili e munizioni, perché li stanno consumando tutti contro l’Iran

16 Aprile 2026 0

Stanno venendo a galla parecchie “criticità” nell’assistenza militare occidentale a favore di Kiev. Agli ucraini mancano disperatamente missili e munizioni. Gli europei non riescono a produrne abbastanza o abbastanza in fretta. A loro volta, gli americani ne hanno poca disponibilità e nessuna voglia di concederli, perché serve tutto nel conflitto con l’Iran.

Gli alleati non ne regalano abbastanza

Di fatto la difesa ucraina contro gli attacchi di artiglieria russa dipende totalmente dall’aiuto occidentale. Ed è proprio questo che sta venendo a mancare, perché c’è un deficit produttivo e al tempo stesso ve ne è un’enorme richiesta, addirittura a livello mondiale. Gli americani stanno svuotando i loro depositi sparando tutto lo sparabile contro l’Iran, mentre gli europei devono ancora riempire gli arsenali depauperati dopo anni di generosa assistenza a Kiev. E i russi non smettono di lanciare missili balistici e pure quelli ipersonici; anzi, attaccano a ondate sempre più intense. Se, come dice Zelensky, l’Ucraina riesce a produrre in casa la gran parte delle armi che le servono, deve comunque farsi dare i Patriot americani e i SAMP/T franco-tedeschi. Il presidente ucraino ha fissato la priorità strategica dell’allestimento di un sistema di difesa aerea interamente nazionale, perché “la capacità produttiva dell’Europa non è sufficiente”, spiega.

La visita a Berlino

Il 14 aprile Zelensky è stato in Germania per un incontro bilaterale col cancelliere tedesco Merz. Si è portato dietro il ministro della Difesa Fedorov, il quale ha siglato coi tedeschi un patto di cooperazione difensiva da 4 miliardi di euro. L’accordo comprende gli agognati missili PAC-2 e PAC-3 per i sistemi Patriot, oltre alle piattaforme fabbricate dalla tedesca Diehl Defense. Non male, certo, ma col dettaglio che le consegne inizieranno solo nel 2027. Forse troppo tardi… Così nel frattempo Kiev cerca di fare da sola: l’azienda ucraina Fire Point ha dichiarato che sta lavorando su un sistema di difesa aerea contro i missili balistici e che dovrebbe riuscire a metterlo in servizio già il prossimo anno. Il vantaggio è i suoi razzi costeranno meno di un milione di dollari, cioè un quarto dei PAC-3. E il suo direttore Denys Shtilerman spiega che nel frattempo ci sarebbe bisogno dell’aiuto dei partner europei in un ambito in cui gli ucraini sono carenti: i radar e i sistemi di puntamento e comunicazione.

Berlino comprerà armi ucraine: ma non le disprezzavano?

La partnership strategica firmata l’altro giorno darà alla Germania l’accesso alle capacità ucraine di produzione di droni, la grande specialità di Kiev. La dichiarazione ufficiale recita così: Berlino “continuerà a sostenere l’industria ucraina dei droni e inoltre costituirà imprese congiunte in questo ambito”. Merz dice che sarà qualcosa di “vantaggioso per la sicurezza tedesca, perché negli ultimi decenni nessun altro esercito europeo è stato provato sul campo di battaglia come quello ucraino”. Ma i tedeschi non avevano una pessima opinione delle armi ucraine? Adesso le vorrebbero addirittura comprare? Appena qualche settimana fa l’amministratore delegato del colosso militare-industriale Rheinmetall aveva sminuito gli ucraini dicendo che “giocano coi Lego” e fanno dei droni con una sofisticatezza pari a quella che può dare “una casalinga che ha una stampante 3-D in cucina con cui fabbrica pezzi per i droni”. Insomma, niente che possa avvicinarsi ai sistemi occidentali, in particolare americani e tedeschi.

Intanto Washington si defila…

All’incontro del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina (UDCG) di ieri mancavano persone importanti. L’assenza più pesante era quella del segretario americano alla Difesa Pete Hegseth, che ha mandato al posto suo un rappresentante del Pentagono. Non è la prima volta che non si fa vedere a questi incontri, finalizzati a coordinare la donazione di aiuti militari a Kiev. Il motivo attuale comunque è chiaro: l’amministrazione Trump ha ben altre priorità che non assistere Zelensky. E non lo nasconde. Stavolta mancava anche il comandante supremo alleato in Europa Alexus Grynkewich. In questo modo si va a confermare il segnale mandato all’Europa e all’Ucraina già a fine marzo dal governo statunitense. Le forniture di armi USA potrebbero terminare presto, perché tutto lo sforzo bellico americano è indirizzato verso il Medio Oriente. Dunque Washington potrebbe non soddisfare più gli ordinativi effettuati dagli alleati europei con il cosiddetto PURL, il meccanismo di acquisto di armamenti da girare poi a Kiev.

 

 

Martin King
Martin King

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici