Smacco per Bruxelles: Putin accolto calorosamente in India, altro che isolamento
L’India sta comprando sempre più petrolio russo nonostante le sanzioni americane. E lo rivende all’Europa, aggirando così le sanzioni di Bruxelles. Inoltre ha accolto Putin con tutti gli onori, per un summit che dimostra come l’isolamento di Mosca sia soltanto il pio desiderio di un’élite europea illusa di essere il centro del mondo.
Il 23esimo vertice bilaterale
La scorsa settimana Putin si è recato a Nuova Delhi per il 23esimo summit bilaterale russo-indiano. Sulla pista di atterraggio lo aspettava per abbracciarlo il primo ministro Narendra Modi. Questa calorosa accoglienza è l’eco del precedente incontro avvenuto in Cina, nel quale Putin diede un passaggio al leader indiano nella sua auto presidenziale: un gesto di amicizia che sottolineava la vicinanza dei due Paesi. Questo summit è stato un’opportunità per il presidente russo di mostrare al mondo che il suo Paese non è affatto isolato come vorrebbero far credere in Occidente. Per l’India è stata invece un’opportunità di risolvere l’intricata situazione che la vede da un lato pressata dal suo maggiore partner economico, gli Stati Uniti, e dall’altro coccolata dal suo maggiore fornitore di armi e di energia, la Russia.
Perseguire gli interessi nazionali
Finora i governi indiani si sono attenuti al non-allineamento, perseguendo gli interessi nazionali e avvicinandosi più all’uno o più all’altro degli schieramenti a seconda delle circostanze. Modi oggi cerca l’equilibrio fra le dichiarazioni formali e i gesti concreti. La Casa Bianca lo accusa di finanziare indirettamente la macchina da guerra russa comprando grandi quantità di idrocarburi della Siberia. Più di un terzo delle importazioni petrolifere dell’India sono infatti targate Russia, nonostante le recenti sanzioni messe dagli americani sulle compagnie petrolifere Rosneft e Lukoil. A Washington però sanno di non poter maltrattare Nuova Delhi perché essa rimane comunque un contraltare importante nel confronto con Pechino. Dunque pure la diplomazia americana cammina su un percorso stretto e accidentato, sebbene Trump ogni tanto scuota l’ambiente con uscite altisonanti e con mosse come i dazi del 50% sui prodotti indiani. E nonostante tali barriere tariffarie, l’export indiano ha già superato i livelli del 2024.
Cooperazione commerciale e import di petrolio
Ora Modi potrebbe espandere gli scambi economici e commerciali anche con la Russia. I due Paesi hanno un programma di rafforzamento della cooperazione fino al 2030 con l’obiettivo di diversificare gli investimenti e il mercato. Insieme a Putin hanno infatti discusso di importazione dei fertilizzanti russi, cantieristica navale, minerali e la costruzione di centrali nucleari di piccole dimensioni con tecnologia russa. Sul tavolo c’è anche un accordo per facilitare l’impiego di manodopera indiana da parte delle aziende russe.
Sullo sfondo rimane la questione dell’importazione di petrolio, che le sanzioni USA hanno reso difficile, ma non impossibile. Mosca ha fatto concessioni su prezzi e condizioni per saltare questi ostacoli. Sembra che ci stia riuscendo egregiamente, perché gli acquisti indiani, dopo una prima flessione, hanno ripreso a galoppare. Gli enti petroliferi statali Indian Oil Corp e Bharat Petroleum Corp hanno già piazzato gli ordinativi per gennaio a compagnie russe su cui non pesano le sanzioni. Altre aziende indiane per il momento non comprano più dalla Russia. La Nayara Energy invece è parzialmente detenuta proprio dalla Rosneft e oggi lavora soltanto greggio siberiano dopo che altri fornitori si sono ritirati a seguito delle sanzioni occidentali.
Aggiramento di sanzioni
Lo dicono i numeri: l’India sta riuscendo nell’impresa di non perdere né i suoi clienti americani né i suoi fornitori russi. L’effetto positivo per essa è negativo per i piani dell’Unione Europea, i cui pacchetti sanzionatori vengono sistematicamente indeboliti o aggirati. A quanto pare, gli indiani vendono agli europei petrolio di origine russa, quello che la Commissione von der Leyen non vorrebbe più vedere nemmeno in fotografia. Insomma, il Green Deal e le scelte politico-ideologiche sull’energia da parte di Bruxelles non riescono a scalfire la richiesta europea di diesel dall’India. Che però arriva in gran parte dalla Russia e nessuno può farci niente. Questa la denuncia del deputato ucraino Oleksii Honcharenko, preoccupato che né Kiev né Bruxelles riescano a escludere Mosca dai commerci e dal mercato mondiale dell’energia.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


