Il vicepresidente USA va in visita nel Caucaso per allargare l’influenza americana
L’ultima volta che un presidente americano in carica visitò il Caucaso fu nel 2005, quando Bush jr. andò in Georgia. Tuttavia nessun inquilino della Casa Bianca si è mai recato in Armenia o in Azerbaigian. Ora ci andrà un vicepresidente.
Antefatto
Lo scorso agosto il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev hanno siglato alla Casa Bianca un accordo grazie alla mediazione di Trump. Non una pace completa fra i due Paesi caucasici, ma certamente un passo avanti nella normalizzazione delle relazioni. Una vittoria per l’amministrazione repubblicana, che poteva così vantarsi di favorire armonia e progresso a differenza dei predecessori Dem. Trump già accarezzava l’idea del Nobel, ma Erevan non ha dato seguito al memorandum di cooperazione, bloccando quasi subito i progetti di sviluppo del Corridoio di Zangezur e del relativo passaggio denominato TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity).
Visite recenti
Già all’inizio dell’anno si sono recati in visita a Baku membri del Congresso, fra i quali Markwayne Mullin del comitato senatoriale per le Forze Armate che ha incontrato il ministro della Difesa azero Zakir Hasanov, con cui hanno conferito sul tema della cooperazione nella sfera militare-industriale. Intanto si preparava la visita del vicepresidente JD Vance, che si terrà a febbraio e della quale si vociferava già a dicembre. Col suo viaggio nel Caucaso dovrà portare il “grazie” di Trump ai leader di Armenia e Azerbaigian per non essersi più punzecchiati militarmente, cioè di aver sostanzialmente rispettato gli impegni di pace. Soprattutto porterà l’intenzione della Casa Bianca di rafforzare la cooperazione strategica con Baku e quella energetica con Erevan.
Le intenzioni americane
Si parla infatti di un accordo sul nucleare civile insieme all’Armenia. Il compito principale di Vance comunque sarà di verificare che armeni e azeri si mettano effettivamente a lavorare a livello politico e pratico sul TRIPP. Intanto l’influenza americana si potrebbe concretizzare anche con un’iniziativa appena annunciata da Erevan, che integrerà i propri sistemi energetici con la rete di Baku allo scopo di agevolare l’importazione e l’esportazione di elettricità come parte di un progetto supportato da Washington. Ci sono infatti ancora parecchie istanze ingarbugliate e il vicepresidente dovrebbe aiutare a scioglierle. Nessuno si aspetta che con la sua comparsa in loco le parti facciano magicamente partire i lavori della “Strada Trump”, ma almeno avrà posto un altro tassello nel quadro dell’influenza americana nel Caucaso meridionale.
Influenza USA
Negli ultimi tempi gli USA hanno aumentato le dimostrazioni di interesse verso il Caucaso del sud, zona alla quale tradizionalmente dedicavano poche energie, ma alla quale oggi dicono di voler portare stabilità e integrazione regionale. Senz’altro vogliono sfruttare il vuoto lasciato dal Cremlino, meno presente di prima nel quadro geopolitico locale. Tuttavia non si tratterà per Vance solamente di fare una presenza simbolica. Dovrà infatti spingere per la realizzazione del TRIPP, a cui in questo momento basterebbe chiarezza nelle tempistiche e nella distribuzione dei compiti.
Non certo una novità, quelli dei documenti sottoscritti da due e poi lasciati sostanzialmente lettera morta, ma è comunque un segno di normalizzazione dei rapporti. Se invece non otterrà un impegno più concreto soprattutto da parte degli armeni, che stanno ritardando il più possibile l’inizio, allora Washington ne avrebbe un ritorno piuttosto negativo in termini di immagine e di credibilità come mediatrice nelle questione di pace.
Riarmo e nucleare civile
L’ennesimo scoppio delle ostilità fra i due storici avversari non è mai infatti da escludere, soprattutto se si considera che i due Paesi si impegnano sempre nel riarmo e che gli USA vogliono “approfondire i legami” ed “estendere la cooperazione” con Baku anche sul piano della tecnologia, negli investimenti e della difesa. In pratica Vance aiuterà a far vendere attrezzature ed equipaggiamenti militari americani agli azeri. Dal 2002 gli USA ogni anno bloccano l’emendamento alla sezione 907 del Freedom Support Act, legge che dal 1992 limitava – per via delle ostilità nel Nagorno Karabakh – la fornitura di assistenza militare a Baku. Trump ha proseguito questa tradizione. Da parte sua Aliyev spera che l’emendamento venga definitivamente stracciato.
Con l’Armenia si parla della costruzione di una centrale nucleare nuova oppure dell’aggiunta di un altro reattore a quella già in funzione presso Metsamor. L’Armenia sta avendo colloqui sul nucleare anche con la Russia, dalla quale ha ricevuto proposte a fine 2025 e poi anche con Cina, Francia e Corea del Sud.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


