Gli alleati europei dell’Ucraina cercano di defilarsi dagli impegni con Kiev

Gli alleati europei dell’Ucraina cercano di defilarsi dagli impegni con Kiev

8 Dicembre 2025 0

Mentre la NATO per tenere in piedi lo sforzo militare ucraino chiede un miliardo di dollari al mese ai membri europei, alcuni di questi cercano di defilarsi con eleganza dall’impegno ormai gravoso di assistere Kiev.

Un miliardo al mese

I vertici UE e NATO vogliono credere ancora nella vittoria di Kiev, anche a scapito dell’evidenza. D’altronde, i contratti di forniture militari sono in grado di far vedere tutto ciò che si vuole. Così la scorsa settimana il segretario generale della NATO Mark Rutte ha spiegato che l’Ucraina necessita di almeno 1 miliardo di dollari ogni mese allo scopo di acquistare armamenti, in particolare i sistemi missilistici di difesa aerea e le armi di attacco. I denari vanno a confluire nel PURL (Prioritised Ukraine Requirements List), il meccanismo con cui gli europei comprano dagli americani le armi che poi girano a Kiev. Ha quindi invitato i membri dell’Alleanza ad aumentare i già cospicui contributi, che al momento toccano i 4 miliardi in quattro mesi, quindi in regola con le sue aspettative.

Purtroppo per i vertici europei, la rinnovata attività diplomatica fra Mosca e Washington, i piani di pace americani, le avanzate russe sul campo e gli scandali di corruzione di Kiev stanno facendo rapidamente perdere entusiasmo ai governi europei. Questi sentono di meno l’urgenza di buttare nel calderone ucraino altre centinaia di milioni di euro dei loro contribuenti, i quali potrebbero presto chiedere conto degli sprechi, delle ruberie, dei fallimenti.

Italia: Lega diffidente

Non sono solamente Ungheria e Slovacchia a fare da muro ai progetti di riarmo e di spesa con cui la NATO vorrebbe impegnare a lungo i Paesi europei. Oggi cominciano a defilarsi dagli impegni anche altri governi che si sono sempre distinti per la vicinanza alla causa ucraina. In Italia, ad esempio, si intravede qualche crepa o ripensamento nella coalizione della Meloni sul tema dell’assistenza a Kiev. In modo sottile il ministro degli Esteri Antonio Tajani suggerisce l’ipotesi di un futuro stop dovuto al venir meno della causa stessa degli aiuti. Rispondendo a una domanda sull’ennesimo pacchetto afferma: Speriamo che al prima possibile non servano più le armi, perché sarà arrivata la pace.

Per ora comunque nessun tentennamento: il decreto legge verrà senz’altro approvato entro fine anno, dice. Il decreto però è stato espunto dall’ordine del giorno dell’ultima riunione preparatoria del Consiglio dei Ministri. È soprattutto la Lega a mostrarsi fredda nei confronti dell’ipotesi di fornire ancora armi a Kiev. Non gradisce l’idea di concederle i fondi russi congelati, che spettano invece a Mosca. Il senatore leghista Claudio Borghi evidenzia il pericolo insito in quella confisca: vorrebbe dire che nessun bene depositato in Europa è al sicuro.

I carri cechi

La Repubblica Ceca ha sospeso il piano di trasferimento all’Ucraina dei carrarmati T-72M4 CZ. Questi tank infatti sono attualmente sottoposti ad ammodernamento. Sono stati rilevati dei difetti non risolvibili e finanziariamente insostenibili, in particolare sulla precisione di puntamento. I componenti elettronici del meccanismo di fuoco erano stati selezionati in modo errato, ma ormai ripararli o cambiarli non è qualcosa di fattibile. Così Praga ha deciso che invece di migliorarli conviene prenderne altri. Acquisterà i Leopard, che andranno gradualmente a sostituire i T-72 nel parco veicoli dell’esercito ceco. Non prima di due anni, però. Dunque tutto ciò che riguarda gli armamenti da mandare subito a Kiev viene messo in pausa. C’è da dire che ilpiano di ammodernamento era stato elaborato già nel 2020, quando nemmeno si parlava di destinare risorse per l’acquisto di nuovi carri.

Finlandia, niente garanzie di sicurezza

E arrivano messaggi obliqui anche dalla Finlandia, che con l’ingresso nella NATO ha preso una posizione nettamente antirussa. Il primo ministro Petteri Orpo ha dichiarato che Helsinki è certamente disposta a partecipare all’elaborazione di un’architettura di sicurezza che protegga l’Ucraina, ma non è pronta ad offrire formalmente delle garanzie di sicurezza. Il premier finlandese ha spiegato di non aver ancora visto in dettaglio alcuna proposta americana di questo genere, quindi non sa dire se si tratta di un meccanismo simile all’articolo 5 del Trattato dell’Alleanza Atlantica.

Comunque a dare le garanzie, secondo lui, saranno oltre agli USA i Paesi europei più forti. Lo ha detto durante una conferenza stampa congiunta col suo omologo svedese Ulf Kristersson. La Finlandia pare sia stata esplicitamente citata nel piano di pace americano in 28 anni come uno dei Paesi garanti, ma Orpo preferisce svicolare da tale impegno, anche se al momento solo ipotetico. Non so perché la Finlandia sia stata menzionata nel documento. Dobbiamo capire che le garanzie di sicurezza sono qualcosa di molto, molto serio. E la Finlandia non è pronta a darle, specifica.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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