Uganda: ripristinato Internet, ma aumentano le pressioni sull’opposizione
In Uganda è stato ripristinato l’accesso a Internet dopo la chiusura imposta nel periodo delle elezioni presidenziali. Non si ferma invece il giro di vite contro l’opposizione, sulla quale sta aumentando la pressione giudiziaria e poliziesca.
Museveni si conferma presidente
Il blackout a Internet era stato deciso poco prima della tornata elettorale del 15 gennaio. La settimana scorsa la Commissione ugandese per le telecomunicazioni ha dichiarato di aver tolto ogni restrizione. Il suo direttore ha spiegato che la pesante misura era necessaria ad “attenuare le minacce alla sicurezza nazionale a causa delle elezioni”. Ha vinto per l’ennesima volta l’81enne Yoweri Museveni, che diventa così il quarto presidente in carica più longevo di un Paese africano. Qualche giorno fa ha annunciato le priorità del suo settimo mandato consecutivo: salvaguardare pace e sicurezza, sradicare la povertà delle famiglie, rafforzare l’unità, implementare disciplina e gestione governativa, sostenere i creatori di ricchezza al fine di far crescere l’economia. L’Uganda rimarrà pacifica, stabile e focalizzata sul progresso, ha affermato.
Repressione contro l’avversario
Museveni ha vinto col 71.65% delle preferenze, mentre il suo avversario Robert Kyagulanyi – detto Bobi Wine – è arrivato al 24.72%. Quest’ultimo ha rigettato l’esito, denunciando intimidazioni ai seggi e frodi nello scrutinio dei voti. Stando a un rapporto dello Human Rights Watch, dopo le elezioni è arrivata un’escalation di arresti e di attacchi contro il National Unity Platform (NUP), il principale partito di opposizione. Almeno 118 dei suoi sostenitori sono stati posti ufficialmente sotto accusa per presunti reati legati allo svolgimento della campagna elettorale. La moglie di Wine ha denunciato che la loro casa nella capitale Kampala è stata messa sotto assedio dai militari il 15 gennaio, mentre lo stesso Wine è riuscito a scappare il giorno dopo. Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente Museveni e generale dell’esercito ugandese, ha scritto su X che il governo ha già eliminato 22 “terroristi” del NUP e che Wine sarà il 23esimo.
L’ex capo della Corte suprema Esther Kisaakye, oggi in esilio, si è rivolta con una lettera aperta al presidente. Ha condannato le violenze e ha accusato il governo di minare le garanzie costituzionali e di restringere le libertà politiche.

Raccogliere le voci dei protagonisti dalle varie parti del mondo e documentare i numeri reali inerenti ai grandi dossier e questioni d’attualità è il modo migliore e più serio per fare informazione. L’obiettivo finale è fornire gli strumenti ad ogni lettore e lettrice per farsi una propria opinione sui fatti che accadono a livello mondiale.

