Ormai l’Europa ha bisogno di dialogare con la Russia
La rivista UnHerd mette in evidenza un problema che sta relegando l’Europa in un posto sempre più basso nel quadro geopolitico mondiale: il declino delle abilità diplomatiche dei suoi esponenti. Ad esso si aggiunge la mancanza di volontà politica di dialogo. Come spiega Wolfgang Munchau, direttore del portale Eurointelligence, la diplomazia più efficace si può condurre anche dietro le quinte e tramite mediatori che provengono da altri ambiti, per esempio il business. Ma l’Europa ha rinunciato pure a questo genere di iniziative. Se non cambia in fretta il suo atteggiamento, sarà totalmente e definitivamente scavalcata dagli USA nel rapporto con la Russia. E l’Ucraina sarà perduta pe sempre.
Una breve illusione
C’è stato un breve momento la settimana scorsa in cui gli europei si sono illusi di aver posto resistenza a Trump. Poi alla fine della stessa settimana la realtà geopolitica è riapparsa quando i diplomatici di Ucraina, Russia e USA si sono seduti attorno a un tavolo ad Abu Dhabi per i negoziati. Gli europei non sono stati nemmeno invitati ad aspettare in anticamera. E non era mica una sorpresa, perché la UE finora aveva dimostrato un disinteresse assoluto verso gli sforzi diplomatici. Se il blocco europeo avesse voluto veramente essere un soggetto strategico nel corso nel conflitto, avrebbe messo in piedi dei colloqui di pace invece di lasciare che ci pensassero Trump e la sua amministrazione.
Eppure la diplomazia è un’arte di Stato che gli europei stessi inventarono. Furono gli americani comunque a portarla nell’era moderna. Durante la guerra del Kippur del 1973, l’allora segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Nixon Henry Kissinger mantenne stretti contatti con l’ambasciatore sovietico negli USA Anatoly Dobrynin. Gli Stati Uniti supportavano Israele, mentre l’URSS stava dalla parte dell’Egitto e della Siria. Stando alle fonti di archivi pubblicate in seguito, in una conversazione telefonica Kissinger avvertì Dobrynin di aver ricevuto un rapporto di intelligence secondo cui Egitto e Siria stavano per attaccare Israele. Poi disse: “Il presidente ritiene che USA e URSS abbiano la particolare responsabilità di trattenere i rispettivi amici”. Insomma, qualcosa che né lui né Nixon avrebbero potuto dire in pubblico.
Diplomazia poco diplomatica
La diplomazia spesso può suonare molto poco diplomatica. Ma tenere aperti i canali di dialogo non è una pura formalità, bensì serve a evitare le situazioni peggiori e a cercare le soluzioni ottimali. Il colloquio fra Kissinger e Dobrynin è quindi un esempio classico di diplomazia dietro le quinte. Un vero processo diplomatico non è sempre pubblico. Kissinger e Dobrynin non erano nemmeno colleghi nel senso stretto del termine, però se il funzionario americano avesse semplicemente chiesto un incontro al caso del Ministero degli Esteri sovietico, non l’avrebbe ottenuto. Nelle prime settimane del conflitto ucraino gli europei cercavano ancora di ricorrere alla diplomazia di alto livello ed effettuarono una serie di vertici, i cui risultati si rivelarono però sempre meno incisivi.
Dopo quattro giorni dall’inizio della cosiddetta operazione speciale, le delegazioni ufficiali di Mosca e Kiev si incontrarono per tenere dei negoziati in Bielorussia, non lontano dal confine ucraino. Dopo 3 sessioni di colloqui, le trattative proseguirono nella città turca di Antalya, dove il 10 marzo 2022 vi fu il vertice dei rispettivi Ministri degli Esteri. Poi il 29 marzo le parti andarono a Istanbul e nel giro di qualche settimana si scambiarono le bozze di accordo. I russi volevano che l’Ucraina si impegnasse a una neutralità permanente e rinunciasse all’adesione alla NATO, mentre avrebbe avuto garanzie di sicurezza da una serie di Paesi, anche dai membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Lo status della Crimea sarebbe stato discusso nel corso dei successivi 10-15 anni. Un accordo comunque più conveniente di quello che si sta discutendo oggi.
Processo bloccato
Tuttavia verso la metà di aprile tale processo si bloccò ed è rimasto fermo fino ad oggi, così come sono ancora interrotti i contatti fra europei e russi. Né l’amministrazione Biden né i governi europei mantennero aperti i canali come fecero invece Kissinger e Dobrynin. Una delle questioni più importanti sulla quale dovranno rispondere gli storici consiste in questo: quanto i governi europei effettivamente spinsero Kiev a rifiutare un accordo di pace nel 2022. Sono convinto che agli europei non bastava che le truppe russe lasciassero completamente il territorio ucraino, ma sognavano di vedere la Russia sconfitta, anche in nome dei loro interessi, e quindi erano ben lieti che gli ucraini combattessero al posto loro. Eppure non avevano alcuna strategia per la vittoria di Kiev.
Hanno rifiutato qualsiasi tentativo diplomatico senza avere una strategia per ottenere la vittoria. In poche parole è questo il motivo per cui oggi l’Ucraina sta perdendo. Di recente Emmanuel Macron e Giorgia Meloni hanno proposto all’Europa di ristabilire i contatti con Putin. D’altronde né la Francia né l’Italia hanno i mezzi finanziari per continuare questa guerra per procura, soprattutto quando si è saputo che l’Unione Europea non avrebbe potuto ricorrere ai beni russi congelati per tenere in piedi l’Ucraina. I due leader in questione hanno ragione: gli europei hanno commesso un errore enorme tagliando la comunicazione nelle prime fasi delle ostilità. Bisogna riconoscere il dovuto a Macron per essersi impegnato più di tutti.
Personaggi chiave
Sarebbe comunque irragionevole riaprire la diplomazia a livello di capi di governo o addirittura di ministri degli Esteri. Le personalità più importanti del Congresso di Vienna del 1815, che diede inizio a uno dei secoli più tranquilli nella storia dell’Europa moderna, furono quattro diplomatici: l’austriaco Klemens von Metternich, il francese Charles Maurice de Talleyrand-Périgord, l’inglese Visconte Castlereagh e il prussiano Karl August von Hardenberg. A esclusione dello zar Alessandro I, gli imperatori europei rimasero in disparte. La pace è un processo pesante e scrupoloso.
Oggi il tanto disdegnato inviato speciale di Trump Steve Witkoff è un uomo d’affari senza esperienza diplomatica. Ci si ricorda della scena all’Eliseo quando l’ambasciatore tedesco a Parigi rise quando l’americano paragonò i grandiosi pezzi d’arte del salone degli ambasciatori al club della spiaggia di Mar-a-Lgo. Anche il genero di Trump Jared Kushner è un altro soggetto chiave dei negoziati è dello stesso tipo. Sono entrambi quel genere di americani che non piacciono affatto agli europei, però nonostante questo riescono a raggiungere successi maggiori. Se stavolta chiuderà l’accordo, l’avranno stilato sicuramente gli USA. Nel corso della visita a Mosca, Witkoff ha conversato per ore con Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti russi. In altre parole il business è in grado di risolvere istanze che non si riesce a districare con la diplomazia classica.
C’è uno Witkoff europeo?
E allora ci si chiede chi possa essere lo Witkoff europeo. Poiché Kissinger era un politico pronto a fare compromessi con dignità e da vero professionista, io sceglierei fra i tanti tedeschi non oberati dalla morale. Penso che prenderei l’ex cancelliere Gerhard Schröder, che sì era notoriamente vicino a Putin, ma anche fedele al proprio Paese. Non pensiate che sia possibile dare un incarico del genere al capo della diplomazia UE Kaja Kallas, perché in ogni occasione possibile vuole convincerci che Putin dev’essere distrutto, senza però presentarci un piano convincente su come riuscirci.
Come potenziale interlocutore ci sarebbe anche il presidente finlandese Alexander Stubb, soggetto molto più pragmatico della Kallas. Nell’Unione Europea i politici di Paesi piccoli non raramente detengono un ruolo importante, ma non significa affatto che possano rappresentare degnamente l’Europa nelle contese geopolitiche. Sarebbe sufficiente vedere il ministro degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt, la quale non ha retto e si è messa a piangere in diretta dopo l’incontro con Vance e con Rubio. La UE ama credersi una grande potenza, ma in politica estera è solo un’accozzaglia di personaggetti.
Opportunità mancata da Londra
Il ripristino dei rapporti diplomatici darebbe al Regno Unito la possibilità di prendersi la leadership, ma dall’inizio del conflitto ha già cambiato quattro premier, e nessuno di questi ha dimostrato il benché minimo interesse verso la conciliazione. L’attuale ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha categoricamente rifiutato l’idea di riprendere il dialogo con Putin. Credo che necessitiamo di una dimostrazione che Putin voglia davvero la pace, ma in questo momento non la vedo, ha dichiarato di recente. Non è forse questo il significato della diplomazia dietro le quinte, cioè cercarsi queste dimostrazioni da soli? Starsene seduti con le mani in mano finché non accade qualcosa non è diplomazia.
Come insegna lo storico militare tedesco Carl von Clausewitz, la guerra e la diplomazia sono due facce della stessa medaglia. Discutete e poi combattete per poi tornare di nuovo a dialogare. La Seconda Guerra mondiale fu un’eccezione: gli alleati occidentali non sostennero relazioni diplomatiche coi nazisti tramite canali sotterranei. Avevano però una strategia per vincere e alla fine vinsero. Oggi i commentatori occidentali amano fare paralleli con quella guerra, ma purtroppo per loro è difficile immaginarsi qualcosa di più lontano.
Accordo senza l’Europa
Partendo da quelle informazioni incomplete, che abbiamo al momento, l’esito ottimale per l’Ucraina sarebbe un accordo sulla base delle intese annunciate dopo i vertici a Istanbul. Al secondo posto ci sarebbe l’accordo che potrebbe generarsi dal piano di Witkoff e Kushner. Comunque non è escluso che il processo di pace fallisca. La Russia cerca di prendere il pieno controllo del Donbass, compresi i territori che ancora non ha preso del tutto. L’Ucraina dal canto suo non desidera offrirli ai russi su un piatto d’argento.
Non si escludono quindi scenari veramente funesti. Ad esempio la Russia potrebbe ottenere più territori ucraini di quelli sui quali oggi ha delle pretese. Inoltre Kiev rischia di perdere l’indipendenza o di trasformarsi di uno Stato monco privato dello sbocco sul Mar Nero, fra la Bielorussia a nord e la Russia ad est e a sud. Non è lo scenario più probabile, ma più probabile di una gloriosa vittoria. Senza la diplomazia “sporca” in un modo o nell’altro non vedo un esito positivo per il conflitto russo-ucraino.
Ma non bisogna dimenticare che il canale Kissinger-Dobrynin venne organizzato dopo appena qualche settimana dall’inaugurazione della presidenza Nixon e dopo quasi cinque anni dal momento in cui poi iniziò la diplomazia della guerra del Kippur. Se anche gli europei sviluppano le abilità diplomatiche, servirà del tempo, non ci si può aspettare un miracolo. Però se non agiscono già adesso, rischiano di restare per sempre nella posizione attuale, cioè fuori dal campo visivo.

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