Nauru: complicato trovare l’equilibrio fra turismo sostenibile e sfruttamento dei fondali marini

Nauru: complicato trovare l’equilibrio fra turismo sostenibile e sfruttamento dei fondali marini

26 Aprile 2023 0

Nauru è la più piccola repubblica indipendente del mondo ed è ormai perennemente in bilico fra disastro ambientale e rovina economica. Questa isola della Micronesia è alla disperata ricerca di nuove fonti di profitto che risollevino l’economia nazionale.

Come in passato, la prospettiva più realistica è l’attività estrattiva, anche se stavolta riguarderebbe i fondali marini. A ciò si accompagna il rischio di danneggiare il delicato ecosistema locale e peggiorare le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare. Sul piano politico, lo scorso anno Nauru ha vissuto le turbolenze interne al Forum delle Isole del Pacifico (PIF), ma oggi ha rinsaldato i rapporti con gli altri Paesi della regione.

La firma dell’accordo Pacific Leader’s Sustainable Tourism Commitment 

Il 20 aprile il presidente Russ Joseph Kun ha infatti siglato il Pacific Leader’s Sustainable Tourism Commitment (SOC). Nauru è così diventata il sedicesimo firmatario di tale accordo, promosso dalla SPTO, l’organizzazione del turismo nell’Oceano Pacifico. Con questo trattato vengono facilitate le iniziative multisettoriali di livello nazionale al fine di beneficiare del turismo sostenibile.

Nel suo discorso durante la cerimonia di adesione, il presidente nauruano ha fatto riferimento al Blue Pacific, il concetto che definisce la famiglia dei popoli che vivono nel Pacifico e che sono accomunati da cultura, geografia, interessi e necessità comuni, oltre che da sfide collettive. Dice Kun: Attraverso anni di impegno regionale abbiamo imparato che il nostro “Pacifico Blu” è più forte quando stiamo uniti. Ciò è tanto più importante per questioni di comune interesse che hanno il potenziale di apportare vantaggi alla nostra regione per le generazioni a venire. Firmando la Dichiarazione di Impegno, Nauru si erge orgogliosamente insieme agli 15 Stati insulari del Pacifico che hanno promesso il loro supporto all’SPTO nell’incrementare lo sviluppo del turismo sostenibile nel Pacifico, per il bene delle nostre genti.

Scavare i fondi marini per estrarre minerali utili alla transizione verde?

Prosegue intanto il dibattito sull’opportunità di scavare i fondali marini intorno a Nauru. L’obiettivo è trovare nichel e altri minerali utili alla “transizione verde”. Ma il paradosso è proprio questo: cercare materiali che dovrebbero aiutare a rendere il mondo più pulito, mettendo però a repentaglio la biodiversità di un’area e inquinando ulteriormente coi trasporti e le infrastrutture. Margo Deiye, ambasciatrice di Nauru presso l’ONU e l’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA), spiega che non si tratta di un “tutti contro tutti”.

L’interesse di Nauru è solo di avere una certezza legale e uno sviluppo responsabile. L’ISA afferma di avere l’impegno di proteggere l’ambiente marino e di regolamentare l’attività economica, scientifica e di esplorazione delle acque profonde. Nauru chiede che vengano fissati i parametri per poter operare senza rischi, ma senza rimandare ancora un’importante chance economica per il Paese. Attualmente Nauru sta cooperando con la compagnia canadese The Metals Company (TMC). Secondo la Deiye, alla TMC sarà permesso di richiedere la licenza solo se saranno fissati gli standard condivisi.

L’amministratore delegato della TMC, in passato al centro di polemiche per danni ambientali e bancarotta, insiste affinché vengano decise le regole e si possa finalmente lavorare: Bisogna che venga accettato il fatto che c’è bisogno di più metalli. Perché distruggere le foreste pluviali per estrarre nichel ha senso, mentre non lo ha estrarre metallo dal fondo dell’oceano in una parte di mondo dove ci sono meno specie viventi?

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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