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La Cina dietro al ritiro di Kiribati dal Forum del Pacifico?

La turbolenza nel Forum delle Isole del Pacifico (PIF) è infine sfociata nell’uscita definitiva di Kiribati. Il blocco regionale si è così spaccato dopo che già più di un anno fa hanno iniziato a vedersi le prime crepe e vi era stata una crisi che aveva coinvolto in particolare le Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia, Nauru, Palau e appunto Kiribati. Tutte tranne quest’ultima sono tornate sui loro passi e all’ultimo momento non hanno abbandonato l’organizzazione, quando al vertice di Suva, nelle Figi, tenutosi il 6 e 7 giugno, era stato raggiunto il consenso sulla rotazione della presidenza del Forum e sulla riforma della rappresentanza. Kiribati invece è andata fino in fondo, perché si tratta di una questione di principio ed è una cosa che riguarda il bisogno di equità, di uguaglianza e di inclusività, come comunicato dal suo presidente Taneti Maamau in una lettera indirizzata al segretario generale del Forum, l’ex primo ministro delle Isole Cook Henry Puna. Il presidente Maamau ha comunicato che non si sarebbe recato al Forum, ufficialmente per il motivo della concomitanza con la festa nazionale del 12 luglio, ricorrenza dell’ottenimento dell’indipendenza dal Regno Unito.

Il ministro degli Esteri di Tuvalu Simon Kofe si è detto sorpreso e rattristato dal ritiro gilbertese, aggiungendo che i leader oceanici dovrebbero prendere in considerazione le istanze sollevate da Kiribati. I sedici Paesi del Forum comunque hanno deciso di continuare il dialogo con Tarawa Sud per “rimarcare la forza della famiglia del Pacifico”. Uscendo dal Forum, Kiribati si avvicina a Pechino, e questo preoccupa gli altri Paesi della regione, oggetto di interesse della Cina e degli Stati Uniti, i quali sentono di dover prendere posizione nel “tiro alla fune” e nella rivalità fra le due potenze. Che vi sia Pechino dietro alla decisione di abbandonare il Forum ne è sicura Tessie Lambourne, deputata dal 2020, per due anni Segretario di Gabinetto ed ex ambasciatrice gilbertese a Taiwan. Non mi fido delle intenzioni della Cina, afferma Lambourne, e i motivi del ritiro comunicati dal presidente Maamau nella lettera a Puna sarebbero solamente delle “scuse”. In realtà, Pechino ha fatto pressioni, lusingando e convincendo Kiribati di non aver bisogno dell’Australia o della Nuova Zelanda né tanto meno della solidarietà regionale, che secondo Lambourne è invece indispensabile quando si tratta di presentarsi come blocco unito alle Nazioni Unite o a eventi globali come il COP26, la conferenza sul clima: Cosa otterrà adesso Kiribati dal non essere più membro del Forum? A quale famiglia apparteniamo se ci siamo tirati fuori dalla nostra famiglia del Pacifico? Ma Pechino smentisce: il portavoce degli Esteri Wang Wenbin dice che la Cina non è stata in nessun modo coinvolta nella decisione di Tarawa Sud e che le voci riportate dai mass media sono totalmente infondate: per anni la Cina e il PIF hanno avuto ottime relazioni collaborative. Vorrei sottolineare come la Cina non interferisca negli affari interni degli Stati delle isole del Pacifico.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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