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Mosca chiede indagine indipendente su Bucha. Pechino invita alla cautela nei giudizi

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha espresso la necessità di effettuare un’indagine imparziale sulle uccisioni di civili nella cittadina ucraina di Bucha, nei pressi della capitale Kiev. Accuse per il massacro di almeno 300 degli abitanti del paese sono piovute su Mosca, che però nega ogni responsabilità e anzi lo definisce come una mostruosa messa in scena. Peskov chiede che vengano fatte indagini oggettive e soprattutto indipendenti, evidenziando come nel recentissimo passato la posizione della Russia non sia stata rappresentata in perizie simili, che dunque non possono definirsi equilibrate: secondo il portavoce russo, occorre evitare che si ripeta una situazione del genere. Da Mosca fanno notare alcune incongruenze fra la data di uscita delle truppe russe dal territorio di Bucha e la data in cui le autorità ucraine hanno denunciato le stragi. La rappresentanza russa all’ONU ha chiesto invano di convocare una seduta del Consiglio di Sicurezza riguardo alla vicenda: la proposta è stata respinta dalla Gran Bretagna per ben due volte.

Intanto cominciano a giungere appelli alla cautela e a effettuare esami più approfonditi, prima di etichettare come colpevole l’esercito russo. Zhao Lijian, portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha definito profondamente inquietanti le immagini dei civili morti a Bucha, sottolineando però come la verità su quanto accaduto debba essere scrupolosamente investigata: la questione umanitaria non deve essere strumentalizzata a fini politici e qualsiasi accusa deve basarsi sui fatti. Come dichiarato dal suo rappresentante permanente alle Nazioni Unite Zhang Jun, secondo la Cina l’unica via verso la pace è costituita dal dialogo e dalle trattative, e Pechino desidera che il conflitto in Ucraina finisca il prima possibile.

Anche in Italia c’è chi invita alla prudenza nel valutare le immagini mostrate al pubblico: l’inviato di guerra Fausto Biloslavo ha ricordato come nella storia visiano già stati degli incidenti organizzati appositamente oppure dei massacri sulle cui responsabilità non è stata fatta pienamente chiarezza, ma che si sono rivelati utili per fornire un casus belli, come ad esempio per l’intervento della NATO contro la Jugoslavia nel 1999. Anche il giornalista di lungo corso Tony Capuozzo ha sollevato dubbi sull’atteggiamento occidentale verso la vicenda di Bucha e verso i materiali audiovisivi che fornirebbero le prove del coinvolgimento dei soldati russi.

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