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Mari europei intasati da navi di gas liquefatto. Le importazioni però sono insufficienti

La crisi ucraina sta cambiando le tratte delle navi GNL lungo tutti i mari costieri. A riportarlo il quotidiano nipponico Nikkei che ha analizzato i dati satellitari delle rotte mercantili annotando come sia in continuo aumento il numero di vettori nautici che si riversano in Europa man mano che sale la tensione al confine tra la Bielorussia e l’Ucraina. I Paesi europei hanno il terrore di rimanere a secco di gas e quindi stanno facendo incetta di gas naturale liquefatto per riempire i depositi e sopperire ad un eventuale taglio delle forniture di carburante se dovesse deflagrare il conflitto ad Est. E che la preoccupazione abbia basi solide è dimostrato dal fatto che già oggi le scorte di GNL europee sono scese al livello più basso mai registrato dal 201 (40% della capacità di stoccaggio con un aumento dei prezzi pari a 4,6 volte rispetto allo scorso anno pari a 90 euro per megawattora, il 16% in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni), d’altra parte la Federazione Russa, rappresenta il 17% della produzione mondiale di gas naturale, ed è evidente che una eventuale decisione di chiudere i rubinetti potrebbe mettere in ginocchio il Vecchio continente.

Ma torniamo allo scoop di Nikkei, i dati satellitari rivelano come questo mese “una media giornaliera di 40 navi metaniere ha soggiornato nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nel Mediterraneo e nelle acque lungo la costa occidentale della Francia. Il numero è aumentato di quasi il 70% rispetto allo scorso gennaio, quando 24 navi di questo tipo stavano attraversando le stesse acque. Attualmente, il numero di navi è aumentato a quasi 50“. Si sta creando un vero e proprio ingorgo di imbarcazioni visto che vengono messe in attesa per scaricare il GNL importato dagli Usa e dagli altri Paese.

Il 28 gennaio il presidente Usa Joe Biden e la presidente dell’Unione europea Ursula von der Leyen hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si impegnano a cooperare per la sicurezza energetica dell’Europa e dell’Ucraina. “Gli Stati Uniti e l’UE stanno lavorando congiuntamente per una fornitura continua, sufficiente e tempestiva di gas naturale all’UE da diverse fonti in tutto il mondo per evitare shock di approvvigionamento, compresi quelli che potrebbero derivare dall’invasione russa dell’Ucraina. Il GNL a breve termine può migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento mentre continuiamo a consentire la transizione verso emissioni nette zero“.

Anche il New York Times ha riportato come vi sia un aumento del lavoro all’ingresso del vasto porto di Rotterdam nei Paesi Bassi, un impianto chiamato Gate Terminal, che costituisce un punto di snodo fondamentale per l’approvvigionamento da gas naturale liquefatto. “Il Terminal è molto impegnato”, ha affermato Stefaan Adriaens, il responsabile commerciale del sito spiegando come un anno fa il terminal funzionasse a circa il 5 percento della capacità, mentre oggi “lo stiamo utilizzando al 100 percento delle sue capacità“.

Negli ultimi mesi il prezzo del gas naturale è salito vertiginosamente in Europa, attirando una parata di navi cisterna di gas naturale liquefatto verso porti come Rotterdam. I prezzi molto alti riflettono la compressione delle forniture di gas russe all’Europa, il basso consumo di carburante nei serbatoi di stoccaggio del continente e le preoccupazioni geopolitiche sull’Ucraina, dove, secondo gli Stati Uniti e i suoi alleati, la Russia potrebbe prepararsi per un’invasione.

La situazione sta preoccupando però il Giappone che è un altro grande importatore di GNL e teme le medesime ripercussioni per la difficile situazione dell’Europa. “Il numero di giorni che i vettori hanno trascorso vicino ai porti di Rotterdam e Amsterdam è aumentato vertiginosamente dallo scorso novembrespiega il quotidiano economico Nikkei – ha anche riscontrato casi in cui le navi metaniere, dirette in Asia, hanno cambiato destinazione verso l’Europa. Nel novembre 2020, poco più di 110 navi trasportavano GNL nelle acque asiatiche. Il monitoraggio dell’attività delle stesse navi nel tempo mostra che a metà di questo mese più di 20 navi stavano navigando sulle rotte tra Europa e Nord America o tra Europa e Medio Oriente“.

La Germania, che dipende dalla Russia per oltre il 60% del suo consumo di gas naturale, si trova in una situazione particolarmente difficile e lo dimostra la sua posizione prudente sulla crisi ucraina: il segretario del Partito Social Democratico (Spa) Kevin Kuehnert sta togliendo dal tavolo delle sanzioni il Nord Stream 2 e il leader dell’opposizione cristiano-democratica si è opposto al divieto dell’accesso della Russia al sistema di pagamenti internazionali SWIFT. Una posizione cauta rivendicata dal cancelliere Olaf Scholz proprio in queste ore. In partenza per Washington ha infatti difeso la posizione del Governo sulla non fornitura di armi a Kiev, ribadendo che sta già economicamente sostenendo l’Ucraina. La flottiglia di navi GNL che staziona in giro per l’Europa non offre d’altra parte molto sollievo poiché ogni nave può trasportare solo circa 70.000 tonnellate di GNL. Anche se 10 navi in ​​più arrivassero in Europa, aumenterebbero le scorte solo di circa l’1%. Come rivelato da Hiroshi Shirakawa, ricercatore presso la Japan Oil, Gas and Metals National CorpLa capacità dell’Europa di accogliere GNL importato dopo la gassificazione agli impianti di stoccaggio ha quasi raggiunto il limite“. Insomma secondo Nikkei l’Europa pur avendo raddoppiato le sue importazioni di GNL questa settimana non potrebbe gassificare ad una velocità tale per sopperire ad un eventuale taglio delle forniture russe. E della stessa opinione sarebbe la Commerzbank della Germania. Oltretutto anche gli Stati Uniti, che costituiscono il più grande produttore mondiale di gas naturale, pur avendo aumentato le esportazioni di GNL a livelli record nel 2021, a breve termine non potrà aumentare ulteriormente le esportazione poiché la produzione di GNL degli Stati Uniti si sta avvicinando alla sua capacità secondo tutti gli esperti interpellati. Una situazione che accomuna anche il Qatar, recentemente elevato a rango di principale membro non NATO dal presidente Biden per intensificare le forniture di gas, ma che ha molti contratti di fornitura a lungo termine con paesi in Asia e quindi non ha molto spazio per ulteriori esportazioni in Europa, secondo RIM Intelligence. Peraltro la notizia dell’impegno del Qatar sul fronte degli approvvigionamenti europei di gas, ha portato questa settimana a far rimbalzare i prezzi a causa della riduzione delle scorte rischiando di ingenerare un caro energia simile a quello che si sta vivendo in Europa.

Sullo sfondo resta il fatto che ancora in questi giorni il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov abbia respinto le preoccupazioni secondo cui la Russia potrebbe interrompere le forniture di gas europee definendole “falsa isteria“. E in verità anche l’amministrazione Biden ha dovuto fare marcia indietro sull’espressione “invasione imminente” dell’Ucraina, facendo spiegare al suo portavoce come fosse errata perchè non avevano elementi per poterlo sostenere. E d’altra parte come spiegato trionfalisticamente dal New York TimesLa tanto attesa battaglia energetica tra la Russia, per decenni il principale esportatore di gas in Europa, e gli Stati Uniti, che da anni promuovono la propria capacità di esportare gas ai clienti, si sta finalmente svolgendo. Approfittando dell’abbondante gas proveniente dalle trivellazioni di scisto, negli ultimi sei anni gli Stati Uniti sono cresciuti da quasi nulla a uno dei maggiori esportatori mondiali di gas liquefatto, insieme al Qatar e all’Australia“. L’attuale crisi con la Russia per gli Usa è realmente l’Ucraina o il vantaggio economico che può derivare da un eventuale conflitto per Washington che per anni ha dovuto subire i nein della Cancelliera Angela Merkel sul Gas liquefatto a stelle e strisce?

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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