L’FMI non è convinta della solvibilità di Kiev: niente riforme, niente prestiti

L’FMI non è convinta della solvibilità di Kiev: niente riforme, niente prestiti

12 Novembre 2025 0

Sono cominciati a Kiev i negoziati a porte chiuse fra il governo ucraino e la delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI). La tensione fra le parti, palpabile da mesi, ora si è alzata proporzionalmente alla posta in gioco: un pacchetto da 8 miliardi di dollari. Senza adeguate riforme sulla gestione del bilancio e sulla lotta alla corruzione, è probabile che l’ente neghi il consenso all’ennesimo prestito.

Tempistiche pressanti

Il problema di Kiev è che la questione si sta facendo sempre più urgente. Infatti il Paese ormai confida solo nella generosità degli alleati occidentali e dei donatori internazionali per mantenere in piedi l’apparato statale. E cioè per pagare le pensioni, la sanità e gli impiegati pubblici, oltre naturalmente per sostenere lo sforzo bellico. Zelensky vorrebbe quindi chiudere entro fine anno la partita con l’FMI. A sua volta l’ente, prima di accettare, vorrebbe essere sicuro che l’Unione Europea si accolli il finanziamento dell’Ucraina nel prossimo biennio, magari grazie ai fondi russi congelati. Ma il dibattito in merito è stato spostato a dicembre, dopo che a fine ottobre l’accordo era saltato a causa del diniego del Belgio. Ora il tempo stringe.

Tracollo economico e sociale

La fiducia dell’FMI diminuisce man mano che si degradano le condizioni dell’Ucraina come Paese funzionante. Il conflitto sta avendo ovviamente un impatto devastante sulla società e sull’economia e ultimamente pure sulle infrastrutture energetiche. Con l’inverno alle porte, le interruzioni della corrente e del riscaldamento sono all’ordine del giorno. Quasi il 60% della produzione nazionale di gas è stata cancellata. Ciò implica altri miliardi da farsi prestare per poi spenderli in importazione di combustibile in vista della stagione fredda. Il Modern Diplomacy si chiede se l’Ucraina sia uno Stato sostenibile oppure sia ormai di fatto economicamente deceduto. La rivista fa notare come già prima della guerra fosse tra i più poveri d’Europa e fra i più corrotti del mondo, martoriato da problemi di denatalità e di emigrazione di massa.

Qualche settimana fa il Parlamento ucraino ha comunicato che per ripianare il debito pubblico di oltre 190 miliardi di dollari serviranno forse 40 anni. L’Economist ha stimato le necessità di Kiev per continuare la guerra e per continuare ad esistere nei prossimi quattro anni: 400 miliardi di dollari sotto forma di armi e di finanziamenti. Una cifra colossale, che senza un effettivo e duraturo impegno europeo non si vedrà mai, posto che gli USA non aiuteranno mai più l’Ucraina come ai tempi di Biden.

Misure sgradite

L’FMI è preoccupato dalle misure prese negli ultimi dal governo di Kiev per venire incontro alle necessità della popolazione attiva. Ad esempio ha concesso l’esenzione fiscale a determinate categorie di imprese e ha promesso viaggi gratuiti in treno per determinate tratte. Inoltre sta cercando di liberalizzare il mercato del gas offrendo riduzioni di prezzo ai consumatori. Iniziative del genere potrebbero minare la stabilità macroeconomica, ritenuta fondamentale dall’FMI, il quale vorrebbe preservare anche la sostenibilità esterna del debito sul medio termine. Per questo motivo sta cercando di portare il governo ucraino ad attuare determinate riforme sulla gestione del bilancio al fine di supportare la crescita economica. La sua raccomandazione è anche e soprattutto quella di concentrarsi sulla lotta alla corruzione, sicuramente una nota dolente per Kiev. Inoltre chiede al governo di contrastare il nero, il sommerso, che secondo le stime copre un terzo dell’economia nazionale.

Trattative fallite sugli warrant

La settimana scorsa si era avuto un grave stop su un altro fronte di negoziati finanziari, quello dei cosiddetti “warrant sul PIL”. È la seconda volta in sei mesi che si non riesce a trovare il modo di ristrutturare il debito da 3,2 miliardi di dollari sugli strumenti obbligazionari. A maggio Kiev aveva saltato il pagamento della tranche da 600 milioni. Oggi è stato rifiutato il suo piano di convertire tali warrant in obbligazioni più tradizionali con l’aggiunta di una cedola in contanti qualora il PIL ucraino superi un certo livello nel 2028. La prosecuzione del conflitto infatti rende sempre più improbabile tale prospettiva, dicono gli esperti.

Così Kiev ha offerto agli investitori nuove obbligazioni, pur di ristrutturare il debito con loro. Non è bastato: niente accordo finale, come ammesso dal ministro delle Finanze Serhii Marchenko, che in precedenza aveva definito “spiacevole” l’assenza di progresso nelle trattative. E conclude così: Abbiamo già troppe cose da ricostruire nel nostro Paese. Siamo determinati a far sì che la fiducia degli investitori non sia una di esse.

 

 

Martin King
Martin King

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