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L’eccezione polacca sulle politiche migratorie Ue

Più trascorrono i giorni dall’inizio della crisi migratoria al confine tra Polonia e Bielorussia, più servizi passano sui TG nazionali – mostrando le immagini delle centinaia di migranti abbandonati all’agghiaccio se non respinti con gli idranti al confine -, più diventa difficile non notare uno strano cortocircuito nelle politiche dell’Unione Europea e dell’Occidente in questa vicenda. Un cortocircuito dove la puzza di bruciato ormai infastidisce anche i nasi meno ricettivi agli odori forti e acri.

Il Consiglio Ue proprio in queste ore ha adottato il quinto pacchetto di sanzioni contro Minsk, colpendo questa volta 17 persone e 11 entità e arrivando quindi a interessare – calcolando le precedenti misure – 183 individui e 26 Enti. La decisione riguarda membri di spicco del ramo giudiziario, tra cui la Corte suprema e il Comitato per il controllo dello Stato, nonché organi definiti di propaganda, che contribuirebbero – secondo la ricostruzione europea – alla continua repressione della società civile, dell’opposizione democratica, dei media indipendenti e dei giornalisti. In un comunicato stampa si legge che “La decisione prende di mira anche alti funzionari politici del regime di Lukashenko, nonche’ compagnie (come la Belavia Airlines), tour operator e hotel che hanno contribuito a incitare e organizzare attraversamenti illegali delle frontiere attraverso la. Bielorussia verso l’Ue, e in questo modo hanno partecipato alla strumentalizzazione della migrazione a fini politici“. Sanzioni che vanno a sommarsi a quelli annunciati dalla portavoce della Casa Bianca Jen Psaki e dai Governi di Canada e Regno Unito. Un fuoco di fila, con pochi precedenti, consumato contro il governo Lukashenko sventolando grandi slogan come il mancato rispetto delle norme internazionali, l’attuazione di atti di repressione, muovendo l’accusa di traffico di persone mentre però, proprio dai palazzi di vetro di Bruxelles si stanno applicando sui migranti in questione azioni che contraddicono le più basilari norme di accoglienza di profughi, norme peraltro più volte richiamate per bacchettare l’Italia quando durante il Governo Conte I furono respinte alcuni imbarcazioni di Ong battenti bandiere nazionali ma che puntavano l’Italia per far sbarcare gli esuli recuperati in mare o sulle coste Mediorientali.

L’Arci in una nota stampa ha utilizzato tuoni infuocati per definire le misure proposte dalla Commissione Europea per affrontare la crisi tra Minsk e Varsavia. “Le misure eccezionali proposte dalla Commissione europea in materia di asilo e rimpatrio per gestire la situazione al confine tra Polonia e Bielorussia sono preoccupanti e illegittime. La Commissione propone di fatto, di fronte ad una tragedia umanitaria che riguarda persone in cerca di protezione e accoglienza, di reagire ai respingimenti illegittimi e alle violenze al confine UE-bielorusso con un’ulteriore limitazione del diritto d’asilo e di legittimare la detenzione, l’allungamento dei tempi di accesso alle procedure di asilo e un sistema di rimpatri senza garanzie. Misure emergenziali demagogiche, inutili e pericolose, che mettono in discussione principi fondamentali dello stato di diritto, come la possibilità di chiedere asilo, per difendere le frontiere da persone che non rappresentano in nessun modo un pericolo ma che anzi andrebbero protette perchè ne hanno diritto. Ancora una volta la Commissione, basandosi sull’uso strumentale da parte del regime bielorusso delle persone in cerca di protezione, punta a smantellare il diritto d’asilo sposando la linea dei sovranisti e di chi propone un ‘nuovo muro di Berlino’“.

Ma un’altra notizia dovrebbe far alzare le antenne di chi ancora crede che la denuncia di ‘guerra ibrida’ fatta sulla pelle di povere persone sia ad appannaggio esclusivo di Lukashenko. E’ di due giorni fa la notizia che un gruppo di europarlamentari, in sopralluogo sulla frontiera fra Polonia e Bielorussia, il ground zero della crisi in atto, è stato respinto dalle autorità polacche. A denunciarlo Janina Ochojska, fondatrice di Azione umanitaria polacca (Pah), di cui gli europarlamentari fanno parte, che ha accusato Varsavia di crudeltà per il mancato rispetto dei diritti umani dei migranti. La delegazione sarebbe stata respinta in base al nuovo regolamento del ministro degli interni introdotto due giorni fa, per sopperire alla scadenza dello stato d’emergenza che era in vigore da tre mesi. “Sono sconvolta dalla crudeltà del potere polacco che, nell’ambito del nuovo regolamento, non conforme con la Costituzione e introdotto per altri tre mesi, non ha fatto nessuna concessione per le ong umanitarie, e nemmeno per la Croce rossa, per rendere possibile portare gli aiuti necessari agli immigrati. Sul posto ci sono anche donne e bambini, che rischiano, anche a causa del freddo, di morire nei boschi“, ha affermato sul luogo Ochojska. Anche altri europarlamentari presenti – Rosa Thun, Lukasz Kohut, Katalina Cseh e Fabienne Keller – hanno espresso il proprio sgomento per la mancanza del rispetto dei diritti umani fondamentali, assicurando la disponibilità del Parlamento europeo di risolvere la situazione in modo più umano. Nell’occasione è stata ricordata anche la drammatica testimonianza di Pietro Bartolo, l’ex medico di Lampedusa, ora parlamentare europeo, che due giorni fa ha visitato la stessa zona del confine fra Polonia e Bielorussia. Denuncia coerente a quella apparsa sui media italiani per le quali la Polonia punirebbe l’assistenza ai migranti in stato di necessità, una ricostruzione che è stata respinta sdegnata dall’ambasciata polacca in Italia “Gli ufficiali della guardia di frontiera polacca, polizia o soldati dell’esercito polacco forniscono l’aiuto necessario a chiunque ne abbia bisogno. I servizi polacchi dispongono di squadre di soccorso, le pattuglie sono dotate di viveri e vestiti pesanti e viene fornito aiuto medico ai feriti e ai malati“. Peccato che già due mesi fa Kamyl Syller, un avvocato specializzato in questioni migratorie e ideatore dell’iniziativa Green Light (lungo il confine occidentale verso la Bielorussia,  vengono proiettate piccole luci verdivisibili soprattutto di notte: un messaggio in codice, un invito rivolto ai migranti e richiedenti asilo ad avvicinarsi e chiedere aiuto), spiegasse come chi decideva di aderire all’iniziativa “potrebbe rischiare di essere attenzionato dalle autorità e di subire problemi, per questo dobbiamo muoverci con senso di responsabilità”, la legge polacca infatti punisce con multe e persino il carcere chi aiuta i profughi. Insomma pare propri esistere una eccezione polacca per la gestione dei migranti. Pugno di ferro, respingimenti inumani, sanzioni kafkiane avallate dall’UE proprio al confine con l’unico Paese del centro Europa rimasto nell’orbita russa.

Sorgono spontanee alcune domande che dovrebbero stimolare l’opinione pubblica al riguardo dell’utilizzo politico di questi migranti anche da parte dell’Occidente, in particolare da parte di Bruxelles per conto dell’amministrazione Biden. Perchè l’Italia non può adottare politiche di respingimento coattivo a rischio di essere messa sotto sanzione UE? E perchè quando la Turchia del gran sultano Erdogan sospinge i migranti verso la Grecia nessuno si alza nel Parlamento Ue parlando di guerra ibrida e chiedendo l’applicazioni di sanzioni? Perchè il Partito Socialista Europeo non si oppone con la forza della sua rappresentanza parlamentare, alla costruzione di muri lunghi i confini tra Bielorussia e Polonia e Ucraina? Domande scottanti che non solo non troveranno mai risposta ma che purtroppo non verranno neppure mai poste in un briefing ufficiale. E’ molto più facile sparare sul nemico alle porte attribuendo spesso a lui i propri difetti. Il trentacinquesimo viaggio apostolico di Papa Francesco non è stato programmato per caso toccare oggi Cipro e dopodomani la Grecia: “costituisce un’opportunità di avvicinare l’umanità ferita nella carne di tanti migranti in cerca di speranza”. Non sfugge al Pontefice l’utilizzo da parte degli Stati dei migranti, non solo da parte della Bielorussia ma di tutti gli Stati. E infatti nel 70° Anniversario dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni ha tuonato “è deplorevole il fatto che i migranti vengano utilizzati sempre più come moneta di scambio, come pedoni di una scacchiera, vittime di rivalità politiche. Come tutti sappiamo, la decisione di emigrare, di abbandonare la terra natale o il territorio di origine è senza dubbio una delle più difficili della vita. Come si possono sfruttare la sofferenza e la disperazione per avanzare o difendere agende politiche? Come possono prevalere le considerazioni politiche quando a essere in gioco è la dignità della persona umana? La mancanza basilare di rispetto umano alle frontiere nazionali ci sminuisce tutti nella nostra “umanità”. Al di là degli aspetti politici e giuridici delle situazioni irregolari, non dobbiamo mai perdere di vista il volto umano della migrazione e il fatto che, al di sopra delle divisioni geografiche delle frontiere, facciamo parte di un’unica famiglia umana“.

A nessuno importa dei volti di questi migranti. Lo si evince nella asciutta risposta diffusa per mezzo stampa dall’Ambasciata polacca in Italia circa la morte di un bambinone boschi polacchi al confine bielorusso “Per quanto riguarda le informazioni sulla morte di un bambino di un anno diffuse dai media- si legge ancora- vorremmo sottolineare che i servizi polacchi non hanno ancora ricevuto la relazione sulla morte del bambino di un migrante. Le informazioni fornite su questo argomento erano imprecise e, pochi giorni dopo l’annuncio della drammatica notizia, si è scoperto che questa tragedia potrebbe essere accaduta un mese prima in Bielorussia“. Un ping pong di accuse che non ha nulla di “occidentale” bensì solo il sapore della propaganda ad uso e consumo di scopi d’influenza geopolitica che hanno ben poco a che vedere con la democrazia.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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