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La svolta democratica della Tunisia, ecco perché Kais Saïed ha sciolto il Parlamento

Otto mesi dopo aver assunto i poteri esecutivi e legislativi per far fronte alla grave crisi politica, sociale e pandemica in cui il Paese stava precipitando, il presidente tunisino Kaïs Saïed ha deciso di sciogliere l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (ARP), la cui attività era stata congelata lo scorso 25 luglio 2021. Contro ogni previsione, la sospensione è stata sfidata dai parlamentari, su iniziativa di Ennahda ed altri partiti, che hanno tenuto una plenaria online trasmessa dal canale qatariota Al-Jazeera, il 30 marzo, e ha votato con 115 voti su 217 per revocare le misure eccezionali introdotte dal decreto presidenziale.

Dopo aver convocato il Consiglio di sicurezza nazionale, Saïed ha denunciato, la sera del 30 marzo 2022, un colpo di stato e ha dichiarato di voler proteggere “il popolo dalle azioni di persone guidate dall’ideologia di una setta,” riferendosi alla Fratellanza Musulmana, rappresentata localmente dai partiti Ennahdha ed Al-Karama. Il presidente della Repubblica ha motivato la sua decisione con la necessità di “preservare lo Stato e le sue istituzioni,” facendo riferimento all’articolo 72 della Costituzione. Esso prevede che “il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato, simbolo della sua unità, ne garantisce l’indipendenza e la continuità, e assicura il rispetto della Costituzione”. Dal 25 luglio, la maggioranza dei Tunisini ha chiesto a Kaïs Saïed di porre fine all’ARP, ma Saïed si era finora opposto a questa misura, dicendo di agire in conformità con la Costituzione. E’ opportuno ricordare che lo scorso dicembre, il presidente tunisino – dopo la nomina di un nuovo Governo – ha annunciato una road map per ripristinare la democrazia nella giovane Repubblica nordafricana. Questa prevede elezioni legislative il 17 dicembre 2022 ed un referendum sulla nuova Costituzione il 25 luglio.

Sebbene la legge preveda che l’Assemblea sciolta rimanga operativa fino a quando non saranno organizzate nuove elezioni entro 90 giorni, il presidente applicando lo stato di emergenza ha ribadito che non intende andare al voto anticipato senza esser passati prima attraverso il referendum. Ha voluto essere rassicurante, ricordando che ci sono istituzioni e uno Stato che lavora, rispondendo a chi crede che la Tunisia sia entrata in una zona di illegalità e che Kaïs Saïed ora abbia libero sfogo per governare da solo. In serata, si vociferava che fossero stati ordinati diversi arresti di deputati, ma non è successo nulla, nonostante il presidente avesse incaricato il ministro della Giustizia, Leila Jaffel, di perseguire i parlamentari accusati di associazione a delinquere contro la sicurezza interna ed esterna dello Stato. Rashid Ghannouchi, capo del partito Ennahdha e del Parlamento disciolto, è stato ascoltato ieri pomeriggio nel quartier generale della brigata antiterrorismo. L’anziano capo degli islamisti, dopo l’udienza, ha lasciato i locali dell’agenzia di sicurezza libero, e dovrà presentarsi davanti al tribunale di primo grado di Tunisi, martedì prossimo. La maggioranza dei Tunisini individua Ghannouchi e i suoi fedelissimi nel Consiglio della Shura, come i responsabili per la profonda crisi in cui è precipitato il Paese nordafricano dal 2011. Chiede di fare chiarezza sull’apparato segreto del partito, il coinvolgimento in uccisioni, attentati e il finanziamento di gruppi jihadisti sul territorio tunisino e all’estero.

Ora la volontà tunisina dovrà fare però fare i conti con la comunità internazionale. “Un rapido ritorno alla governance costituzionale, compreso un parlamento eletto, è essenziale per la governance democratica e garantirà un sostegno diffuso e sostenuto per le riforme necessarie per aiutare la ripresa dell’economia tunisina”. Ha dichiarato Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato americano. Intanto, venerdì 1° aprile, Saïed ha ricevuto al Palazzo di Cartagine, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, Brahim Bouderbala. Nel corso di tale incontro, il Presidente della Repubblica ha sottolineato l’importanza di recepire i risultati della consultazione elettronica condotta nei giorni scorsi nell’ottica di costruire un dialogo secondo un approccio nazionale sui temi di attualità con la partecipazione attiva del settore giudiziario, al fine di realizzare le aspirazioni e le speranze del popolo tunisino. Saïed ha anche ricevuto una delegazione dell’ufficio esecutivo dell’UGTT presieduta dal segretario generale del centro sindacale Noureddine Taboubi. Il Capo dello Stato ha affermato, al riguardo, che il dialogo nazionale si baserà sui risultati delle consultazioni, assicurando che l’incontro in questione dimostri ulteriormente che le soluzioni proposte non possono essere adottate da una sola parte. “Il dialogo non sarà organizzato con chi ha rubato i soldi del popolo o chi ha voluto compiere un colpo di stato”, ha aggiunto. Saïed ha espresso nuovamente il suo attaccamento a diversi principi come il ruolo socio-economico dello Stato chiedendo la lotta alle reti di corruzione nel Paese che ha ridotto alla povertà più estrema intere fasce di popolazione e costretto i giovani ad emigrare in Europa alla ricerca di una vita migliore.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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