Kallas sempre più al centro delle critiche degli Stati membri
Stanno emergendo le tensioni latenti fra le istituzioni UE e i governi degli Stati membri e fra i vertici delle istituzioni stesse. Soprattutto in ambito di politica estera si concentrano la delusione e l’insoddisfazione verso Bruxelles. La causa del malumore pare sia l’Alto rappresentante Kaja Kallas. Parigi l’ha attaccata con un documento semisegreto. E nel frattempo la von der Leyen si sfrega le mani…
Il documento francese e le tre opzioni di riforma
Del documento francese hanno riferito per primi la Reuters e il Financial Times. Si tratta di un testo informale – non approvato ufficialmente dal Ministero degli Esteri di Parigi – in cui vengono delineate tre opzioni per riformare il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che è il braccio diplomatico dell’Unione, guidato dall’Alto rappresentante. Tale dossier sarebbe l’esito di una lunga serie di critiche espresse dietro le quinte da diversi governi e da funzionari della UE nei confronti del SEAE e della stessa Kallas, scrive Politico. Due delle opzioni previste vanno a indebolirne il ruolo, o mettendolo interamente sotto l’autorità della Commissione oppure dando maggiore potere di azione diplomatica al Consiglio e dunque agli Stati membri. L’ultima alternativa va invece nel senso di estendere le competenze dell’Alto rappresentante ad ambiti formalmente esterni alla politica estera, ma con notevoli implicazioni geopolitiche come commercio e sviluppo economico.
L’email al personale della SEEA
Venuta a sapere di questo dossier, la Kallas ha cercato di fare buon viso a cattivo gioco. Si è detta aperta al dibattito sulle funzioni della sua agenzia, ma ha precisato che sono i Trattati UE a definire le caratteristiche del suo ruolo. Quindi per il momento “il quadro resta immutato” e prima di pensare a indebolire l’Alto rappresentante si dovranno riformare profondamente i Trattati. E questa non è un’eventualità all’ordine del giorno. Inoltre ha inviato una e-mail a tutto il personale del SEAE, composto da ben 5mila persone, in cui evidenzia il grande “valore aggiunto” che il loro organismo offre all’Europa, specialmente in un periodo di guerra come quello odierno.
Le critiche dei diplomatici alla Kallas
I diplomatici che hanno accettato di parlare della questione in condizione di anonimità hanno preso le distanze dal documento francese, ma rivelano le carenze della Kallas come rappresentante dell’Unione Europea nel mondo. Troppe volte infatti ha usato un linguaggio eccessivo e ha portato avanti opinioni personali che si situano ben oltre le posizioni di consenso dei Paesi membri. Il riferimento è alle dichiarazioni riguardo la Cina, ai suoi rapporti non buoni con Washington e troppo morbidi verso Kiev.
Poi il suo atteggiamento quasi russofobo, forse a causa delle sue origini estoni, che impedisce di ricostruire il dialogo con Mosca. “Non è molto abile nel costruire alleanze in seno al Consiglio”, dice un alto diplomatico. E in effetti diversi Stati membri, in particolare dell’Europa centrale e meridionale, non condividono la sua linea dura contro la Russia. Così, mentre lei insiste nel non negoziare direttamente col Cremlino, perde completamente l’appoggio della Francia e della Germania, che invece tentano di aprire un canale percorribile per impostare le trattative.
Una struttura instabile
Il punto dolente non è solamente costituito dalla Kallas come personaggio politico, ma anche dalla struttura traballante sulla quale siede. Il SEAE, che dovrebbe essere una sorta di Ministero degli Esteri della UE, sta in realtà quasi a metà strada fra Consiglio e Commissione e ha una natura ibrida, burocratica e priva di autonomia politica. In altre parole l’Alto rappresentante deve dirigere un organo di politica estera senza averne l’effettivo controllo, ma seguendo teoricamente la linea dettata da altri. Infatti serve l’unanimità di voto dei Paesi membri per determinare la politica estera della UE.
L’idea di una sua riforma ha iniziato a circolare in modo concreto ora che il SEAE è rimasto senza vertici. La sua direttrice Belén Martínez Carbonell ha infatti dato le dimissioni e la ricerca del suo successore è il terreno di scontro ideale per ridefinire gli equilibri di potere fra la Commissione e dell’Alto rappresentante, ovvero fra la von der Leyen e la Kallas. Se assumesse la carica qualcuno vicino alla Commissione, allora tale istituzione potrebbe rafforzare il suo controllo sulla politica estera, mentre se vincesse un nome espresso dall’Alto rappresentante, quest’ultimo riacquisterebbe potere nel suo ambito principale. Potrebbe tuttavia emergere un candidato di compromesso, che rimanderebbe la discussione sulle riforme all’autunno, come peraltro suggerito dalla stessa Kallas.
Lotta sotterranea fra donne di potere
Come ipotizzato da alcuni diplomatici, il testo rilasciato da Parigi riflette la lotta intestina fra le istituzioni e il tiro alla fune nel quale sono impegnate le due donne al potere. La Commissione della von der Leyen ha infatti preso iniziative in politica estera sovrapponendosi di fatto al ruolo dell’Alto rappresentante, che a sua volta si è espressa spesso con modi e tempi non condivisi né concordati dagli Stati membri. E se talvolta l’intraprendenza della Commissione si è ritorta proprio contro la von der Leyen, c’è da dire che spesso sono stati i governi europei a permetterle di allargarsi nel campo della Kallas. Purtroppo per l’ex premier dell’Estonia, al SEAE viene chiesto di fare sempre di più senza avere una delega politica sufficientemente forte e con la Commissione che le fa concorrenza quando impone sanzioni e prova a dettare l’agenda geopolitica.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


