Dimissioni ai vertici della diplomazia UE: scontro sotterraneo fra Kallas e von der Leyen
Il capo del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) ha annunciato le sue dimissioni anzitempo e ha lasciato a Bruxelles una perniciosa gatta da pelare. La designazione del successore della spagnola Belén Martínez Carbonell è infatti ostacolata dalla rivalità fra le istituzioni comunitarie su chi abbia la facoltà di stabilire la politica estera della UE. Emerge così la contesa sotterranea fra la Commissione della von der Leyen e l’organismi diplomatico che fa capo alla Kallas.
Il problema del SEAE
L’importanza del SEAE, nome che il mainstream non cita spesso nelle sue cronache, risiede nell’essere di fatto il “Ministero degli Esteri” della UE, perché gestisce la diplomazia e la politica estera di Bruxelles. Risponde all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione, cioè la Kallas. Tuttavia la sua natura è ibrida, burocratica e priva di autonomia politica, ponendosi quasi a metà strada fra Consiglio e Commissione e costituendo l’oggetto perfetto per il contrasto fra le due istituzioni.
Peraltro, le circostanze sono le peggiori immaginabili per una lotta di potere: i conflitti nel Golfo Persico e in Ucraina, le sanzioni economiche contro la Russia e contro altri Paesi, le tensioni con gli Stati Uniti sulla Groenlandia, la minaccia cinese sull’economia e sulle relazioni interne. Su uno sfondo del genere, al SEAE viene chiesto sempre di più senza averne le strutture e soprattutto senza una delega politica sufficientemente forte. E con la Commissione che le fa concorrenza, imponendo sanzioni e cercando di dettare l’agenda geopolitica dell’Unione.
Qualche problema c’era anche prima
Il Servizio soffriva di qualche problema già prima che la Carbonell annunciasse l’intenzione di lasciare. Aveva assunto la carica a capo del SEAE a febbraio 2025, nominata dalla Kallas. Nel corso della sua direzione era avvenuto lo spiacevole episodio dell’arresto da parte della polizia belga del suo predecessore Stefano Sannino, coinvolto in un’inchiesta per corruzione e frode nell’ambito di contratti pubblici, conflitto d’interessi e violazione del segreto professionale. L’ipotesi è che avesse favorito determinati candidati per l’assegnazione di ruoli di alto livello. Nel medesimo blitz era stata arrestata anche Federica Mogherini, ex Alta rappresentante per gli affari esteri e rettrice del Collegio d’Europa di Bruges, accusata di uso improprio di fondi per la formazione dei diplomatici europei.
L’importanza della successione
La Carbonell è ancora formalmente in carica: il suo posto al momento non è vacante. Ma la ricerca del successore giusto è già cominciata. Anzi sta infuriando, poiché da essa dipenderanno gli equilibri sotterranei nei rapporti di potere fra Kallas e von der Leyen. Cioè su chi detterà la linea della politica estera in tempi “interessanti” come questi: sarà un candidato espresso dalla Commissione, che consoliderà quindi la presa su tale aspetto della UE oppure un soggetto vicino alla Kallas, che le ridarebbe maggior controllo su quello che dovrebbe essere il suo ambito precipuo?
Oppure sarà un nome di compromesso, che lascerebbe persistere le rivalità e le ambiguità mai chiarite sui confini decisionali dei due enti? È una lotta “esistenziale”, afferma un funzionario europeo, secondo cui o si risolve la questione delle funzioni del Servizio diplomatico o si rischia di comprometterlo. Un altro diplomatico sottolinea poi la crescente distanza fra il SEAE e gli Stati membri, un vero e proprio allontanamento che rende impossibile il consenso o almeno il lavoro in sintonia coi governi nazionali.
I papabili
Il candidato naturale alla successione dovrebbe essere l’attuale vice segretario del SEAE, il francese Charles Fries. Tuttavia la sua nazionalità è sgradita a coloro che temono un’eccessiva influenza di Parigi negli affari comunitari. Sono papabili anche il vice direttore del servizio ambientale della Commissione Patrick Child e il direttore generale della supervisione sui partenariati internazionali Koen Doens. Vi sarebbe inoltre Simon Mordue, che in passato è stato alto consigliere diplomatico per l’ex presidente del Consiglio europeo Charles Michel, oltre che vice segretario proprio del SEAE. Mordue però è passato a lavorare per la Commissione in qualità di aiuto diplomatico della von der Leyen, dunque è troppo esposto a favore di una certa parte.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor
