Israele riconosce per primo il Somaliland: critiche e accuse da vari Paesi del mondo

Israele riconosce per primo il Somaliland: critiche e accuse da vari Paesi del mondo

1 Gennaio 2026 0

La settimana scorsa Israele ha formalmente riconosciuto come Stato indipendente e sovrano il Somaliland. La reazione di numerosi Paesi e organizzazioni internazionali è stata immediata e negativa.

Nello spirito degli Accordi di Abramo

Il premier ebraico Benjamin Netanyahu ha espresso le congratulazioni al presidente della Repubblica del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi e lo ha invitato a venirlo a trovare. Ha poi comunicato l’intenzione di instaurare subito la cooperazione fra i rispettivi Paesi in settori come la sanità, la tecnologia, l’agricoltura e in generale l’economia. Secondo lui, la dichiarazione di indipendenza del Paese è ispirata agli Accordi di Abramo stipulati nel 2020, che Trump nel suo primo mandato aveva promosso per formalizzare i rapporti diplomatici di Israele con gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e altri Paesi che si sarebbero aggiunti in seguito. Abdullahi ha infatti annunciato che il Somaliland aderirà al trattato, da lui definito come un passo avanti verso la pace regionale e globale. Il ministro degli Esteri del Somaliland Mohamed Hassan ha dichiarato al media israeliano i24 di attendere il riconoscimento formale da parte di altri Paesi, senza però specificare quali.

Importanza strategica del Somaliland

Da quando in Somalia è scoppiata la guerra civile nel 1991, il Somaliland ha goduto di autonomia e di relativa stabilità, coniando la propria moneta e avendo una propria forza militare. Tuttavia non ha mai ottenuto il riconoscimento internazionale della sua sovranità statale, rimasta nella mani di Mogadiscio. La sua posizione geografica ha forti connotazioni strategiche: situata nel Corno d’Africa, è vicina a Gibuti, dove si trovano basi militari di USA, Cina, Francia e altre ancora. Inoltre si affaccia sul golfo di Aden, che d’altra parte ha lo Yemen, in cui spadroneggiano i gruppi ribelli di huthi che oggi affermano quanto segue: qualsiasi presenza israeliana nel Somaliland sarà considerata come obiettivo militare.

Destinazione per i palestinesi deportati?

Nel corso del 2025 rappresentanti del governo israeliano e di quello statunitense hanno rivelato alla stampa che Gerusalemme ha parlato col Somaliland della possibilità che quest’ultimo riceva l’afflusso dei palestinesi di Gaza. Questo era uno dei punti del piano che Trump aveva a suo tempo stilato per ricollocare i gazawi e che poi ha abbandonato. L’ambasciatore della Lega Araba presso le Nazioni Unite Maged Abdelfattah Abdelaziz ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che la sua organizzazione rifiuta qualunque misura che derivi dall’illegale riconoscimento del Somaliland, compreso l’agevolare il trasferimento forzato dei palestinesi o approfittare dei porti della Somalia settentrionale per stabilirvi basi militari. A sua volta, anche l’ambasciatore del Pakistan presso l’ONU Muhammad Usman Iqbal Jadoon ha definito la mossa di Israele illegale e fonte di problemi alla luce di quanto aveva accennato sul Somaliland come destinazione per la deportazione dei gazawi.

Le altre condanne all’ONU

Alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU anche altri ambasciatori hanno espresso condanna per il riconoscimento unilaterale di Israele nei confronti del Somaliland. Il rappresentante britannico James Kariuki ha ribadito il supporto di Londra all’integrità territoriale della Somalia. Fa eco l’Unione Africana, che riafferma il suo “impegno incrollabile” verso la sovranità di Mogadiscio e ammonisce sul rischio che la mossa di Israele possa minare la pace e la stabilità del continente. Idem per il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, che avverte sui pericoli del riconoscimento di regioni separatiste e dà pieno supporto all’unità della Somalia.

Naturalmente si è fatto sentire pure l’esponente di Mogadiscio all’ONU Abukar Osman, che ha chiesto alle Nazioni Unite di rigettare quanto fatto da Israele. Il suo governo lo considera infatti come un “attacco deliberato” alla sovranità del Paese. Il vice rappresentato israeliano all’ONU Jonathan Miller ha difeso la scelta del suo governo dicendo che non voleva essere “un passo ostile contro la Somalia” e che “non preclude il futuro dialogo fra le parti”. E conclude: Il riconoscimento non è un atto di sfida. È un’opportunità.

Gli USA unici a difendere Israele

L’unico membro del Consiglio di Sicurezza a non condannare Israele sono stati gli USA. Per la vice ambasciatrice all’ONU Tammy Bruce, Israele ha diritto di condurre relazioni diplomatiche così come ogni altro Stato sovrano. Inoltre accusa gli altri membri di applicare doppi standard, perché proprio nell’anno appena passato alcuni Paesi hanno unilateralmente riconosciuto lo Stato palestinese, che non esiste, eppure non è stata convocata alcuna riunione di emergenza del Consiglio. Tuttavia precisa che la politica di Washington in merito non è mutata: Trump è contrario al riconoscimento del Somaliland e sostiene l’integrità territoriale della Somalia.

 

 

 

Redazione Strumenti Politici
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